I giovani sono sempre più esposti ai rischi dell’aterosclerosi: «Già negli adolescenti elevati livelli di colesterolo nel sangue»

Malattie cardiovascolari Recenti studi confermano questo fatto in adolescenti asintomatici. La cardiologa Castelvecchio: «Molti ragazzi fumano, sono in sovrappeso e presentano quadri clinici preoccupanti»

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Tra i colpevoli di questi decessi c’è senza dubbio l’aterosclerosi. La prima arma contro questa malattia resta la prevenzione, ma ancora poche persone sono consapevoli di quanto gli stili di vita possano incidere in questo senso.

«L’aterosclerosi è una patologia caratterizzata da un ispessimento delle pareti delle arterie – spiega Serenella Castelvecchio, cardiologa responsabile del Laboratorio di ecocardiografia e Follow-up dell’Area cardiochirurgica - cuore - adulto presso l’Irccs Policlinico San Donato di Milano – che perdono la propria elasticità a causa di un accumulo di grassi, in primis il colesterolo».

L’accumulo di colesterolo, calcio, cellule infiammatorie e materiale fibrotico, a differenza di quanto è diffuso nell’idea comune, inizia già in giovane età. «Sicuramente in parte si tratta di una condizione para-fisiologica – conferma la specialista – nel senso che va di pari passo con l’invecchiamento, ma più studi hanno dimostrato che il processo aterosclerotico inizia già dopo i vent’anni».

La comparsa della placca

Se da un lato così le arterie, in particolare le coronarie che portano sangue al cuore, con il passare degli anni perdono la propria elasticità, tutto l’albero vascolare inizia il suo processo di alterazione molto prima. Le strie lipidiche, che sono il primo passo della formazione di una placca aterosclerotica, compaiono molto precocemente.

«Uno studio recente condotto in Finlandia – aggiunge Castelvecchio – ha evidenziato come già negli adolescenti si possano riscontrare elevati livelli di colesterolo circolante nel sangue. I ricercatori hanno riportato che tra questi adolescenti asintomatici non trattati erano evidenti segni di aterosclerosi subclinica». A seconda poi della presenza o meno di altri fattori di rischio, l’irrigidimento delle arterie si può complicare con la comparsa di una vera e propria placca aterosclerotica. «Una placca – spiega ancora la specialista - è un processo focalizzato in un punto, o anche più punti della stessa arteria, ed è costituita da un “core” lipidico. Successivamente, unitamente ai lipidi, si possono depositare delle cellule provenienti dal sangue, materiale fibrotico, come il calcio, per cui la placca può avere consistenza variabile».

La placca “vulnerabile”

Se la placca, ad esempio, è prevalentemente costituita da grassi è una placca che viene definita “vulnerabile”, e può andare incontro, a causa della sollecitazione del sangue, a una sorta di frantumazione. Per cui da una placca si può staccare il classico embolo che può andarsi a fermare in diversi punti dell’organismo, ma principalmente nel circolo cerebrale.

In altri casi la placca può essere meno soffice, perché c’è più materiale fibrotico (calcio), quindi è meno vulnerabile. Quindi la persona può essere meno a rischio di fenomeni embolici, ma questa placca, accrescendosi, può portare all’occlusione totale del vaso.

Le complicanze dell’aterosclerosi possono essere dunque diverse: infarto del miocardio, angina pectoris, ischemia cerebrale, ictus, attacco ischemico transitorio e arteriopatia periferica. «Il follow up – prosegue – quando dai test emerge un inizio di restringimento del vaso in corrispondenza dell’arteria è fondamentale. Perché come detto, se non si interviene con una serie di accorgimenti, nel tempo il vaso si può anche occludere e le conseguenze possono essere anche letali o altamente invalidanti».

Come ricorda l’esperta oggi le terapie e gli interventi hanno fatto enormi passi avanti, ma è importante prevenire i danni dell’aterosclerosi e la migliore medicina, in questo caso, è la prevenzione.

