L’intestino e il microbioma. Troppo sport può fare male
La specialista spiega il legame tra lo stress psicofisico e l’alterazione della barriera intestinale (”leaky gut”)
Lettura 4 min.Nelle scorse settimane, in occasione di alcuni accertamenti medici che hanno interessato il campione di tennis Jannik Sinner, si è sentito parlare di una possibile correlazione tra microbioma intestinale e infiammazione cronica silente. Perché la salute del microbioma è così importante? Ne abbiamo parlato con Anna Maria Mazzola, specialista della Gastroenterologia generale e gultimodale ed endoscopia digestiva di Asst Lariana.
Cosa si intende per microbioma intestinale?
Il microbioma è l’insieme dei microrganismi che popolano il nostro intestino con il loro intero patrimonio genetico, i prodotti metabolici, le molecole segnale e l’ambiente circostante. Si tratta di un vero e proprio ecosistema, che viene sottoposto a continui mutamenti nel corso della vita. Esso può venire influenzato dallo stile di vita, dall’ambiente in cui viviamo, dai farmaci, dall’attività fisica e, a sua volta, può contribuire all’omeostasi dell’organismo, poiché è coinvolto nella digestione, nella produzione di vitamine, nella regolazione del metabolismo e del sistema immunitario.
Quale differenza con il microbiota?
Il microbiota rappresenta l’insieme dei microrganismi che popolano l’intestino ed è costituito non solo da batteri ma anche da funghi, virus, parassiti, archaea e protisti. Il concetto di microbioma è più ampio rispetto a quello di microbiota, poiché non comprende solo l’insieme dei microrganismi ma anche l’ambiente in cui questi vivono, il patrimonio genetico, i metaboliti prodotti.
Ma che correlazione c’è tra microbioma intestinale e infiammazione cronica silente?
Per spiegare il legame tra microbioma intestinale ed infiammazione cronica silente è necessario fare una breve premessa ed illustrare il concetto di “barriera intestinale”, cioè l’insieme delle strutture che costituiscono la parete intestinale, lo strato mucoso, le giunzioni cellulari ed il sistema immunitario intestinale. Essa provvede da un lato all’assorbimento selettivo dei nutrienti dal lume intestinale e dall’altro impedisce che sostanze estranee o microrganismi entrino nell’intestino stesso. In condizioni normali la regolazione della permeabilità intestinale è estremamente efficiente ma esistono condizioni (come malattie, farmaci, stress psicofisico, alimentazione inadeguata) che possono perturbare tale equilibrio, determinandone un aumento, condizione definita “leaky gut”. In tale situazione, alcuni frammenti batterici, in particolare i lipopolisaccaridi, possono entrare nel sangue e venire riconosciuti come estranei dal sistema immunitario. Si attiva così la produzione di citochine pro-infiammatorie, con conseguente generazione di uno stato infiammatorio di basso grado, persistente e spesso del tutto asintomatico.
Quali possono essere le cause di un’alterazione del microbioma? È vero che anche lo stress fisico e mentale conta?
Le cause sono molteplici e tendono a sommarsi tra di loro. L’alimentazione svolge un ruolo centrale: diete ricche di grassi saturi e zuccheri raffinati e povere di fibre impoveriscono la biodiversità microbica. Contribuiscono poi l’uso di antibiotici, additivi alimentari, alcol, fumo, infezioni e l’invecchiamento. Anche lo stress conta; esiste infatti un dialogo continuo e bidirezionale tra intestino e cervello, il cosiddetto “asse intestino-cervello”, mediato dal sistema nervoso, ormoni e sistema immunitario. Diversi studi hanno dimostrato come nei soggetti sottoposti a stress mentale importante (stati d’ansia cronici, disturbi post-traumatici da stress o depressione) vi sia un’alterazione dei rapporti numerici delle popolazioni batteriche che vivono nell’intestino, condizione nota come disbiosi. Per quanto riguarda lo stress fisico, gli studi ci dicono che il movimento gioca un ruolo benefico nei confronti della biodiversità intestinale, prevenendo l’insorgenza di disbiosi. Tuttavia, gli effetti complessivi dipendono però dalla durata e dall’intensità dell’esercizio svolto: è stato notato che gli atleti di endurance hanno un’alta incidenza di leaky gut, a dimostrazione di come l’esercizio intenso protratto possa compromettere l’integrità della barriera intestinale.
