“Bpco”, una strage silenziosa. La cura? Prevenzione attiva
Salute La Broncopneumopatia cronica ostruttiva è una malattia polmonare che nel mondo colpisce milioni di persone. Fumo e inquinamento sono i fattori di rischio: la spirometria è l’esame chiave, fondamentale lo screening precoce
La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, o Bpco, è una malattia polmonare cronica e progressiva che nel mondo interessa milioni di persone e rappresenta una delle prime tre cause di morte. La sua prevalenza è in aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’esposizione a fattori di rischio ambientale. Ne abbiamo parlato con Claudio Sorino, direttore della Riabilitazione cardiorespiratoria dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù e presidente dell’associazione italiana per la prevenzione, diagnosi e cura delle affezioni respiratorie (Predicare).
Dottore che cos’è la Bpco?
È una malattia che colpisce i polmoni attraverso un’infiammazione delle vie aeree che lentamente porta a una vera e propria distruzione degli alveoli, nota come enfisema polmonare. Ne consegue un’ostruzione persistente del flusso d’aria e una difficoltà nel captare l’ossigeno. Il polmone, inoltre, diventa meno elastico comportando una maggiore fatica dei muscoli respiratori per espandere il torace. Ciò che avverte il paziente è una sempre maggiore dispnea, cioè sensazione di fame d’aria, tosse cronica e produzione di espettorato. Possono verificarsi poi peggioramenti acuti, spesso su base infettiva.
Ma quali sono le cause?
Le cause sono complesse e coinvolgono un intreccio di fattori genetici ed esposizioni a sostanze nocive. Il fumo di tabacco, compreso quello passivo, rimane la causa principale, seguita dall’inquinamento atmosferico e domestico. Si stima che le polveri sottili e i gas di scarico prodotti da industrie e autoveicoli, unitamente all’uso di combustibili domestici per cucinare o riscaldare gli ambienti (legna, carbone) siano responsabili di circa la metà dei casi nei paesi a basso-medio reddito. Il rischio aumenta all’aumentare del tempo di esposizione.
Citava la genetica?
Si, esistono fattori genetici meno frequenti ma importanti, come le mutazioni del gene Serpina1 che riducono la produzione di alfa-1 antitripsina, una proteina fondamentale nello spegnere i fenomeni infiammatori attivati da svariati insulti polmonari. Inoltre, eventi precoci che interferiscono con lo sviluppo polmonare, quali infezioni respiratorie gravi nei primi anni di vita, condizioni di malnutrizione o esposizioni avverse già durante la gestazione, possono limitare il raggiungimento della funzione polmonare massima in età adulta, aumentando la vulnerabilità allo sviluppo di malattia.
Cosa ci può dire sui sintomi?
I sintomi spesso iniziano in modo subdolo. La dispnea, che tende a peggiorare con l’attività fisica, rappresenta il segnale più significativo e può limitare progressivamente la capacità di svolgere le attività quotidiane. La tosse cronica può comparire anni prima della diagnosi, ma viene spesso interpretata come normale conseguenza del fumo. La produzione di espettorato interessa circa un terzo dei pazienti e può variare nel tempo, mentre altri sintomi come respiro sibilante, senso di oppressione toracica e stanchezza persistente contribuiscono a ridurre la qualità di vita. Il riconoscimento precoce di questi segnali è cruciale.
Come viene posta la diagnosi di Bpco?
La conferma diagnostica richiede la spirometria, un test fondamentale per misurare la quantità di aria che i polmoni sono in grado di espellere e la velocità con cui lo fanno. Il parametro chiave è il rapporto tra il volume espiratorio massimo nel primo secondo (Vems) e la capacità vitale forzata (Cvf). Se questo rapporto risulta inferiore a una soglia di normalità, determinata in base all’età, al sesso e all’etnia, si conferma la presenza di ostruzione polmonare. Questo approccio permette di distinguere le variazioni fisiologiche legate all’invecchiamento dalla malattia. Indagini supplementari, come la pletismografia corporea e la misurazione della capacità di diffusione dei gas, forniscono utili informazioni sull’entità del danno polmonare.
La diagnosi è spesso tardiva?
