«Io a Como stile e vespa. E porterò
Beyoncè»
Parla lo stilista Villanesor, Chief Brand Officer del Como 1907. «Ho incontrato Suwarso per caso, scoccò la scintilla. Mi sono trasferito da Los Angeles, qui è troppo bello. Sono famoso per una t-shirt indossata da Kobe Bryant»
Lettura 4 min.Rhuigi Villanesor sembra un ragazzino. Ha 34 anni, ma ha il sorriso e l’entusiasmo di un teenager. Sfumature che aiutano nell’approccio a questo personaggio per certi versi misterioso. Non perché lo sia veramente, visto che è stilista di un noto marchio di moda, la Rhude, famoso in tutto il mondo, ma perché ormai da tempo è l’ombra di Mirwan Suwarso, con cui vede tutte (ma proprio tutte) le partite del Como. E soprattutto è l’uomo cui il presidente ha affidato lo sviluppo del brand Como, a livello di lifestyle (ruolo preciso: Chief Brand Officer). L’uomo che si è inventato il progetto che sarà annunciato a metà luglio, e che coinvolge altri 16 club nel campo del merchandising, destinato a far lievitare i ricavi del Como. Si presenta con cappellino messo alla rovescia e shorts e il solito sorriso gentile, pronto per la chiacchierata che serve per raccontarlo alla gente di Como.
Buongiorno mr. Villanesor. Ci spiega come è entrato in contatto con il Como?
La prima volta che sono venuto in Italia, era il 2018, per questioni legate al mio brand, ero di stanza a Milano. Presi il taxi e venni a fare un giro a Como, perché conoscevo questo posto di fama. Sai, Clooney, StarWars, ecc. Ricordo che guardai sul telefonino per vedere dove andare a fare un aperitivo cool, e trovai l’indicazione di Villa d’Este. Wow, fantastico. Un luogo di cui mi sono subito innamorato.
Ok, ma il Como?
Sono venuto spesso qui, poi. Ma i primi contatti sono stati con il mio agente. Piuttosto generici. Non conoscevo il calcio, nel senso che non ero un appassionato. Ma c’era questa storia intrigante. I colloqui con il mio agente si sono interrotti, ma Mirwan ha voluto conoscermi ugualmente. E quando abbiamo parlato abbiamo scoperto di avere la stessa visione.
Dunque?
Dunque abbiamo messo a punto un piano per sviluppare il brand del Como su vasta scala, ovviamente sfruttando il campo della moda.
Qual è l’idea?
Se avessimo lavorato solo sulla realtà sportiva, nel senso legata esclusivamente alla squadra, sarebbe stato più difficile moltiplicare il business. Allora l’idea è stata quella di occuparci dell’extra campo, del merchandising legato agli abiti.
Il famoso progetto che coinvolge più club?
Infatti.
Quando lo presenterete?
In estate, dopo metà luglio.
Dunque vi siete trovati d’accordo.
Pensare di entrare nel campo del fashion, è suggestivo ma non è una cosa facile. Pensare di farlo affidandosi a un marchio già radicato come Rhude, è stato come viaggiare in autostrada.
Come è nato lo stilista Rhuigi Villanesor.
La storia è interessante. Se volete, ve la racconto.
Certo. Villanesor, che cognome è?
Abbiamo origini filippine. Con papà (architetto) e mamma (sarta) abbiamo girato il mondo, poi un colpo di stato ha fatto crollare di colpo le finanze di famiglia. Non avevamo più un soldo. E allora siamo andati a Los Angeles.
Dura.
Dormivamo in cinque in una piccola casa, io in un lettino tutto schiacciato contro la parete. Ho finito la scuola, ma non avevo i soldi per iscrivermi al college. Però avevo il sogno di entrare nella moda. Mi sono fatto strada, sinché una decina di anni fa ho creato il marchio Rhude.
Che vuol dire?
Rh sono le prime due lettere che caratterizzano tutti i nomi dei componenti della famiglia, quelle due lettere le ho tatuate anche qui sulla nuca (ce le mostra, ndr). Poi ho composto la parola Rhude, che deriva da rude, ruvido, duro. Come la mia esperienza, uno che viene dalla strada.
