I disturbi della digestione. La cura? Medicina e ipnosi

Il progetto Ash. L’Asst Lariana propone un percorso multidisciplinare contro i disturbi di tipo intestinale. Dalla diagnosi alla terapia neo-ericksoniana: la cura passa anche dalla mente. E il paziente ne diventa parte attiva

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Il progetto Ash (Active Subject for Healing), sviluppato nell’ambito dell’attività clinica del gruppo del dottor Gian Marco Idèo, responsabile della Gastroenterologia generale e multimodale ed Endoscopia digestiva di Asst Lariana, integra gastroenterologia, psicologia, psicoterapia e ipnosi neo Ericksoniana, proponendo un percorso di cura che mette al centro la persona, non soltanto la malattia. C’è, infatti, un dialogo continuo e silenzioso tra intestino e cervello. Quando questa comunicazione si altera, possono comparire dolori, gonfiore e disturbi digestivi e intestinali capaci di condizionare profondamente la vita quotidiana. A Como, già dal 2014, Idèo, gastroenterologo e psicoterapeuta, ha avviato un percorso di integrazione tra diverse competenze e modalità terapeutiche, da cui ha preso forma Ash. Ne parliamo con lui per comprendere come la Gastroenterologia Multimodale possa offrire nuove opportunità di cura a questi pazienti.

Dottore, che cosa sono i disturbi dell’interazione intestino-cervello e quanto sono diffusi?

Intestino e cervello comunicano attraverso segnali nervosi, ormonali e immunitari, con il coinvolgimento del microbiota. Un’alterazione di questa complessa interazione può contribuire ai Dgbi, disturbi dell’interazione intestino-cervello, tra cui sindrome dell’intestino irritabile, dispepsia funzionale, stipsi funzionale e globo faringeo. Sono molto diffusi: uno studio italiano pubblicato nel 2026 ha rilevato che il 44,2% degli adulti intervistati soddisfaceva i criteri per almeno un Dgbi. Un dato che ne evidenzia la rilevanza per la salute pubblica.

Quali sono i sintomi e perché la diagnosi può essere difficile?

Dolore addominale, gonfiore, diarrea, stipsi, nausea, sazietà precoce, difficoltà digestive o sensazione di nodo in gola possono persistere a lungo, anche con esami diagnostici normali. Ma l’assenza di lesioni visibili non rende meno reali i sintomi. I criteri internazionali di “Roma V”, aggiornati periodicamente, permettono di formulare una diagnosi clinica sulla base dei sintomi, della valutazione medica e, quando indicati, di accertamenti mirati, evitando indagini ripetute e inutili.

Perché è importante la Gastroenterologia Multimodale?

Perché non possiamo comprendere un sistema complesso osservandone una sola componente. Motilità, sensibilità viscerale, microbiota, immunità, stress ed esperienze emotive possono influenzarsi reciprocamente. Il modello biopsicosociale integra queste dimensioni senza attribuire tutto alla psiche. Non curiamo un intestino isolato: ci prendiamo cura di una persona che vive determinati sintomi al suo intestino. È una differenza sottile ma sostanziale.

Como ha anticipato questa visione con il progetto Ash. Come nasce?

Nel 2014 siamo partiti dall’idea che il paziente debba essere parte attiva della cura, valorizzando le proprie risorse: da qui Active Subject for Healing. Nel 2015 è nato un Gruppo Operativo Interdipartimentale tra i dipartimenti di Medicina e Salute Mentale, da cui si è sviluppato un modello di Gastroenterologia Multimodale e Integrata. Abbiamo affiancato alle terapie gastroenterologiche la psicoterapia ipnotica neoEricksoniana, in un percorso strutturato che guarda alla persona e non soltanto al sintomo.

Che cosa distingue questa psicoterapia dall’ipnosi tradizionale?

