«Un’esperienza devastante»: il drammatico racconto della rapina di Appiano Gentile

Parla la famiglia rapinata in casa e tenuta in ostaggio da tre banditi che hanno fatto irruzione in una villetta in via Graffignana

Appiano Gentile

«Un’esperienza devastante, che non auguro a nessuno». Parole che trasmettono la drammaticità dei momenti vissuti martedì dalla famiglia rapinata in casa e tenuta in ostaggio da tre banditi che hanno fatto irruzione in una villetta in via Graffignana ad Appiano Gentile.

A distanza di tre giorni dalla rapina, che ha lasciato il segno, la paura è ancora tanta. Palpabile nelle vittime la diffidenza anche ad aprire il cancello e comprensibilmente la poca voglia di ricordare e raccontare quei momenti di terrore vissuti in balia di tre rapinatori travisati con cappuccio e scaldacollo, che si sono mossi con dimestichezza e freddezza con l’obiettivo di mettere le mani sul contenuto della cassaforte, sradicata dal pavimento e prelevata con tutto il contenuto. Blitz scattato alle 7.30, ma iniziato intorno alle 6.40 quando i rapinatori erano già arrivati sul posto.

«Hanno atteso, nascosti in giardino, che mia moglie uscisse con l’auto perché si disattiva l’allarme – racconta il capofamiglia – Dopo mezz’ora che lei se n’era andata, sono entrati in azione. Si sono introdotti all’interno forzando una porta finestra sul retro». Da quel momento per il capofamiglia, 65 anni, il figlio di 25 anni e la suocera di 88 è iniziato un incubo durato circa fino alle 9. «Stavo scendendo le scale dal primo piano al piano terra perché avevo sentito dei rumori, ma pensavo che fosse mia suocera – racconta il capofamiglia – Invece mi sono trovato davanti un uomo, non molto alto, ed ero quasi tentato di provare ad allontanarlo. Ho chiamato mio figlio in aiuto, ma mi sono accorto che dietro al primo rapinatore ce n’erano altri due, uno con un coltello e l’altro con un cacciavite. Avevano un accento dell’Europa dell’est. In casa sono entrati in tre, ma forse all’esterno c’erano dei complici. Ci hanno bloccato, hanno portato in bagno e legati».

Hanno legato la suocera con una sciarpa, il capofamiglia e suo figlio con fili elettrici. Mentre due controllavano a vista i sequestrati intimando loro di stare zitti e tenere la testa abbassata, un terzo ha girato per casa alla ricerca della cassaforte. «Ci hanno chiesto dove fosse e minacciato di prendere a botte mio figlio se non gli avessimo indicato il luogo dove si trovasse – prosegue il capofamiglia – C’è stato un momento di crisi perché non sapevo la combinazione della cassaforte. Non potendola aprire sul posto, l’hanno sradicata, presa di peso e portata via». L’hanno caricata sulla Golf grigia del figlio e si sono dati alla fuga. Per prendere tempo, si erano premurati di nascondere i cellulari dei residenti affinché non potessero subito avvisare le forze dell’ordine. Una volta liberati, i sequestrati sono corsi fuori a chiedere aiuto. Momenti di grande tensione. «In quei frangenti si pensa di tutto e di più – aggiunge – Essendo presenti mia suocera anziana e mia figlio, abbiamo cercato di non reagire per evitare che alzassero le mani contro di noi e siamo rimasti in attesa che se ne andassero il prima possibile. Siamo stati ancora fortunati che non ci hanno fatto del male, pur avendoci minacciato verbalmente e con un cacciavite e un coltello che hanno tirato fuori da uno zainetto, poi abbiamo scoperto fosse un coltello della cucina». Dopo la rapina, un timore strisciante. «Col tempo ci riprenderemo, ma adesso siamo in allarme costante, abbiamo paura. Ti violentano mentalmente. Al di là del furto, è la violenza psicologica che dà fastidio, la sensazione di impotenza. Non è facile».

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