Gavetta. Poi?
Poi ho creato una t-shirt. C’era disegnato un motivo tipo bandana. Pochi giorni dopo l’ha indossata Kobe Bryant, Lebron James e Kendrick Lamar. In due giorni credo di aver guadagnato un milione di dollari. Poi l’hanno messa tutti, attori, cantanti... E’ stata la svolta della mia vita. Lì è nata davvero Rhude.
Che impressione le ha fatto la prima volta allo stadio?
Era Como-Bologna, prima partita di serie A di due anni fa. Mi ricordo bene l’impatto. Ho avuto subito la netta sensazione che quel quadro che avevo davanti a me, potesse partorire qualcosa di grande, essere tramandato, farne una storia cool. Il campo, la gente, il gioco, il lago. Bellissimo.
Però poi è diventato un tifoso...
Puoi dirlo forte. Ti fai prendere. Poi non è una storia normale, è una cavalcata eccezionale. L’anno scorso ho perso forse solo sue partite. Quest’anno le ho viste tutte, anche in trasferta.
Com’è vedere le partite accanto a Mirwan?
Divertente. Abbiamo la stessa visione delle cose, ci intendiamo. Parliamo molto, ma ci copriamo la bocca con la mano perché magari ci riprendono le telecamere.
Rhude il nome del brand, Curva il nome del negozio: le piacerà il tifo più appassionato.
Certo, è una componente affascinante. Credo che ci vogliano tutte le componenti. Ralph Lauren ha iniziato con l’abbigliamento sportivo ma poi è diventato uno stilista elegante. Così Rhude non rinuncia a un solo aspetto.
Cosa la affascina di più del progetto Como?
L’energia. L’energia che questa squadra sprigiona nella gente, il fatto che questa storia dura sette giorni su sette, anche se passeggi per la città in settimana la vedi sempre presente. E poi l’energia della gente allo stadio.
E’ vero che ha lasciato Los Angeles per Como?
Vero.
Come mai?
A Los Angeles ci conosciamo tutti, quelli che lavorano in un certo mondo. Ma devi stare attento a dove vai, ci sono i paparazzi, non sei libero. Quando sono venuto qui ho capito quello che diceva Clooney: puoi andare in giro liberamente, andare in trattoria e vivere in modo genuino.
Trattoria?
A Los Angeles per mangiare bene devi andare in un ristorante stellato, qui ogni posto è fantastico.
Il suo preferito?
Tanti. Dico Rino, locale in centro perché fa una trippa meravigliosa.
Le piace la trippa?
Sì sì, è il mio piatto preferito. Anche se, certo, non lo puoi mangiare tutti i giorni...
Dove abita?
A Moltrasio. Meraviglioso. Mi piace girare per i paesini del lago. Laglio, Carate... Mi piacciono le chiese. Sono cattolico. Quella di Moltrasio è molto bella.
E come si sposta?
In vespa?
Come?
Sì sì, molti miei colleghi si spostano in Ferrari o in Lamborghini, vanno bene per Los Angeles io a Como preferisco la Vespa. Ne ho una tricolore.
Dicono che lei è amico di Beyoncè...
(ride, ndr) Sì sì, ho molti amici nel campo dello spettacolo e anche dello sport. Come Thuram: Marcus dopo Como-Inter ha voluto fare una foto con la maglia del Como di Como-Parma. Conosco bene Lewis Hamilton. Beyoncè è mia amica. A lei piace molto il lago di Como, ci è venuta. Siamo rimasti d’accordo che la prossima volta che verrà la porterò allo stadio.
Tornando al suo lavoro: il tifoso di calcio è molto tradizionalista. Lei ha lanciato due maglie “one match” un po’ ardite contro Inter e Parma. Cosa pensa? Rispetta il tradizionalismo o ha intenzione di buttarsi nuovamente in qualcosa di ardito.
Quando hai qualcosa da dire per farti notare, devi urlare. Ma se vuoi farti ricordare, devi essere moderato e costante. Ho fatto quelle due maglie per urlare qualcosa. Ma l’anno prossimo il Como giocherà per la prima volta con la maglia disegnata da me. E vedrete: è molto, molto, molto tradizionale.
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