Esclusivo Suwarso: «Stadio, progetto pronto! Città Disneyland? Mi sono spiegato male»
Una lunga intervista al presidente del Como, con la squadra ormai in zona scudetto: «Pronti a presentare il piano. Confermo l’idea di prezzi bassi nei locali che vi faranno parte»
Mirwan Suwarso sembra venuto dallo spazio. Potrebbe essere un personaggio di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, di Spielberg. Venuto da un altro mondo, con buone intenzioni. Certe volte ha la luce negli occhi di K-PAX di Kevin Spacey, uno che vede oltre il nostro orizzonte. Ogni incontro con il presidente del Como non è mai banale. E restiamo sempre basiti nel vedere la serenità, persino il divertimento fanciullesco, ludico, con cui affronta temi e problemi che in realtà sono strategicamente delicati, sui quali ha una grossa responsabilità, operativa ed economica, per conto della famiglia Hartono.
E sui quali, va detto, ha sbagliato pochissime volte. Un genio? Un visionario? Glielo abbiamo chiesto. Sicuramente un personaggio che in molti a Como non hanno ancora ben compreso, perché così distante dalle frenesie, dalle ansie, con cui (ad esempio) spesso si gestisce il calcio in Italia. Ma Suwarso non è solo calcio. Anzi, lo è in quota minoritaria. Non è il suo campo. Lo diverte. Tanto. Ma il suo terreno è il business, la strategia per far diventare sostenibile un progetto. Lo abbiamo incontrato nel momento forse più florido della squadra che dirige, la squadra che parlare (e un po’ tremare) il mondo fa. Tra campionato, Coppe, stadio, strategie di marketing e... videogiochi.
Buongiorno presidente.
Buongiorno (sorride, si lascia andare sullo schienale, divertito, nell’attesa delle domande, ndr). Ho un quesito io, stavolta.
Prego.
Era rigore quello di Milla? Per me sì.
E cosa pensa della stampa italiana che dice che il Como è favorito dagli arbitri?
Non vedo i dibattiti in tv, per la lingua. Seguo sui social. Mah... credo che gli episodi si compensino, che il dibattito spesso vada dove tira il vento, un piano dialettico, tesi alimentate per il gusto della discussione. Il fallo su Diao con la Roma? Quello su Da Cunha a Torino? quello su Valle sul gol della Fiorentina? Non ci faccio tanto caso, è materia per riempire i salotti tv.
Soddisfatto della squadra, immaginiamo.
Sì, sono molto contento. Abbiamo fatto bene.
Via il dente, via il dolore: se le diciamo scudetto? Il Como è quarto, a due punti dall’Inter...
(allarga le braccia, guardando in alto, ndr). Sono passate dieci giornate. In Italia c’è questa indole a voler trarre conclusioni subito. Mancano tante giornate alla fine del campionato, vedremo se saremo ancora lì quando avremo giocato 35 partite.
Eppure il Como è la nuova realtà del calcio italiano.
Per noi è solo un passo in più nell’ottica di lavorare e migliorare. Work work work.
Il successo con la Cremonese che vi ha dato la certezza della Champions; l’esordio in Champions; il successo nella notte con il Manchester; essere a due punti dall’Inter. Quali di queste cose l’ha emozionata di più?
(Ci pensa bene, come un bambino che deve scartare il regalo di Natale, ndr) Direi la notte del Manchester. Credo che sia stata speciale. Ero emozionato quella sera. E soprattutto ero incredulo: 1-0? 2-0? 3-0? Mi guardavo intorno e mi dicevo: ma non è possibile. Però devo aggiungere una cosa.
Dica.
Mi ha colpito anche molto la partita con il Frosinone, perché ho visto una squadra che ha giocato un calcio pazzesco e mi piace quando vedo qualcosa di bello. Adesso lo seguo molto, mi piace vedere le sue partite.
Torniamo alla Champions. Come è nata l’idea di regalare i posti della tribuna d’onore ai vecchi abbonati?
E’ stata una cosa spontanea. Un omaggio alla città, a chi c’era prima di noi. Il Como non è nato con noi, il pensiero per una notte così speciale è andato a chi aveva seguito la squadra tanti anni e adesso non poteva esserci, restava fuori. Una piccola cosa, i posti non erano tanti, ma era necessario.
Ripetiamo la domanda. Quanto è soddisfatto del rendimento della squadra?
