Due secoli fa la rivoluzione dei trasporti tra il Lario e lo Spluga
Nel 1826 terminò le corse il Corriere di Lindau, che per circa 500 anni aveva collegato la Germania a Milano, e cominciò il servizio di navigazione dei battelli. Poi vennero ferrovie, funicolari e tram. Una mostra a Tremezzina racconta i “viaggi d’autore” sul Lago di Como
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Cosa significasse viaggiare prima della rivoluzione dei trasporti cominciata con il vapore, lo mostra con molta efficacia un quadro di William Turner: “Passaggio del Moncenisio: bufera di neve”. Il dipinto si basa su un’esperienza vissuta in prima persona dal pittore: il 15 gennaio del 1820 la carrozza su cui viaggiava addirittura si ribaltò, mentre il “pittore della luce” faceva ritorno a Londra dal suo primo viaggio in Italia, che cinque mesi prima era cominciato con un acquerello dipinto sul lago di Como: la celebre veduta di Bellagio dal molo di Menaggio, che fino al 27 settembre si può ammirare proprio nel capoluogo lariano nell’ambito della mostra “Turner: l’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano”.
Collegata all’esposizione turneriana, voluta dal Comune di Como e organizzata con la Tate di Londra, è “Viaggi d’autore sul Lago di Como. Protagonisti, trasporti e paesaggi dal Grand Tour alla Belle Époque” in corso al Museo del Paesaggio di Tremezzina fino al 1° novembre (si può visitare dal giovedì alla domenica). Questa mostra prende spunto proprio dal grande cambiamento che intercorse nel modo di viaggiare duecento anni fa esatti, con il “pensionamento” del Corriere di Lindau e il contestuale avvio del servizio regolare di navigazione sul Lario. La visione del centinaio di opere esposte, tra stampe, acquerelli, manifesti, fotografie e fotocromie pionieristiche, modellini, libri di viaggio e oggetti, rappresenta un approfondimento conoscitivo e sensoriale importante di quanto leggerete in questo articolo. Naturalmente va detto che il consiglio è di parte, essendo chi scrive il curatore della mostra, promossa dal Comune di Tremezzina con la collaborazione dell’associazione Sentiero dei Sogni.
Il Corriere di Lindau
Il Corriere di Lindau, o «di Lindò», come lo chiamavano a Milano, evoca esperienze eroiche di trasporto analoghe a quella dipinta da Turner sul Moncenisio. Il servizio che collegava la cittadina tedesca di Lindau con il capoluogo lombardo (325 km di tratta) entrò in funzione nel 1322 e rimase attivo fino al 1826. Fu il primo a utilizzare il passo dello Spluga come porta d’accesso prediletta all’Italia per chi proveniva dal Centro e Nord Europa e contribuì in modo sostanziale a inserire il lago di Como nel circuito del Grand Tour. Assieme alla corrispondenza e ai mercanti portò personaggi del calibro di Erasmo da Rotterdam (nel 1508) e Goethe (nel 1788).
Strettamente collegato al Corriere di Lindau è il servizio della “barca corriera”. Si trattava di un’imbarcazione privata utilizzata dalla metà del Settecento per portare da Riva di Chiavenna, sul lago di Mezzola, a Como merci e viaggiatori, con capienza limitata, che rende bene l’idea dell’escusività di questi viaggi: in media quindici persone e una trentina di colli di merci. La barca corriera effettuava una corsa settimanale, il mercoledì, da Como a Riva di Chiavenna, con ritorno al sabato. Ma tra venti sfavorevoli e barcaioli che si concedevano soste troppo frequenti alle osterie, negli anni Venti dell’Ottocento fu progressivamente sostituita dai primi battelli a vapore.
Il 16 agosto 1826, giorno in cui il piroscafo “Lario” cominciò a percorrere la linea Como-Domaso, ha segnato l’inizio del servizio regolare di navigazione, ma ha anche accelerato la fine del Corriere di Lindau, rendendolo obsoleto con la complicità delle nuove strade carrozzabili.
