Stress da iperconnessione. L’allarme degli esperti
Lo psichiatra Massimiliano Dieci: «Sottovalutato il tempo online, nei minori crescono insonnia e obesità»
Lettura 4 min.Sempre più stressati dai ritmi della quotidianità e sempre più iperconnessi. È questo il panorama degli italiani a seguito di numerosi studi sul tema. Si tratta di aspetti da non sottovalutare in quanto lo stress, nella sua accezione negativa (definito anche “distress”) può avere effetti anche importanti sul benessere psicofisico. Ne abbiamo parlato con il dottor Massimiliano Dieci, responsabile dell’Unità operativa di Riabilitazione psichiatrica degli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza.
Diversi studi hanno rivelato che lo stress da lavoro è per gli italiani la principale causa di disagio mentale?
Oggi abbiamo la certezza che lo stress lavorativo, nel mondo occidentale, è nella percezione delle persone la prima fonte di stress psicologico. E tutto questo negli anni è aumentato e la curva è ancora ascendente. Non si tratta di un’impressione, ci sono numerosi dati in materia grazie a studi epidemiologici che sono statti condotti negli ultimi anni. In sostanza, se si va a chiedere alle persone quali sono le cose che le preoccupano di più e per le quali si sentono sotto pressione, mediamente la risposta è il lavoro. E tutto questo lo vediamo anche noi professionisti della salute mentale durante i colloqui con i pazienti.
Ci aiuta a capire perché?
Il perché ormai è evidente. Il contesto lavorativo è diventato sempre più “richiestivo” e le pretese sono sempre più alte. A questo si aggiunge anche il fatto che c’è una precarietà diffusa, che è un elemento di incertezza, e che può portare ansia. Altro fattore da tenere in considerazione è che oggi c’è sempre meno una distinzione tra vita privata e vita lavorativa. Pensiamo ai primi anni in cui la tecnologia ci ha permesso di lavorare anche a distanza, da casa, e a quali sono gli effetti oggi del poter sempre essere raggiungibili e operativi. Mettiamo insieme tutti questi elementi e lo stress aumenta.
Ma quali possono essere le principale conseguenze per la salute mentale in questi casi?
È utile sottolineare che non sempre lo stress è negativo e provoca patologie. C’è una quota di stress che può essere anche positiva perché diventa un motivatore, qualcosa che ci spinge ad essere proattivi. Quant’è la quota? Non è assoluta, è individuale. Ci sono persone che per costituzione psicologica, per storia personale e per biologia, sono più capaci di tollerare lo stress e persone che, invece, prima di altri vanno incontro alle conseguenze dello stress.
Parliamo anche di patologie importanti?
Inizialmente le conseguenze negative non sono gravi. Ci può essere un po’ di preoccupazione, di insonnia e di malumore. Successivamente però si possono sviluppare dei sintomi più gravi, per cui il malumore diventa depressione, la preoccupazione diventa ansia, fino a forme molto gravi come una depressione maggiore. Le forme depressive possono essere lievi oppure così serie da necessitare anche di un ricovero in ospedale. Ma le conseguenze dello stress non sono solo mentali, anche il fisico ne può risentire, pensiamo, ad esempio alle malattie cardiovascolari e alle problematiche gastrointestinali o metaboliche.
Quali i campanelli d’allarme che ci devono fare capire che c’è un problema?
Una difficoltà nel dormire tutta la notte, una ridotta capacità di concentrazione o trascorrere tutto il tempo libero a letto sono segnali da attenzionare. Altri segnali da cogliere possono essere di tipo fisico come la tachicardia, una sensazione di tensione muscolare, il mal di testa o disturbi gastrointestinali. A questo possono aggiungersi irritabilità e aumento di peso. Nelle forme più gravi ci può essere una difficoltà a alzarsi la mattina e ad affrontare le giornate, ma anche un ritiro sociale. Un sintomo importante è quello di non riuscire più a percepire il piacere delle cose (anedonia), in sostanza succede una cosa positiva ma a questo non segue una risposta emotiva di gioia o soddisfazione. Stiamo vedendo anche molti pazienti che arrivano a ricorrere anche a sostanze d’abuso come alcol e droghe.
