Lombalgia, addio al bisturi: oggi la cura è il movimento
L’intervista Il chirurgo vertebrale Bassani: «L’arma è la prevenzione: poco peso e più sport, così si evita la sala operatoria». Dalle tecniche mininvasive all’intelligenza artificiale, i modelli predittivi hanno cambiato il volto della chirurgia
Circa il 70% della popolazione sperimenta almeno una volta nella vita un episodio di lombalgia. Il trattamento nella maggior parte dei casi è conservativo e riguarda in particolare il cambiamento degli stili di vita. Solo una piccola percentuale di persone, infatti, è destinata alla chirurgia.
Ne abbiamo parlato con Roberto Bassani, responsabile dell’unità operativa di Chirurgia Vertebrale dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano.
Dottore, come possiamo definire la lombalgia?
È senza dubbio il male degli ultimi secoli. Tenga presente che è la prima causa in assoluto di assenza dal lavoro nella popolazione generale in Europa ma anche negli Stati Uniti. Perché è così frequente? Per abitudini di vita errate come la sedentarietà e la cattiva alimentazione che porta a sovrappeso. La problematica interessa principalmente la fascia di età 40-60 anni.
Si tratta così nella maggior parte dei casi di un problema di postura?
Dobbiamo pensare che l’uomo è un antico quadrupede diventato a un certo punto bipede, quindi, con una postura relativamente recente se guardiamo alla storia dell’uomo. La nostra attuale postura, per stare bene, ha bisogno di stare in piedi e in movimento e di non creare un sovraccarico legato a un eccesso ponderale. Se si è molto sedentari o in eccesso di peso la colonna va in sofferenza e si manifesta il mal di schiena.
Il dolore però può essere molto invalidante?
Senza dubbio ed è il motivo delle numerose assenze dal lavoro perché la lombalgia non porta solo a dolore generalmente nella parte bassa della schiena (regione lombosacrale) ma anche a difficoltà di movimento o nello stare seduti. Ma nella maggior parte dei casi i sintomi non sono dovuti a una patologia specifica. Vi è quindi spesso discrepanza tra la sintomatologia dolorosa, spesso molto intensa, e la reale alterazione patologica.
Ci possono però essere anche cause patologiche?
Certamente. Possiamo dividere le cause in due categorie: inadeguato stile di vita e patologie. L’inadeguato stile di vita riguarda circa l’80% dei casi di lombalgia, mentre nel restante 20% la causa è di tipo patologico. Tra le cause patologiche possiamo citare, ad esempio, un’alterazione anatomica dei dischi vertebrali, come la rottura di un disco che porta a un’ernia, oppure uno scivolamento vertebrale (spondilolistesi) o artrosi grave. Ci sono così delle situazioni che predispongono, indipendentemente dallo stile di vita, al mal di schiena.
Sebbene nell’80% dei casi la causa sia legata a sovrappeso, sedentarietà o altro, molte persone arrivano dallo specialista già con indagini di imaging come radiografia e risonanza magnetica. Quando è necessario sottoporsi a questi accertamenti?
Diciamo che solo più recentemente siamo arrivati alla conclusione che in oltre la metà dei casi il mal di schiena si cura “davvero” o, meglio, lo si previene cambiando lo stile di vita, quindi, per molto tempo si è pensato che per inquadrare e trattare il mal di schiena ci fosse bisogno di molte indagini e di molti farmaci. Oggi sappiamo che per porre la diagnosi è fondamentale l’esame clinico che, grazie a un’attenta anamnesi e la visita del paziente, consentono di porre il sospetto diagnostico e l’iter più idoneo che, in alcuni casi, può prevedere anche esami di secondo livello come la risonanza magnetica.
Ci sono dei sintomi che vi fanno sospettare una causa patologica?
Quando oltre al dolore c’è una sensazione di debolezza a uno dei due arti inferiori oppure delle parestesie, cioè delle alterazioni della sensibilità persistenti, ma ribadisco che è solo dopo un’attenta anamnesi e un buon esame clinico che ci guida nell’iter diagnostico e su come procedere per quel singolo paziente.