Cosa fare allora? «Chiaramente essendo una patologia che riconosce come prima causa l’eccesso di lipidi – precisa Castelvecchio – il primo colpevole è il colesterolo. Quindi elevati livelli di colesterolo nel sangue, unitamente al fumo di sigaretta, all’ipertensione arteriosa o al diabete, possono favorire la comparsa di aterosclerosi, più o meno complicata, anche in età giovanile».

Il ruolo del follow up

A contribuire a questo processo dannoso per il nostro organismo ci sono anche un consumo eccessivo di alcolici, scarsa attività fisica e sovrappeso. «Sicuramente siamo di fronte a una patologia che non regredisce – conferma la cardiologa – e non esistono di certo “solventi” per sciogliere queste placche. Quello che si può fare, se l’aterosclerosi viene diagnosticata precocemente, è di stabilizzarla, evitando una progressione di malattia, e quindi, come detto, il follow up è fondamentale per seguire l’evoluzione della patologia. Anche perché in genere la aterosclerosi non provoca sintomi fino a quando non va a compromettere il flusso di sangue all’interno delle arterie in maniera significativa».

Trattandosi di un processo che, come dimostrano recenti studi, inizia già in giovane età, è chiaro che la prevenzione deve iniziare già sui banchi di scuola. «Personalmente – spiega Castelvecchio – penso che la storia della prevenzione debba essere riscritta, nel senso che dovrebbe diventare un vero e proprio programma di educazione alimentare e di stili di vita sani. Oggi purtroppo mi capita di vedere spesso persone giovani in forte sovrappeso, che non fanno attività fisica, che fumano e che hanno dei quadri clinici preoccupanti».

Mangiare in modo sano, non fumare, non eccedere con gli alcolici e fare movimento, sono così regole importanti da seguire per il benessere delle arterie.

«La nicotina – aggiunge la specialista - è un pro aggregante, quindi favorisce l’aggregazione di cellule circolanti nel sangue. È se è vero, inoltre, che nell’aterosclerosi la prima causa di ispessimento sono i grassi, anche l’infiammazione gioca un ruolo fondamentale nella comparsa e nella progressione della malattia e un’alimentazione errata e la sedentarietà portano a uno stato pro-infiammatorio». L’infiammazione predispone le cellule che rivestono le pareti arteriose ad andare incontro ad un processo di invecchiamento precoce. Ai classici fattori di rischio negli ultimi anni si stanno affiancando anche altre componenti come i disturbi alimentari che potrebbero avere un ruolo nel processo di aterosclerosi.

Tra i maschi, soprattutto di giovane età, sono in aumento le ore trascorse ai videogiochi associati al consumo di cibo spazzatura, anche in questo caso alimentazione scorretta e sedentarietà sono un fattore scatenante. Anche l’abuso di alcolici tra i giovani è un fattore da prendere in considerazione.

Il profilo lipidico

In termini di prevenzione oltre ai consigli già citati è bene eseguire una serie di controlli già a partire dai 30 anni. Tra gli accertamenti da eseguire c’è il controllo del profilo lipidico. «Bisogna comunque tenere presente – precisa la cardiologa – che il colesterolo da prendere in esame non è solo quello totale ma anche le sotto frazioni. C’è il colesterolo “buono”, infatti, che dovrebbe svolgere un ruolo protettivo se è alto, ma molto spesso è basso. In tal il colesterolo è praticamente tutto “cattivo”. Anche i numeri, quindi, vanno saputi leggere e interpretare».

Tra gli esami consigliati, soprattutto in presenza di uno o più fattori di rischio, andrebbe eseguita una valutazione delle arterie carotidi con eco-doppler, un test da sforzo per quanto riguarda il versante cardiaco. In caso di sospetto o in presenza di sintomi o segni può essere eseguita anche una Tac coronarica.

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