Numerose evidenze indicano che la Bpco è spesso riconosciuta tardivamente. Un recente studio britannico ha mostrato che al momento della diagnosi la funzione respiratoria dei pazienti è già significativamente alterata, in media con un Vems intorno al 70% del valore normale. Asst Lariana è impegnata ad implementare l’identificazione precoce attraverso una collaborazione tra le diverse realtà pneumologiche e i medici di medicina generale. È già attivo un percorso che a Cantù culmina nell’ambulatorio dedicato alle forme più gravi, grazie alla collaborazione della dottoressa Francesca Frassanito e del dottor Federico Giussani.
Quali le terapie disponibili?
È possibile personalizzare la gestione della malattia sulla base di una valutazione clinica incentrata sulla gravità dei sintomi e il rischio di riacutizzazioni. Le principali terapie sono somministrate per via inalatoria, in modo da veicolare i principi attivi direttamente nell’albero respiratorio, riducendo dosaggi ed effetti indesiderati rispetto a farmaci assunti per altre vie. I farmaci utilizzati comprendono broncodilatatori a lunga durata d’azione, appartenenti alla classe di beta-agonisti (Laba) e antimuscarinici (Lama). Sono rimedi molto efficaci nel ridurre i sintomi e le riacutizzazioni, con effetti che si potenziano quando usati insieme. Nei pazienti con frequenti esacerbazioni o alti livelli di un particolare tipo di cellule ematiche (eosinofili), i broncodilatatori sono impiegati in combinazione con corticosteroidi inalatori (Csi).
Ci sono novità terapeutiche?
Le raccomandazioni internazionali più recenti hanno introdotto farmaci innovativi come gli inibitori delle fosfodiesterasi 3 e 4 e i farmaci biologici per specifici sottotipi di pazienti con bronchite cronica, eosinofilia e riacutizzazioni nonostante la terapia massimale. L’aderenza ai trattamenti e la corretta tecnica inalatoria sono fondamentali: un uso scorretto degli strumenti per la somministrazione dei farmaci o una gestione irregolare della terapia riduce significativamente l’efficacia degli interventi e aumenta il rischio di riacutizzazioni gravi, ospedalizzazioni e peggioramento della funzione polmonare.
Le complicanze della malattia riguardano solo i polmoni?
La Bpco ha effetti sistemici e aumenta il rischio di numerose patologie. Le malattie cardiovascolari, come infarto miocardico e aritmie, sono particolarmente frequenti e associate anche all’infiammazione sistemica cronica. Le esacerbazioni acute possono evolvere in insufficienza respiratoria, richiedendo ospedalizzazione, ossigenoterapia e ventilazione meccanica. La Bpco rappresenta inoltre un fattore di rischio indipendente per il carcinoma polmonare, anche indipendentemente dal fumo. Altre comorbidità frequenti includono osteoporosi, ansia e depressione.
In cosa consiste la riabilitazione polmonare?
È un intervento multidisciplinare fondamentale nella gestione della Bpco. Include esercizi fisici strutturati per migliorare la tolleranza allo sforzo e l’efficienza muscolare respiratoria, educazione del paziente sul controllo dei sintomi e sul corretto uso dei farmaci inalatori, e supporto nutrizionale per ottimizzare lo stato corporeo. Studi clinici dimostrano che questo approccio riduce la dispnea, aumenta la capacità di esercizio e può ridurre il rischio di riacutizzazioni. La riabilitazione è raccomandata a tutti i pazienti sintomatici, e l’avvio entro tre mesi dalla dimissione dopo un episodio acuto massimizza i benefici funzionali e clinici.
In termini di prevenzione cosa dire?
La prevenzione rappresenta la strategia più efficace per ridurre il carico della Bpco e delle sue complicanze. Smettere di fumare rimane l’intervento con il maggiore impatto sulla progressione della malattia. Limitare l’esposizione a inquinanti, sia professionali sia domestici, contribuisce a proteggere la funzione polmonare residua. Le vaccinazioni contro influenza, pneumococco, Covid-19 e altri virus respiratori riducono il rischio di riacutizzazioni e complicanze infettive. Fondamentale la diagnosi precoce attiva e non aspettare che i sintomi diventino evidenti: i medici dovrebbero valutare anche pazienti con disturbi respiratori lievi o con esposizione a fattori di rischio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