Nonostante i dati siano chiari, il mondo del lavoro è sempre più competitivo. Cosa dovrebbero fare le aziende per preservare la salute mentale dei propri dipendenti?
Qualcosa è stato fatto ma è chiaro che c’è ancora molto da fare. Alcuni passi in avanti riguardano il welfare aziendale. In Italia, inoltre, è stato promosso il bonus psicologo anche se, guardando ai dati, il rapporto tra richiesta e ottenimento del bonus al momento è insufficiente. Il problema è che andrebbe ripensata la cultura aziendale per porre maggiore attenzione alla salute dei lavoratori, compresa la salute mentale. Entriamo però in un campo complesso perché per mettere in atto misure di questo tipo servono strumenti organizzativi differenti e per le aziende questo è spesso vissuto come un costo. In sostanza non vengono considerati i risvolti positivi perché, se si migliora il benessere psicofisico del lavoratore, si ottiene un miglioramento dell’organizzazione e di conseguenza si migliora anche il rendimento dell’azienda.
Ad aggravare ulteriormente la situazione il fatto che oggi siamo sempre più iperconnessi, non solo per motivi di lavoro ma anche nel tempo libero (social, whatsapp, ecc)?
Questo è un problema enorme e per il quale siamo un po’ tutti, professionisti della salute compresi, impreparati perché ci è scoppiato tra le mani nell’arco di 10-15 anni. Siamo passati dagli sms ai social network senza nemmeno rendercene conto. Mi capita di chiedere ai miei pazienti quante ore passano al telefono e quando leggiamo insieme i dati relativi all’utilizzo ci rendiamo conto che c’è una sottovalutazione clamorosa. Parliamo di 4-6 ore al giorno, un dato che fa paura. Siamo tutti iperconnessi ma abbiamo perso l’abitudine all’interazione di persona. Oggi sappiamo che i social sono messi a punto per creare una vera e propria dipendenza e questo non va bene perché l’interazione attraverso questi strumenti non è quella per la quale noi siamo biologicamente strutturati.
Quali i risvolti? Recenti studi pubblicati su prestigiose riviste scientifiche hanno rivelato, ad esempio, che dare uno smartphone a un minore di 13 anni può avere ricadute sulla salute mentale?
Ci sono dei dati impressionanti sul fatto che, soprattutto nei giovani adolescenti, essere iperconnessi modula in modo negativo una serie di funzioni cognitive, si parla anche di modificazioni della corteccia cerebrale. Studi pubblicati sulla rivista scientifica “The Journal of Pediatrics” hanno rivelato che i bambini che ricevono il cellulare a 12 anni, invece che a 13 anni, mostrano un aumento della probabilità del 62% di sviluppare disturbi del sonno e del 40% di diventare obesi. Altro studio preoccupante è relativo all’incapacità dei bambini che trascorrono molto tempo sullo smartphone di riconoscere la mimica dei volti, ovvero l’espressione emotiva delle persone. Questi bambini non sono più capaci di riconoscere lo stato emotivo del viso che hanno davanti, di distinguere tra rabbia e felicità. Immaginate questo come si riflette nell’interazione sociale.
Come trovare un giusto equilibrio tra lo stress a cui la società ci espone e il proprio benessere psicofisico?
Non è facile dare una risposta che valga per tutti. Un consiglio utile potrebbe essere quello di essere consapevoli di questa iperconnessione e per questo imparare a limitare noi, ma anche i nostri figli. Per quanto riguarda invece lo stress, dobbiamo imparare a limitarne le fonti. L’attività fisica è un ottimo strumento. Avere una buona rete sociale è un altro alleato del benessere psicofisico così come il sonno di qualità. Quando tutto questo però non è sufficiente e si manifestano i sintomi già citati, il consiglio è di rivolgersi a un professionista della salute mentale, psicologo o psichiatra, per avere dei consigli e degli strumenti, ma anche, laddove necessario, la prescrizione di farmaci.
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