L’ipnosi diretta ai sintomi gastrointestinali è già conosciuta e studiata a livello internazionale. Il nostro elemento distintivo è l’utilizzo della psicoterapia ipnotica neoEricksoniana, che trova nella Scuola Amisi il nostro orientamento di riferimento, all’interno di un progetto multimodale. È un approccio che valorizza le risorse individuali, l’esperienza soggettiva e la partecipazione attiva del paziente. Non si tratta di perdere coscienza o di essere controllati dal terapeuta: la persona mantiene un ruolo attivo in un’esperienza naturale di coscienza modificata, la trance ipnotica, nella quale possono trovare maggiore spazio le dimensioni emotive, creative, intuitive, immaginative e simboliche dell’esperienza, mentre il pensiero logico e analitico tende a passare in secondo piano.

L’obiettivo?

L’obiettivo psicoterapeutico è favorire un cambiamento adattivo, aiutando la persona a sviluppare modalità nuove e più funzionali di vivere e affrontare le proprie esperienze emotive, corporee e i sintomi, esplorando anche gli eventuali fattori psicologici e relazionali che possono contribuire alla loro comparsa o persistenza. La letteratura scientifica sostiene l’utilità dell’ipnoterapia intestino-diretta in pazienti selezionati con sindrome dell’intestino irritabile; l’efficacia specifica del nostro modello integrato nei diversi disturbi dell’interazione intestino-cervello richiede naturalmente una valutazione scientifica dedicata, che stiamo intraprendendo.

Quali professionisti lavorano al progetto?

Il Team Ash comprende 13 professionisti. Nel direttivo lavorano con me il dottor Luigi Furlan, psicogastroenterologo, e le dottoresse Viviana Cammaroto, Mariavittoria Rossi e Susanna Signò, psicologhe psicoterapeute dell’area gastrointestinale. Il Team Ash collabora strettamente con il Dipartimento Medico, quello di Salute Mentale e delle Dipendenze e con la Psicologia Clinica attraverso percorsi codificati. Psicogastroenterologo e Gi Psicologo rappresentano, ciascuno nelle proprie competenze, un ponte tra discipline che dialoga continuamente.

Come si svolge il percorso di cura?

Si parte sempre da una valutazione gastroenterologica accurata. Quando indicato, segue una valutazione psicogastroenterologica e successivamente un colloquio psicologico clinico, per individuare il trattamento più appropriato. Ash si configura come un protocollo di ricerca clinica gestito internamente alla nostra struttura, al quale possono essere avviati esclusivamente pazienti selezionati nell’ambito del percorso specialistico, senza possibilità di accesso diretto da uno sportello esterno Cup. Per questi pazienti è previsto un ciclo strutturato di sedute di psicoterapia ipnotica neoEricksoniana, integrate con la terapia medica e con successivi controlli clinici. Il nostro obiettivo non è soltanto ridurre il dolore o il gonfiore, ma favorire un cambiamento adattivo che aiuti la persona a recuperare autonomia, fiducia nelle proprie risorse e una migliore qualità di vita.

Quanto pesa lo stress in queste malattie?

Lo stress non è necessariamente la causa iniziale, ma può amplificare i sintomi. Quando le richieste della vita superano le risorse disponibili, anche l’apparato digerente può risentirne. Può nascere un circolo vizioso: il sintomo alimenta preoccupazione, che a sua volta accentua la sensibilità intestinale. Intervenire su questo circuito significa offrire strumenti terapeutici, non limitarsi a invitare il paziente a stare tranquillo.

Il settimo workshop Ash al Sant’Anna ha richiamato l’attenzione sulla formazione. Perché è fondamentale?

Perché l’innovazione diventa utile quando si traduce in integrazione delle competenze. Il workshop favorisce il confronto tra discipline mediche e psicologiche che troppo spesso hanno lavorato separatamente. Vogliamo promuovere una cultura clinica condivisa, nel rispetto dei ruoli professionali, per costruire percorsi di cura più completi e centrati sulla persona.

Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare ai pazienti?

Esami diagnostici normali non escludono sintomi reali, che possono compromettere profondamente la qualità di vita. Questi disturbi meritano ascolto, una diagnosi accurata e cure competenti e integrate. Con Ash vogliamo valorizzare un principio: il paziente non è soltanto destinatario, ma parte attiva della cura. Innovare non significa solo introdurre nuove tecniche, ma anche cambiare il modo di comprendere e prendersi cura della persona.

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