Una preghiera laica per sorella acqua
Alla Lombardia mancano due miliardi di metri cubi di “oro blu”, praticamente la metà delle nostre riserve idriche. Urge una nuova consapevolezza nell’utilizzo
Lettura 3 min.A fine maggio, su Lombardia Notizie Online, organo di informazione di Regione Lombardia, veniva pubblicato un articolo dedicata alle riserve idriche della nostra regione: «Ad oggi, abbiamo il 27,8% di risorsa in meno rispetto alla media storica» spiegava l’assessore Sartori. Quando si parla di riserve idriche, si escludono quelle non sfruttabili, le centinaia di laghi e laghetti alpini che non forniscono acqua a condotte forzate per acquedotti o per l’idroelettrico. Ma lì voglio indirizzare la mia preghiera laica all’acqua di oggi.
Risalendo l’iconica strada che da Ponte di Legno porta al Passo del Gavia, a 2387 metri di quota, si rimane ammaliati dalle acque del Lago Nero. A inizio giugno, quest’anno non c’era traccia delle rare e scarse nevicate del 2026 e lo specchio d’acqua era drammaticamente calato di livello. Giugno a quelle quote era il mese in cui i grandi accumuli di neve si fondevano. Ma da anni, tranne rari eccezionali casi, piove a quote elevate, la neve non si accumula e dunque non si fonde nel terreno con i suoi tempi espansi.
Dopo le dichiarazioni dell’assessore Sartori le cose sono andate peggio: il tremendo periodo di caldo e la siccità della primavera-estate 2003, o la grave siccità del 2022, solo due settimane fa, sono tornate alla memoria di chi la memoria vuole esercitarla: alla Lombardia mancano due miliardi di metri cubi di acqua, praticamente la metà delle nostre riserve idriche.
Riflettere sul consumo
Un metro cubo corrisponde a mille litri del prezioso liquido e mi fa riflettere sul nostro consumo: ognuno di noi utilizza oltre 200 litri d’acqua al dì (75.000 litri annui), ma la bancarotta idrica, in atto da anni, non migliora e non perché le precipitazioni annue, che in questo secolo sono sostanzialmente regolari, scarseggino, ma perché il come e il dove fanno la differenza. Eppure, l’inconscio collettivo, come lo chiamerebbe Carl Gustav Jung, non registra questa emergenza e dunque non si muove verso un’idea di adattamento. È più facile andare coi media, usando a sproposito aggettivi quali “caldo eccezionale” e registrare che “la media del periodo” sarebbe differente, invece che capire come quel condizionale è ormai da leggere come un tempo futuro: “sarà” così. Ce lo dicono da decenni, non abbiamo voluto ascoltare, non abbiamo saputo ritrovare a una relazione sana - intima - con le risorse della vita, tra le quali l’acqua è tutto.
Dovere civile
Il tema del consumo d’acqua è dibattuto da decenni eppure se si prova a suggerire di consumare meno - di tutto, non solo l’acqua - ecco insorgere una legione di politici e opinionisti tuttologi, che non avendo coscienza di essere comunque coinvolti dalla crisi ecologica, si sperticano in fantasiose teorie del nulla. Eppure il poco che possiamo fare di fronte alla crisi ecologica, è un dovere civile, culturale e spirituale.
Già a fine Novecento, più di uno studio scientifico mostrava le proiezioni per immagini dello Stivale e spiegava che saremmo andati verso una desertificazione. In queste settimane, mentre l’acqua veniva consumata e il clima ci parlava con chiarezza, cosa abbiamo fatto per lavorare sulla coscienza di essere così connessi al destino dell’acqua?
Questa è la realtà. Una realtà nuova, evidente: il cambiamento climatico che il Pianeta nella sua evoluzione vedeva svilupparsi nel corso di un milione di anni, si è realizzato negli ultimi duecentocinquanta a causa di questa accelerazione forsennata, quattromila volte più veloce. Consumiamo troppo e in questa postura predatoria l’acqua è il simbolo dell’incapacità di relazionarci alla natura. Ci sono molti modi per risparmiare sul consumo d’acqua e non serve prendersela con le istituzioni - che ci rappresentano. Occorre cambiare coscienza, tornare a concentrarsi sulla percezione profonda, sacra, della realtà in cui viviamo: il suo nome è Pianeta Terra.
Capacità di autoregolarsi
Abbiamo perso il contatto con la lezione del vivere. Tutti gli organismi viventi hanno la capacità di autoregolarsi, quella è l’omeostasi: tutti tranne uno, noi esseri umani, che pensiamo di essere più intelligenti dandoci regole adatte ad aggirare il problema e a procrastinarlo. Il distacco del cordone ombelicale con l’acqua è un dramma recente, che passa anche per il commercio di acqua, imbottigliata da aziende che pagano canoni irrisori ai comuni alpini dai quali prelevano il prezioso liquido e a bassissimo costo godono di profitti stellari. Convincendo la popolazione che l’acqua del rubinetto non è buona, abbiamo mentito a noi stessi: le leggi che regolano l’acqua che scorre nei nostri acquedotti sono più stringenti rispetto a quelle che regolano la commercializzazione dell’acqua. In Lombardia, mille litri d’acqua dell’acquedotto ci costano circa 2 euro. Serve davvero scrivere quanto paghiamo una bottiglia che contiene un millesimo d’acqua di quel metro cubo?
Per andare più vicino al sistema circolatorio della Terra, ho sempre ascoltato l’acqua e ho imparato questa sua preghiera: «Io non ho passato presente futuro. Sono qui per dirvi che dovete imparare di nuovo ad aprire le mani, riempirle di me, dissetarvi, sentirvi parte, non padroni, della Comunità Terra. La Terra è il vostro corpo, io la vostra linfa. Posso dunque essere imprigionata?».
Intanto, finalmente, fuori piove.
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