Il cibo e le linee guida Usa: l’italia resta un modello

Alimentazione Dagli Usa arriva il messaggio “eat real food”: «Un primo passo di consapevolezza» ma la piramide è fuorviante. La nutrizionista: «C’è un leggero eccesso di proteine e non viene fatta una distinzione tra carni rosse e bianche»

Le nuove linee guida alimentari introdotte negli Stati Uniti hanno suscitato numerose critiche in Italia. La piramide presentata dall’amministrazione Trump ha l’obiettivo di spingere gli americani verso scelte alimentari più consapevoli. Ma queste linee guida sono tutte sbagliate? Lo abbiamo chiesto a Chiara Boscaro, biologa nutrizionista dell’Istituto Clinico San Siro e degli Istituti Clinici Zucchi.

Ci aiuta a inquadrare meglio la nuova piramide alimentare americana?

La prima cosa da dire è che l’immagine della piramide che è presente sul documento ufficiale delle linee guida americane è fuorviante, perché in realtà l’immagine stessa non riflette realmente il contenuto del documento e questo non consente di farsi un’idea chiara.

In sostanza l’intento è buono ma non è stato sintetizzato in modo efficace?

Esattamente. Partiamo dal fatto che il messaggio principale è “Eat real food”, ovvero “Mangia cibo vero”, una scelta linguistica particolare ma che nel suo significato vuole consigliare agli americani di ridurre il più possibile il cibo processato. Sappiamo purtroppo che in America oltre il 70% delle persone è in sovrappeso o obeso, che la dieta americana è ricca di cibi ultraprocessati, di sale e di carboidrati semplici raffinati, quindi, le linee guida puntano a ridurre questo consumo.

Tra i consigli c’è quello di inserire fonti proteiche ad ogni pasto, anche su questo punto però sono state fatte molte critiche sul fatto che non c’è una distinzione tra le proteine...

Il consiglio è di inserire fonti proteiche ad ogni pasto e tra queste carne, pesce, uova e legumi, ma anche noci e semi. Questo perché aumentare l’apporto proteico accresce il senso di sazietà e preserva la massa magra, soprattutto nei soggetti obesi, che spesso non fanno attività fisica. Parlando di proteine, una differenza sostanziale rispetto alla dieta mediterranea, è che in quella americana l’apporto proteico consigliato è tra 1,2 e 1,6 grammi per chilo di peso corporeo al giorno, mentre le nostre linee guida consigliano in media 0,9 grammi, a meno di particolari richieste energetiche, come per chi si allena in modo importante, oppure quando ci sono problematiche di sarcopenia. Rispetto alle nostre, insomma, nelle linee guida americane c’è un leggero eccesso di proteine.

Ma non c’è il rischio di un consumo eccessivo di carne?

Non viene fatta una distinzione tra carni bianche e carni rosse, ma vengono riportate più fonti proteiche. I legumi, fonti proteiche indispensabile secondo la dieta mediterranea, nelle linee guida americane sono inseriti nelle fonti vegetali ma non vengono indicate le quantità e la frequenza.

Per quanto riguarda la frutta e la verdura?

Viene consigliato il consumo giornaliero di entrambe. Anche in questo caso dobbiamo tenere presente che negli Usa non è diffusa l’abitudine di consumare frutta e verdura ogni giorno. Le nuove linee guida americane si avvicinano alle nostre, quindi, almeno due o tre porzioni di verdura e due di frutta al giorno.

Per altri alimenti quali sono le indicazioni in Usa?

Viene data priorità all’inserimento dei cereali integrali, riducendo i cereali raffinati. I carboidrati in realtà non vengono eliminati, come circolato in questi giorni, ma viene fatta una distinzione, con i cereali raffinati che sono sconsigliati, a favore di quelli più ricchi di fibre integrali che danno maggiore sazietà. Per quanto riguarda i latticini, invece, non c’è una distinzione perché viene consigliato di inserirli interi, senza zuccheri aggiunti, con tre porzioni al giorno. Non viene fatta una distinzione tra latte o formaggi, quando invece sarebbe stato corretto dire, ad esempio, il latte quotidianamente e i formaggi, come nella dieta mediterranea, massimo 2 -3 volte a settimana.