Il calcio è solo un aspetto del nostro lavoro. Ma l’obiettivo forte, il primo focus, è rendere sostenibile il club. E’ il mio primo compito, è quello a cui penso la mattina quando mi alzo.
Quanto ci vorrà?
Spero in due anni. Il fai play finanziario ci spingerà ad accelerare.
Come si farà?
Prima o poi, più prima che poi, saremo costretti a sfruttare la valorizzazione dei giocatori che abbiamo realizzato con il grande lavoro dello staff tecnico. Sì, insomma: a cedere qualche pezzo della nostra collezione.
Allora la sostenibilità finanziaria si scontra con l’obiettivo sportivo...
Il nostro target sul campo è quello di migliorare sempre, questo non cambierà. Forse ci saranno annate meno brillanti, capiterà, ma cercheremo sempre di essere competitivi.
Cedendo giocatori?
Facciamo un esempio. Chi vendiamo?
Diao.
Nooooo, Diao no (ride di gusto e gli vengono gli occhi a cuoricino, ndr). Va beh, poniamo Diao. Bisogna andare a cercare un giocatore che possa sostituirlo, che faccia lo stesso percorso. Restando ad alto livello e facendo di nuovo aumentare il valore tecnico ed economico di chi arriva. Il modello può essere l’Atalanta degli ultimi anni. Ha creato valore, ha lavorato con i giovani, ha frequentato sempre le zone alte dalla classifica senza calare troppo nelle “annate no”.
Fabregas.
Cosa?
La società ha fatto un grande lavoro, è indubbio. Come in F1, serve una macchina veloce e un pilota campione. E’ indubbio che Fabregas sia un asso. Senza di lui il Como sarà lo stesso?
Vedremo. Ce ne occuperemo al momento debito.
Ma ci sono segnali?
Sono uomo di fede e so che non possiamo controllare tutto. Io ho fatto tre matrimoni e tutti e tre pensavo fossero quelli definitivi... Con Fabregas c’è un ottimo rapporto. Molto chiaro, molto trasparente. Credo che il giorno in cui dovesse avere voglia di altro, ci avvertirà per tempo.
Su Kean avete sbagliato?
No. Abbiamo fatto controlli approfonditi. Poi ha avuto un problema indipendente da quello. A Genova è entrato benissimo, abbiamo un contratto lungo, Kean farà bene al Como perché è un ottimo giocatore.
E’ vero che voterete Galliani per la presidenza della Figc?
Siamo pronti a collaborare con chiunque sarà eletto. Di Galliani ci piace la sue grande esperienza nel calcio.
Come andiamo sullo stadio?
Bene. Abbiamo ultimato tutte le procedure per poter presentare in Comune il progetto rivisto e corretto dopo le controdeduzioni che erano state poste. Non chiedetemi quando verrà portato in Comune, se ne occupano i miei uffici. La parte che ho seguito io è ultimata. Siamo pronti.
Ma i tempi?
Prima bisogna capire i tempi che verranno dettati dalle regole in materia. Io partirei anche domani. Dunque lavoreremo nei tempi più stretti possibile stando ai regolamenti del Paese.
Conferma che c’è l’intenzione di creare aree food a basso costo per consentire ai comaschi di alleggerirsi dai prezzi dell’overtourism?
Confermo assolutamente. Sarà una bella sfida.
A proposito: lo sa che il termine Disneyland usato da lei per descrivere il progetto Como declinato su varie piattaforme economiche (food, entertainment, fashion) ha creato un po’ di malumore? O quanto meno ha spaventato..
Me ne sono accorto (sorride come chi ha fatto una marachella, ndr). In effetti ho usato un termine che si prestava a equivoci. Magari hanno pensato che volessimo fare un parco divertimenti perenne. Potrei usare altri termini (si mette a smanettare sullo smartphone, sempre con espressione divertita, a cercare definizioni che possano calzare al suo concetto, ndr). Potrei dire... evento concerto, così come un artista top riesce a declinare la sua attività in varie direzioni, dalla sala incisione, al disco al concerto, al merchandising. Oppure il settore wine, dalla vigna alla tavola, alla vendita che però diventa experience con gite mirate nelle case vinicole famose. Oppure la Ferrari, che ha tutto un mondo che ruota sul suo marchio. Ho usato la parola Disney perché hanno saputo differenziare molto, forse più di tutti, attorno a un brand. Tutto lì.
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