Quando Turner è stato a Como la prima volta nel 1819, viaggiò con carrozze e barche, anche se di sicuro non passò dallo Spluga e non possiamo dire con certezza se abbia usato la “barca corriera”, ovvero se si sia avvalso almeno in parte del servizio offerto dal Corriere di Lindau. Il grande artista inglese, anticipatore dell’impressionismo, avrebbe invece percorso la strada dello Spluga e la Viamala per tornare verso la madrepatria al termine del suo ultimo viaggio in Italia, quello del 1843. In quell’occasione si imbarcò sul piroscafo “Veloce” è fu visto dal connazionale William Lake Price, fotografo e pittore , eseguire oltre venti schizzi a matita in un’ora e mezza di viaggio. Un’esperienza rimasta impressa nella memoria di Price, che molti anni dopo, nel 1860, scrivendo su una rivista di fotografia, consigliò ai giovani di approcciare i paesaggi con la stessa divorante passione che quel giorno aveva ammirato riversarsi sul taccuino di Turner.
I primi alberghi
Contestuale allo sviluppo dei trasporti fu quello del sistema dell’accoglienza, caratterizzato tra Sette e Ottocento dalla nascita dei primi alberghi moderni ( locande erano già presenti a Como e sul lago dai tempio dei romani).
Nella “Piccola guida per il viaggio in Italia” (1828), il grande scrittore francese Stendhal scriveva: «Lago di Como: per 6 lire si ha un buon posto e in 7 ore si è trasportati da Milano a Como. Andare ad alloggiare da quel briccone di albergatore dell’Angelo, poiché e sul lago e sul porto». L’albergo dell’Angelo è stato uno dei primi punti di riferimento per i turisti internazionali nella città lariana. Nel 1819 vi ha soggiornato lo stesso Turner e dalla finestra della sua stanza ha disegnato per la prima volta il vecchio porto di Como, che diventerà un soggetto ricorrente nei suoi taccuini di viaggio. La vigilia di Natale del 1837, in una camera dello stesso albergo nasce Cosima Liszt, figlia del compositore Franz e della scrittrice Marie d’Agoult, come ricorda una targa apposta sull’edificio. Nel 1840 anche Mary Shelley cita l’Albergo dell’Angelo nel suo diario di viaggio sul lago di Como. Oggi, però, l’edificio si affaccia su piazza Cavour, frutto del riempimento del vecchio porto avvenuto tra il 1859 e il 1870. Ma, dopo essere stato per decenni una banca, ora è in corso una ristrutturazione per riconvertirlo a un uso ricettivo/abitativo.
Altri alberghi pionieristici sorsero in Centro Lago. Nel 1788 apre il Genazzini Metropole a Bellagio, che nel 1867 ospiterà Mark Twain, e all’inizio del XIX secolo una vecchia osteria di Cadenabbia viene trasformata nel grand hotel che sarà la residenza principale dell’autrice di “Frankenstein” nei due mesi trascorsi sulle rive lariane nel 1840. Anche ville private vengono affittate ai viaggiatori e altre dai primi anni dell’Ottocento aprono loro le porte per visite a parchi e collezioni d’arte, come Villa Sommariva, oggi Carlotta, a Tremezzo e Villa Melzi a Bellagio.
Le ferrovie
Un paio di decenni dopo i battelli, cominciano a correre anche i primi treni a vapore. Il loro utilizzo da parte dei turisti diventa importante negli anni Settanta dell’Ottocento.
Nel luglio del 1875 è stata inaugurata la stazione di Como San Giovanni e un anno dopo, a settembre del 1876, divenne uno scalo internazionale, grazie all’apertura del collegamento con Chiasso, in Svizzera. Una conquista seguita all’Unità d’Italia, perché in precedenza il capolinea della Milano-Monza-Como era stato fissato dagli austriaci a Camerlata, non volendo favorire la circolazione di uomini e idee oltre confine. Peraltro, fu il generale Radetzky a “inaugurare” la linea, il cui primo promotore era stato Zanino Volta, figlio dell’inventore della pila, utilizzandola per fuggire dopo la sconfitta nelle Cinque Giornate del marzo 1848.
Nel 1867 un viaggiatore d’eccenzione, Mark Twain, raggiunse Como in treno da Milano: «Lo scenario più immediato all’esterno del vagone consisteva in campi e fattorie [...]. Passammo attraverso numerose pittoresche e ripide colline coperte di boschi, con dirupi che si gettavano in avanti qua e là e con abitazioni e castelli in rovina arroccati verso le nuvole fluttuanti». Ma la descrizione più entusiastica dell’approdo dalla Svizzera a Como attraverso la strada ferrata ce l’ha lasciata il Premio Nobel per la letteratura del 1946, Hermann Hesse. Così scrive nella sua “Passeggiata sul lago di Como” datata 1913: «Ero sceso dal treno a Como, perché questo mi pare l’ingresso più bello sul suolo italiano per chi viene dal Gottardo. Si è ancora prossimi ai monti e nondimeno il desiderio già presagisce la pianura e una vasta, silente fertilità. La cittadina di Como ha inoltre una buona impronta di Italia settentrionale: pulita e agiata, cordiale e ospitale».
