È in atto un impiego sempre più vasto della medicina rigenerativa

La ricerca Sono diverse le discipline che beneficiano di questi trattamenti: «Procedure che si basano sulle potenzialità delle piastrine e delle MSC»

Negli ultimi anni si è sempre più ampliato l’utilizzo di tecniche di medicina rigenerativa in ambito medico. Se tempo fa era più che altro impiegata per interventi di chirurgia plastica ricostruttiva e in traumatologia, oggi sono molte le discipline mediche che possono beneficiare di questa tipologia di trattamenti, come l’ambito cardiovascolare, neurologico, ma anche quello della chirurgia estetica.

«La medicina rigenerativa è molto versatile – spiega Laura de Girolamo, direttore del Laboratorio di Biotecnologie applicate all’Ortopedia e di RE.GA.IN (Regenerative Galeazzi Institute) all’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano – e negli ultimi trent’anni il suo sviluppo è stato notevole. Si tratta di procedure che si basano sulle potenzialità dei derivati del sangue (come il PRP, ovvero plasma arricchito di piastrine) e delle cellule, in particolare le MSC, cellule stromali mesenchimali che sono state identificate la prima volta nel 1972 e che hanno la caratteristica di essere recuperate in maniera molto semplice da diversi tessuti».

Preparati tissutali

Come conferma anche la specialista spesso quando si parla di medicina rigenerativa la si associa molto spesso alle cellule staminali. «Parlare di staminali – prosegue –non è corretto. Questo perché i trattamenti a cui può accedere oggi il paziente non sono dei preparati di cellule staminali, bensì dei preparati tissutali (di solito midollo osseo o tessuto adiposo) che contengono diverse popolazioni cellulari, tra cui le MSC. Inoltre, le tecniche di medicina rigenerativa non si basano soltanto sulle proprietà e sull’azione di queste cellule, ma anche appunto del sangue, nello specifico delle piastrine».

«Quando le cellule che chiamiamo MSC furono scoperte - precisa de Girolamo – si pensò fossero staminali poiché non avevano un fenotipo ancora definito, cioè una connotazione precisa come ad esempio le cellule specializzate di fegato o cartilagine, e perché in opportune condizioni riuscivano a differenziarsi in alcuni tipi cellulari. In cinquant’anni però la scienza ha fatto passi enormi e ci si è resi conto che le MSC provengono dalla parte solida e vascolarizzata dei tessuto, e che non hanno le stesse proprietà delle staminali, come ad esempio quella di replicarsi all’infinito e di differenziarsi pressoché in tutti i tipi cellulari».

Le MSC oggi isolabili facilmente sia dal tessuto adiposo che dal midollo osseo, come detto, hanno vari impieghi, in particolare sono molto utilizzate nel trattamento di patologie muscolo-scheletriche. «Queste cellule – spiega ancora la biologa – sono in grado di comunicare con le cellule del tessuto o dell’organo in cui vengono impiantate o infiltrate. Agiscono come dei messaggeri rilasciando specifici segnali, ad esempio alle cellule della cartilagine se parliamo di un’articolazione, in modo che le cellule della cartilagine stessa reagendo a questi stimoli mettano in atto i meccanismi che consentono di ridurre l’infiammazione e ripristinare un ambiente articolare più fisiologico».

Il meccanismo

Oggi sappiamo che le cellule utilizzate, quindi, non vanno a riparare il difetto o a sostituire le cellule mancanti del tessuto danneggiato, ma piuttosto attivano i meccanismi alla base di un ripristino temporaneo della condizione fisiologica, favorendo così di tutte le normali funzioni.

Non solo cellule estratte dal tessuto adiposo o dal midollo osseo, la medicina rigenerativa, come detto, sfrutta anche le potenzialità del sangue o meglio delle piastrine. La procedura, in questo caso, prevede un normale prelievo di sangue venoso che in pochi minuti viene processato per concentrare la componente piastrinica. Al termine del procedimento viene eseguita un’infiltrazione nell’articolazione. «Anche il PRP – conferma – ha utilizzi diversi per molteplici indicazioni, quindi, la metodica è molto versatile».

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