E quali le conseguenze?
Gli effetti dell’infiammazione cronica silente possono riguardare localmente l’intestino, determinando sensazione di distensione, irregolarità dell’alvo e dolore addominale. Tuttavia, la disbiosi ed il leaky-gut sono stati associati ad aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2, steatosi epatica, malattie infiammatorie croniche intestini e disturbi cardiovascolari. Inoltre, attraverso l’asse intestino-cervello, sono stati riscontrati legami con ansia, depressione ed alterazione delle funzioni cognitive. Tali evidenze sono però ancora in corso di studio e non è possibile al momento stabilire delle chiare relazioni di causa-effetto, sulle quali si possa intervenire mediante trattamenti mirati.
Ci sono stati nuovi studi che hanno portato a nuove evidenze?
Gli studi riguardo il microbiota sono in fortissima espansione, con sempre più interesse anche al ruolo dei metaboliti prodotti dai batteri, come gli acidi grassi a catena corta quali il butirrato, che nutrono le cellule intestinali e hanno azione antinfiammatoria. Bisogna però sottolineare come al momento non esistano evidenze concrete su come trasformare queste conoscenze in terapia medica mirata e personalizzata.
Come avviene la diagnosi per capire se c’è un’alterazione del microbioma?
Questo rappresenta un tema di grande interesse e richiede cautela poiché l’offerta commerciale per effettuare analisi del microbioma è molto ampia e non sempre fondata. Essa viene eseguita su un campione fecale raccolto in un kit fornito dal laboratorio e sul quale si procede all’estrazione del Dna dei microrganismi. Gli strumenti più avanzati di sequenziamento genetico sono al momento il sequenziamento del gene 16S rRna, che consente di selezionare la componente batterica, e il sequenziamento metagenomico shotgun, che analizza tutto il Dna presente nel campione, fornendo un quadro più completo e dettagliato del microbiota. È importante sottolineare che, ad oggi, non esiste un test clinico validato che dica con certezza se un microbioma sia sano o meno, proprio perché la variabilità da persona a persona è enorme. Consiglio di diffidare dunque dai test “fai-da-te” venduti online, poiché l’interpretazione è assai complessa e va affidata a un professionista, nel contesto di un quadro clinico complessivo.
Cosa fare per ripristinare un equilibrio?
Al momento non esistono evidenze che ci consentano di mettere in campo una terapia personalizzata sulla base dell’analisi del microbioma del paziente. Alcuni studi mostrano come determinati ceppi batterici possano essere più utili in alcune condizioni, ma l’effetto è comunque modesto e non sempre supportato da evidenze forti. Oltre all’integrazione di ceppi batterici, possono essere di supporto i prebiotici (sostanze non digeribili come inulina, beta-glucani, frutto-oligosaccaridi che stimolano selettivamente la crescita e l’attività di batteri intestinali benefici, come i bifidobatteri e i lattobacilli) e i postbiotici (sostanze prodotte dai batteri stessi, ad esempio gli acidi grassi a catena corta, che svolgono effetti benefici sulla barriera intestinali e sul mantenimento dell’omeostasi del microbioma). Da tutto ciò si può intuire come il tema sia molto ampio e complesso e come non sia facile fornire risposte soddisfacenti.
In termini di prevenzione cosa fare?
La parola chiave è equilibrio nello stile di vita: alimentazione, attività fisica regolare, sonno adeguato, gestione dello stress, astensione dal fumo e ridotto consumo di alcol. Non servono rimedi miracolosi: il benessere del microbioma si costruisce ogni giorno, prendendosi cura della propria salute.
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