Kafka a Menaggio
Un altro collegamento ferroviario di rilievo internazionale è stato aperto nel 1884, tra Menaggio, sul Lago di Como, e Porlezza, sulla sponda comasca del Lago di Lugano. La tratta era lunga 12 chilometri, aggirava il piccolo Lago di Piano poco dopo la metà del percorso, superava un dislivello di 179 metri e il viaggio durava 50 minuti. Dai capolinea, il servizio di battelli garantiva poi la possibilità di raggiungere tutte le principali mete dei due bacini lacustri. Le corse furono sospese nel 1939 e la linea definitivamente soppressa nel 1966. Oggi è stata riconvertita in un percorso ciclo-pedonale.
Il passeggero più illustre è stato lo scrittore Franz Kafka, che ne fa menzione nel suo diario sotto la data di venerdì 1° settembre 1911: «Italiani sul treno Porlezza-Menaggio. Ogni parola italiana che ci viene rivolta penetra nell’ampio spazio della nostra ignoranza. Che la si capisca o meno, poi ci tiene occupati a lungo. [...] - Scherzo del treno, che prima di Menaggio dà uno strattone all’indietro: piacevole argomento di conversazione». Il compagno di viaggio di Kafka, l’amico e suo futuro biografo Max Brod, annota anche dettagli del tracciato ferroviario che passa «sotto delle arcate» e in un «tunnel», lungo 110 metri. Quest’ultimo è ancora percorribile in località Croce.
La Belle Époque porta altre novità, sia estetiche sia tcnologiche, che influiscono sullo sviluppo di nuovi mezzi di trasporto. In primis le funicolari, legate in particolare all’affermazione delle località turistiche montane. Nel 1894 viene inaugurata la Como-Brunate, che ancora oggi porta un milione e mezzo di viaggiatori l’anno, mentre nel 1907 comincia le corse quella tra Santa Margherita, sulla sponda italiana del Ceresio, e Lanzo Intelvi. Quest’ultima, chiusa nel ’77, è ora al centro di una campagna per ripristinarla. Ma la prima funicolare sul Lario è nata a Regoledo, sul ramo lecchese, nel 1890, per iniziativa dell’omonimo Grand Hotel, sede di uno stabilimento idroterapico, dove prima si arrivava con un’ora di cammino, come scrisse un ospite di talento, Ippolito Nievo, nel 1858.
Infine, nel 1899, l’Esposizione allestita per il centenario della pila di Volta a Como registra la sperimentazione di un nuovo mezzo elettrico: il tram. Le linee tramviarie si sono moltiplicate fino allo scoppio della Grande Guerra collegando Como a gran parte della sua provincia, di cui allora faceva parte anche Lecco.
I primi cicloturisti
Quando viaggiare cominciava ad essere comodo, qualcuno ha pensato che lo fosse fin troppo. Così ha avuto inizio un nuovo tipo di turismo, in bicicletta. Nel 1898, sui passi attraversati con fatica ed emozione da Turner e Mary Shelley, si affacciano, con un senso del sublime e dell’eroico non certo inferiore, i primi cicloturisti. Si tratta di una coppia di americani - Elizabeth Robins (1855-1936), giornalista e scrittrice, e Joseph Pennell (1857-1926), illustratore e litografo - intenta a realizzare un reportage per la rivista newyorchese “ The Century Magazine”. Colpisce il loro modo moderno e sostenibile di concepire il viaggio: preferiscono «assaporare l’incanto» dei paesaggi, attraversandoli lentamente, a volte fermandosi e altre spingendo le bici in salita, invece di sfrecciare sui treni.
Essere dei pionieri a volte comporta degli inconvenienti, come quando sul battello tra Como e Varenna i coniugi Pennell si accorgono che una bicicletta è danneggiata. Sulla sponda lecchese trovano solo un fabbro che non sa come risolvere il problema e devono tornare fino a Como per riuscire a ripararla. A ciascuno di noi la scelta di quale tipo di turismo sia preferibile seguire e anche promuovere, visto che il territorio lariano sta vivendo un boom, il cui unico precedente, con molti distinguo, è proprio quello della Belle Époque.
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