I pericoli della contaminazione crociata in cucina: attenzione all’igiene delle mani

I consigli utili Un’abitudine sbagliata? Usare lo stesso coltello per preparare più alimenti. Occhio ai sintomi: dal vomito alla cefalea, quando peggiorano è opportuno rivolgersi al medico

I sintomi di una tossinfezione alimentare o comunque di una infezione trasmessa da alimenti sono, generalmente, febbre alta, diarrea persistente, sangue nelle feci, vomito, dolori addominali intensi e cefalea. Posso presentarsi singolarmente o assieme.

Nella maggior parte dei casi i sintomi si risolvono spontaneamente nel giro di pochi giorni, ma se questi perdurano, o peggiorano, è opportuno consultare un medico.

Per quanto riguarda il botulismo, invece, nella fase di esordio, presenta sintomi come diarrea e crampi addominali e può dunque essere confusa con più banali affezioni, come quelle dell’apparato gastrointestinale, ma entro 12-36 ore, solitamente, si presentano annebbiamento e sdoppiamento della vista, rallentamento e difficoltà di espressione, fatica nell’ingerire, secchezza della bocca, debolezza muscolare che dalla parte superiore del corpo, spalle e braccia, passa agli arti inferiori, con paralisi successiva.

Alla comparsa dei sintomi è importante rivolgersi a un medico o a un pronto soccorso. «Quando si parla di prevenzione, inoltre, è fondamentale ricordare l’importanza di una corretta igiene in cucina – sottolinea il professor Signorelli – L’indicazione è così di mantenere una corretta pulizia di superfici e stoviglie. Un’abitudine sbagliata, ad esempio, è quella di utilizzare coltelli e altre posate per preparare più alimenti. Un esempio quello di tagliare della verdura cruda con un coltello e poi di usare lo stesso coltello per tagliare carne, pesce crudi o altro. Questo non va mai fatto, lo stesso vale per i taglieri. Molte contaminazioni, inoltre, derivano da una scarsa igiene delle mani, quindi, prima di cucinare e ogni volta che si cambia alimento è fondamentale lavare bene le mani».

Nella preparazione di salse o creme che prevedono l’uso di uova a crudo, come maionese o tiramisù, inoltre, per scongiurare potenziali rischi è possibile acquistare e utilizzare delle formulazioni pastorizzate oggi facilmente reperibili in commercio.

Tornando alla refrigerazione dei cibi, è utile ricordare che anche in inverno le case sono riscaldate, quindi, ancora una volta l’invito è a non fare distinzione tra stagioni più o meno calde. «Il frigorifero non deve mai scendere sotto lo zero – prosegue il professore – quindi la temperatura ideale è tra i 2 e i 5 gradi. Bisogna tenere in considerazione che mantenere gli alimenti a temperatura ambiente può portare alla moltiplicazione di microrganismi e questo può avere delle conseguenze per chi li consuma.

Il freddo del frigorifero, invece, ha un’azione batteriostatica, ma non battericida, ovvero non elimina la presenza di batteri, ma ne impedisce la proliferazione. Se, invece, gli alimenti vengono lasciati all’esterno del frigorifero la carica batterica aumenta e il consumo può essere potenzialmente nocivo».

Può capitare che organi di stampa e social network diffondano avvisi e richiami di prodotti alimentari per contaminazioni o altro.

Ma c’è da preoccuparsi? «I cittadini devono fidarsi dei sistemi di controllo italiani delle filiere alimentari che sono tra i migliori al mondo – conclude lo specialista - Per quanto riguarda ritiri o allarmi, è importante leggerli con attenzione e se si sono consumati quei prodotti o se si hanno in casa, seguire le indicazioni contenute negli avvisi stessi».

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