Perché interi?

Perché, ad esempio, lo yogurt bianco intero è molto più ricco di vitamine, in particolare vitamina D e calcio, rispetto ad alimenti, magari processati, senza grassi, ma ricchi di zuccheri o altro.

C’è anche un’indicazione per quanto riguarda i grassi?

Si, viene consigliato di utilizzare i grassi buoni come l’olio di oliva per cucinare, oppure poco burro e di non superare l’apporto di grassi saturi (10%) nelle calorie giornaliere. Vengono citati anche i semi oleosi e l’avocado. Viene anche indicato di ridurre l’apporto di sale e di aumentare l’idratazione giornaliera.

Altre introduzioni che ritiene importanti e di cui forse si è parlato poco?

Ci sono delle informazioni relative all’importanza della salute dell’intestino, vengono così elencati degli alimenti che favoriscono la salute del microbioma. Un altro punto importante è di porre attenzione alle etichette degli alimenti per capire dove sono contenuti zuccheri nascosti, ma anche di fare attenzione agli snack e alle merendine che a volte possono avere nomi fuorvianti. Quindi, guardare sempre se sono riportate voci come sciroppo di agave, sciroppo di riso, fruttosio o glucosio.

Le contestate linee guida Usa, in sostanza, sono un primo passo per cambiare una cultura alimentare che sta manifestando i suoi effetti negativi?

È così, dobbiamo pensare che non è semplice modificare una cultura alimentare consolidata da anni. L’introduzione delle linee guida è un primo passo di consapevolezza. Impensabile cambiare la dieta dall’oggi al domani, ci vorrà tempo per farla entrare nella vita degli americani. Introdurre consigli era doveroso alla luce dell’impatto sociosanitario ed economico che malattie come obesità, diabete, patologie cardiovascolari e altre cronicità hanno sul governo americano.

Alcune critiche si sono concentrate sul fatto che, a differenza di quanto accade per la dieta mediterranea, non c’è un cenno alla sostenibilità. Perché, invece, è importante anche questo aspetto quando si parla di alimentazione?

Perché lo spreco di cibo non deve essere un’abitudine, ma purtroppo accade in molti paesi, Usa compresi, dove spesso le porzioni sono esageratamente abbondanti e molto cibo viene buttato. Non c’è, inoltre, un’attenzione alla stagionalità e al consumo di plastica. In Italia, invece, c’è una crescente consapevolezza della stagionalità, del chilometro zero e della sostenibilità in generale e ci sono anche delle normative in materia di alimenti biologici così come di alimentazione in generale.

Passando alla nostra dieta mediterranea, definita la migliore la mondo, c’è da dire che i dati rivelano che ancora oggi molti italiani non la conoscono nel dettaglio o non la seguono?

Le nostre linee guida sono dettagliate e ben bilanciate, ricordano l’importanza dell’attività fisica, che non viene riportata nelle indicazioni americane, ma è vero che non tutti in Italia la seguono. Un esempio sono i legumi, ancora oggi molte persone non li consumano o non li inseriscono di frequente nella dieta.

In questi giorni circolano molte notizie sul fatto che il prosciutto cotto sia tra gli alimenti cancerogeni?

Da almeno 10 anni sappiamo che gli insaccati, così come l’alcol, sono pro cancerogeni. Questo non vuol dire però che non può essere consumato occasionalmente ma che per questa tipologia di cibi serve moderazione. Purtroppo però, proprio con il prosciutto cotto, spesso si esagera nella frequenza di consumo soprattutto nei bambini e questo è un aspetto da considerare, trovando delle alternative più salutari.

Elemento alla base della nostra piramide alimentare, ma non presente in quella americana, è la convivialità. Quanto è importante?

È l’ingrediente segreto perché mangiare in compagnia e preparare insieme il cibo riduce lo stress e migliora il benessere psicofisico, quindi aiuta ad aumentare l’aderenza all’alimentazione sana, sia negli adulti che nei bambini.

Un consiglio per i nostri lettori su dove trovare informazioni utili?

Online sono reperibili sui siti ufficiali del Ministero della Salute e della Sinu, la società italiana di nutrizione umana, oppure ci si può rivolgere a uno specialista dell’alimentazione.

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