Molte donne a seguito del parto sono soggette a lombalgia? Come mai?
Il mal di schiena è anche una questione di medicina di genere. Uomini e donne hanno un’anatomia e una postura differente. Durante la gravidanza, per questioni fisiologiche, il bacino subisce delle alterazioni che a seguito del parto possono dare dei problemi come mal di schiena o incontinenza. Ecco perché lavorare sul rinforzo del pavimento pelvico sia prima sia dopo il parto è fondamentale.
È vero che nella maggior parte dei casi di lombalgia il trattamento è conservativo?
Si, partendo proprio dal cambiamento degli stili di vita. Un gesto che sembra semplice ma che nella pratica è in realtà molto difficile. Nonostante sia sempre più evidente che mantenere un peso salutare e fare movimento siano fondamentali per il benessere, sono ancora molte le persone che faticano ad entrare in quest’ottica. A seconda del caso poi possono essere prescritti dei farmaci o dei trattamenti specifici.
Quando, invece, è necessaria la chirurgia e quali le soluzioni oggi possibili?
Una cosa importante da sottolineare quando si parla di chirurgia della colonna è che negli anni il paradigma è completamente cambiato. Pensiamo, ad esempio, alle ernie che una volta venivano di frequente operate, ma che oggi, laddove è possibile, vengono curate con trattamenti conservativi. Oggi sappiamo che nell’80% dei pazienti che si presentano dal chirurgo con un’ernia del disco sintomatica si può risolvere la problematica senza intervento, controllando ovviamente la sintomatologia. Meno del 20% di questi pazienti, infatti, non risponde a terapia medica e deve essere sottoposta a chirurgia.
La chirurgia della colonna negli anni ha fatto moltissimi passi avanti?
Oggi abbiamo tecniche innovative di microchirurgia mininvasiva che consentono risultati molto soddisfacenti e un recupero straordinariamente veloce. In caso di artrosi, ad esempio, può verificarsi una compressione del nervo e grazie a tecniche mininvasive possiamo allargare l’area attorno al nervo per ripristinare una situazione di benessere. In altri casi, invece, può essere necessario stabilizzare le vertebre e anche per questi casi abbiamo soluzioni innovative. Quello che però è utile ricordare è che stiamo parlano solo del 10-15% dei pazienti con mal di schiena.
Nei prossimi giorni è in programma il 47° Congresso nazionale della Società italiana di Chirurgia vertebrale Sicv&Gis. Quali le novità?
Uno degli argomenti più innovativi che verranno discussi riguarda l’uso dei big data, ovvero i dati di Registro, nello sviluppo di modelli predittivi in chirurgia vertebrale. I Registri contengono dati su storia clinica, diagnosi, tipologia di intervento, risultati clinici e complicanze di decine di migliaia di pazienti. Questi dati possono essere usati per addestrare modelli di Intelligenza Artificiale sempre più avanzati, che sono in grado di fornire le probabilità di successo dell’intervento e di eventuali complicanze per nuovi pazienti ancora da trattare in modo estremamente accurato. I modelli predittivi possono rendere il dialogo tra medico e paziente più chiaro e concreto: quando il rischio viene stimato in modo personalizzato, la discussione non resta generica, ma si basa sulla situazione reale della singola persona. Questo aiuta il paziente a capire meglio benefici, limiti e possibili complicanze dell’intervento, partecipando in modo più consapevole alla scelta terapeutica.
In futuro la chirurgia sarà sempre più personalizzata?
Esattamente. Un aspetto interessante di questi sistemi è la trasparenza: non si limitano a dare un numero, ma mostrano quali variabili hanno contribuito di più alla previsione. Questo rende il modello potenzialmente utile non solo per informare meglio il paziente, ma anche per orientare interventi di ottimizzazione preoperatoria, come il calo di peso.
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