Glaucoma, c’è una speranza: si chiama neuroprotezione
La ricerca fa progressi e prepara nuove terapie per proteggere il nervo ottico e le cellule nervose della retina. Diversi studi valutano molecole in grado di contrastarne lo stress ossidativo e migliorare il flusso sanguigno
Il glaucoma rappresenta una delle principali cause di cecità nel mondo. La ricerca negli anni ha portato a nuove conoscenze e tra queste il fatto che la progressione della patologia non è legata solo alla pressione intraoculare.
Il glaucoma oggi è considerato, infatti, anche una malattia neurodegenerativa, nella quale entrano in gioco diversi meccanismi biologici. Ne abbiamo parlato con Stefano Ranno, primario della Struttura Complessa di Oculistica di Asst Lariana.
Dottore, nonostante i progressi della medicina il glaucoma si conferma una malattia complessa. Ci aiuta a capire di che patologia si tratta?
Il glaucoma è un gruppo di malattie oculari caratterizzate da un danno progressivo del nervo ottico, la struttura che trasmette le informazioni visive dall’occhio al cervello. Quando questo nervo si deteriora, il campo visivo si restringe gradualmente e, nelle fasi più avanzate, può portare a una perdita permanente della vista. Si tratta quindi di una patologia cronica e degenerativa che, se non diagnosticata e trattata in tempo, può compromettere in modo significativo la capacità visiva.
Cosa ci può dire in merito all’incidenza e alla prevalenza?
Il glaucoma rappresenta oggi una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo. Si stima che oltre 70 milioni di persone siano affette da questa patologia e che circa 10 milioni abbiano perso la vista a causa della malattia. La prevalenza aumenta con l’età, in particolare dopo i 60 anni, e proprio per questo il glaucoma rappresenta una sfida importante per i sistemi sanitari, soprattutto in una popolazione sempre più longeva.
Qual è il ruolo della pressione intraoculare nello sviluppo della malattia?
La pressione intraoculare è il principale fattore di rischio per lo sviluppo e la progressione del glaucoma. All’interno dell’occhio circola un liquido chiamato umor acqueo che contribuisce a mantenere la forma e il corretto funzionamento del bulbo oculare. Quando il drenaggio di questo liquido non avviene in modo adeguato, la pressione interna può aumentare e provocare un danno progressivo alle fibre del nervo ottico. Per questo motivo la riduzione della pressione intraoculare rappresenta ancora oggi il principale obiettivo delle terapie.
È vero che negli ultimi anni è emerso che la progressione del glaucoma non è legata soltanto alla pressione intraoculare ma è conseguenza anche a di altri fattori?
Sì. Negli ultimi anni la ricerca ha evidenziato che il glaucoma è una malattia più complessa e che il danno al nervo ottico non dipende esclusivamente dalla pressione intraoculare. In alcuni pazienti, infatti, la patologia può progredire anche con valori pressori apparentemente normali. Per questo motivo il glaucoma viene sempre più spesso considerato anche una malattia neurodegenerativa, nella quale entrano in gioco diversi meccanismi biologici, tra cui alterazioni della microcircolazione del nervo ottico, stress ossidativo, processi infiammatori e morte progressiva delle cellule nervose della retina.
Quali sono i fattori di rischio? Esistono persone che hanno una maggiore predisposizione alla malattia?
Sì, esistono diversi fattori che possono aumentare la probabilità di sviluppare il glaucoma. Tra i principali troviamo l’età avanzata, la familiarità per la malattia, la pressione intraoculare elevata, la miopia marcata e alcune patologie sistemiche come il diabete o le malattie cardiovascolari. Anche l’uso prolungato di farmaci cortisonici può rappresentare un fattore di rischio. Le persone che hanno parenti stretti affetti da glaucoma dovrebbero prestare particolare attenzione e sottoporsi a controlli periodici.
E per quanto riguarda i sintomi? È vero che la patologia è subdola in questo senso?
Il glaucoma è spesso definito il “ladro silenzioso della vista” proprio perché nelle fasi iniziali non provoca sintomi evidenti. La forma più comune, il glaucoma ad angolo aperto, evolve lentamente e la perdita della vista inizia generalmente dalla periferia del campo visivo. Poiché la visione centrale rimane a lungo conservata, il paziente spesso non si accorge della malattia fino a quando il danno non è già avanzato.
Come avviene la diagnosi di glaucoma?
La diagnosi si basa su una visita oculistica completa. Tra gli esami più importanti vi sono la misurazione della pressione intraoculare, l’osservazione del nervo ottico e l’esame del campo visivo, che permette di valutare eventuali deficit della visione periferica. Oggi sono inoltre disponibili tecnologie di imaging molto avanzate, come la tomografia a coerenza ottica (Oct), che consentono di analizzare con grande precisione le fibre del nervo ottico e individuare eventuali danni anche nelle fasi iniziali.
Esistono delle terapie?
Sì, oggi esistono diverse opzioni terapeutiche che permettono di controllare la malattia e rallentarne la progressione. L’obiettivo principale del trattamento è ridurre la pressione intraoculare. Questo risultato può essere ottenuto attraverso colliri specifici, trattamenti laser oppure interventi chirurgici nei casi più complessi o avanzati. È importante sottolineare che il danno al nervo ottico già presente non è reversibile, per cui la terapia ha lo scopo di preservare la funzione visiva residua.
Recentemente si è parlato di strategie di neuroprotezione: di che cosa si tratta?
La neuroprotezione rappresenta una delle nuove frontiere della ricerca sul glaucoma. L’idea è quella di sviluppare terapie capaci di proteggere direttamente le cellule nervose della retina e il nervo ottico dai processi degenerativi che caratterizzano la malattia. Diversi studi stanno valutando molecole e approcci terapeutici in grado di contrastare lo stress ossidativo, migliorare il flusso sanguigno o modulare i meccanismi cellulari responsabili della morte delle cellule nervose.
In termini di prevenzione cosa fare? Qualche consiglio per i nostri lettori?
La prevenzione si basa soprattutto sulla diagnosi precoce. Poiché la malattia nelle fasi iniziali è spesso priva di sintomi, è fondamentale sottoporsi a controlli oculistici periodici, soprattutto dopo i 40 anni e in presenza di familiarità per glaucoma. Una visita specialistica consente di individuare eventuali segnali precoci e intervenire tempestivamente con le terapie più appropriate, riducendo il rischio di perdita della vista.
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