Fabregas: «Via da qui? non esiste, nulla meglio di Como. Paz? Ci tiene...»
I L CONDOTTIERO Fabregas dopo una stagione indimenticabile: «Questo è davvero il contesto perfetto per me». «Emozioni che non so descrivere. Ora vogliamo cominciare presto per avere la squadra pronta prima possibile»
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Como
Cesc Fabregas, nel marasma di Cremona, tra un gavettone e l’altro, l’aveva promesso. Ed eccolo, poche ore dopo il bagno di folla di lunedì sera, in una conferenza stampa speciale per celebrare la conquista della Champions. Nella sala del Sinigaglia gremita di giornalisti, in cui entra accolto dagli applausi. E pronto a ripercorrere il passato e a guardare già al futuro.
«E’ stata una stagione di alti e bassi, pochi bassi. Ma ci sono stati. Il momento più difficile è stato questo finale, dopo le trasferte difficili con Udinese e Sassuolo, l’eliminazione in semifinale con l’Inter... Lì è stato il momento in cui stringerci di più, per una squadra giovane come la nostra non è semplice, non è scontato. E i ragazzi sono stati bravissimi a rialzarsi, vincendo a Genova, ricominciando a non prendere gol. Lo 0-0 con il Napoli l’ho vissuto male, come un’occasione persa. Ma poi siamo stati bravissimi, i ragazzi hanno fatto un capolavoro. Perché in fondo noi nelle prime quattro prima c’eravamo stati pochissimo».
Il presentimento
Un’accelerazione nel finale che Cesc paragona a quelle delle due annate precedenti. «In B ricordo che dopo la partita proprio con la Cremonese, in cui loro segnarono alla fine, mi è scoppiato il fuoco dentro. E ho detto dobbiamo vincerle tutte. E non abbiamo perso più, sei vittorie e tre pareggi. L’anno scorso lo stesso, nel finale abbiamo vinto sei partite di seguito. Stavolta siamo arrivati anche stanchi fisicamente, e un po’ contati nelle scelte, è stato un campionato pesante».
Eppure, quella sensazione che Fabregas ha avuto prima di Como-Parma... «Me lo sentivo che se avremmo vinto le ultime due partite qualcuno avrebbe sbagliato, noi dovevamo vincerle a tutti i costi, avevo dentro questa sensazione. E i ragazzi hanno rispettato i patti, hanno fatto un capolavoro».
Le telefonate: da Pisacane a Mou
Con un bel particolare personale, cioè che l’aiuto è arrivato dal Cagliari del suo amico Fabio Pisacane. «La seconda telefonata che ho fatto è stata a lui, subito dopo aver chiamato la mia famiglia. Una videochiamata per fargli vivere la nostra festa. Fabio avrebbe giocato comunque per provare a vincere a Milano, è una persona molto onesta. Ma è stato bello che un aiuto sia arrivato proprio da lui». A proposito di colleghi, ce ne sono tanti che gli hanno fatto i complimenti, «Conte, Mourinho, Wenger, tantissimi miei ex compagni. Non ce l’ho fatta a rispondere a tutti, mi scuso pubblicamente. Ci proverò in questi prossimi giorni». Intanto ripassa mentalmente quei momenti appena vissuti.
Le emozioni
Ancora, come due anni fa – un ricordo che proprio prima di giocare con il Parma Cesc aveva rispolverato con emozione -, ci sono stati interminabili secondi prima di gioire, aspettando il risultato di un’altra partita, quasi un segno del destino. «Sono momenti che non si possono raccontare, un’emozione che si può solo vivere e godere, tutto succede velocemente, lo stress è altissimo, sono sensazioni incredibili».
Come incredibile è stato festeggiare con i tifosi, e Cesc lo dice spesso quanto sia importante anche godersi questi momenti. E sente l’orgoglio di far parte della storia del Como. «Tanto orgoglio in quel momento in cui è arrivato il fischio di San Siro, e la bellezza dei festeggiamenti, della gioia della gente. Ho visto ragazzi emozionatissimi, come Iovine e Gatto, che questo percorso lo hanno fatto tutto. E in questo momento voglio ricordare le persone che hanno contribuito a costruire la strada che ci ha portato qui, penso a giocatori come Bellemo e Gabrielloni, penso a Longo e a Gattuso, che mi hanno preceduto mettendo le basi di questo cammino».
«Il contesto perfetto è Como»
Lontano da Como, oggi, Fabregas non saprebbe vedersi. «No, in questo momento non esiste proprio». Questo, del resto, «è il contesto perfetto per me in questo momento della mia vita, del mio cammino. E lo è anche per le persone con cui sto lavorando, per l’ambiente, per tutto. Sono all’università, sto ancora imparando, sto maturando, siamo già cresciuti tanto ma non siamo ancora nemmeno al cinquanta per cento».
Allenatore cambiato
Guardando a sé stesso, «mi vedo migliorato soprattutto nella gestione della partita dalla panchina. Durante questa stagione sono migliorato, sono molto più tranquillo rispetto all’inizio, prima ero troppo emotivo. Ma c’è stato un miglioramento sotto tutti gli aspetti, anche nella capacità di rialzarci dopo le sconfitte, che è molto importante».
Allenatore cambiato
E poi, ha messo a tacere tutte le polemiche su risultatismo e giochismo. Lui ha unito tutto, bel gioco e grandi risultati. Un insegnamento per il calcio italiano? «Io non sono nessuno per dare consigli agli altri. Ogni allenatore ha i suoi sistemi, ed è giusto così. In quanto alle critiche e alle polemiche, io ascolto solo le critiche e i consigli di chi mi conosce e sa come lavoriamo, conosce le nostre idee e il nostro progetto. Il resto non mi interessa».
Nuova squadra in tempi rapidi
Ora Cesc vede già davanti a sé una nuova entusiasmante stagione. «Che però sarà durissima, molto più difficile, questo ricordiamocelo. Adesso ho bisogno di qualche giorno di tranquillità, ma poi si parte subito con questa nuova esperienza». Si riposerà giusto il minimo indispensabile. Anche perché la strategia di mercato è già chiarissima: «Come l’estate scorsa bisogna cominciare prestissimo per avere la squadra pronta prima possibile, abbiamo visto la differenza con l’anno prima, quando diversi giocatori sono arrivati all’ultimo, ragazzi come Kempf, come Paz, e si perde per forza del tempo. Quest’anno invece ci ha aiutato moltissimo avere la squadra quasi fatta fin dall’inizio, anche perchè poi con il mercato le cose non vanno sempre come si vorrebbe. Eravamo partiti con il difensore centrale come primo obiettivo, e Diego Carlos invece è arrivato all’ultimo...».
Ora serve più esperienza
Questa prossima stagione, poi, sarà ancora più piena di partite, «quindi avremo meno allenamenti e dunque in estate giocheremo di meno e dovremo lavorare di più, la squadra dovrà essere pronta il prima possibile. Come la vogliamo costruire? Beh, più giovane di così non credo sia possibile. La arricchiremo in esperienza, che poi è un concetto difficile da definire, che non dipende necessariamente dall’età, ci sono giocatori anche abbastanza giovani che possono averne di più di qualche ultratrentenne».
Il futuro di Nico
Capitolo Paz. Fabregas apre uno spiraglio di ottimismo. La qualificazione in Champions potrebbe aiutare a trattenerlo nel Como? «Sicuramente anche in questi giorni abbiamo visto quanto Nico sia affezionato al Como, quanto ci tenga. A Cremona era in panchina anche se non poteva giocare, è stato in prima fila nei festeggiamenti... Lasciamo lavorare la società, con il Real stiamo già parlando da un po’. La cosa importante per noi è sapere il prima possibile cosa farà per poter preparare al meglio la stagione. Io sull’argomento sono tranquillo, vedremo come andrà».
Gli avversari in Champions
Nessuna preferenza sugli avversari da incontrare in Champions. «No, mi voglio godere l’emozione del sorteggio. Già vedere il nostro nome sarà bellissimo. Ma ricordiamoci che giochiamo su tre fronti, non due, perché c’è anche la Coppa Italia. E non pensate che possa esserci una partita che potremo affrontare con meno attenzione rispetto a un’altra, cercheremo sempre di vincerle, chiunque sia l’avversario».
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