«Io, lanciato da Pippo. Grazie a lui e Correnti ho superato la paura»
L’intervista Marco Tardelli, campione del mondo, ex del Como: «All’inizio è stata dura. Il training autogeno mi ha aiutato anche alla Juve»
Lettura 2 min.Tanti potrebbero raccontare il Marchioro del Como. Pozzato e Fontolan ad esempio con lui fecero tutte e tre le promozioni. Ma c’è una persona speciale, tra quelle furono allenate dal tecnico milanese scomparso giovedì, che ha un ricordo particolare. Marco Tardelli. Che arrivò a Como giovanissimo, giocò qui un anno, fu un elemento esplosivo e prezioso della promozione in seria A del 1974-75, prima di decollare alla Juventus.
Pippo Marchioro non c’è più.
Che tristezza. Aveva 90 anni, una vita lunga e piena di passione.
Tardelli arrivò a Como a 20 anni, dal Pisa.
Beltrami venne informato che c’era questo ragazzo mingherlino che scorazzava sulla fascia da terzino. E mi prese. Facendo fare un investimento alla società.
Arrivo a Como.
All’inizio andò male. Avevo nostalgia. Mi misero nell’appartamento di via Masia, assieme ad altri compagni, ma mi trovavo male, ero triste, depresso, sentivo nostalgia di casa. E infatti nelle prime partite andai male.
Allora?
Allora Marchioro e Beltrami, il ds, parlarono tra loro. Poi chiamarono Correnti, il capitano, che vista l’esperienza e l’età non viveva con altri ragazzi giovani,e gli dissero: da domani Tardelli viene ad abitare a casa tua. E così andò. E svoltai. Correnti fu la mia chioccia. Ma tutto con la supervisione di Marchioro che con me ebbe tanta pazienza. Mi aspettò, non mi mise fretta. E poi fece una cosa bella.
Tipo?
All’inizio della stagione, visto che ero un po’ in difficoltà, si preoccupò che alla fine di ogni partita, che fossimo in casa e in trasferta, io tornassi a casa. Organizzò che mi accompagnassero alla stazione. Fu un grande gesto perché mi sentii protetto.
Ci fui anche un cambio tattico.
Iniziai da terzino, ma dopo un po’ di tempo Marchioro mi mise fare il mediano. Di corsa. Iniziai con il numero 3, ma poi passai al 4. Anche perché sulla fascia poi giocò Boldini. E da lì decollai verso una bella stagione.
Culminata con la storica partita contro il Verona, 2-0, doppietta di Cappellini. E assist di Tardelli.
Sì, una partita indimenticabile. Scesi sulla destra, gli allungai la palla e lui fece il 2-0. Ero più felice io per l’assist di lui per il gol...
Infatti c’è una foto dopo quella rete in cui lei corre a perdifiato come se avesse fatto gol, con una faccia che sembrava quella dell’urlo mundial.
Vero. Era il gol che ci mandava in serie A. Ero felicissimo.
Tra Marchioro e Beltrami ci fu quella frase ironia “Ti e il to Tardeli”, detta da uno all’altro come per accusarlo di una fissazione.
Ma sì, erano battute. Non si chi l’abbia detta a chi, ma forse forse Marchioro a Beltrami, perché se Pippo mi apprezzava calcisticamente, Beltrami aveva anche una ragione economica: aveva investito dei soldi, c’erano squadre che mi volevamo e lui puntava al fatto che mi valorizzassi economicamente. Ma tutti e due provavano affetto per me.
Alla Juve, cosa successe?
Iniziai come terzino, perché una parte della stagione al Como la feci in quel ruolo. Poi fu Trap a spostarmi a centrocampo. E poi c’è una cosa.
Dica.
A Como prima delle partite vomitavo per la tensione. Ero tesissimo. Le sessioni di trainng autogeno fatte anche prima delle partite mi calmavano tantissimo. Una cosa che mi aiutò anche alla Juve, anche se i compagni mi prendevano in giro.
Marchioro era un innovatore?
Sicuramente sì.
Copiava l’Olanda del 1974?
No, non copiava. Studiava e poi faceva di testa sua. Lui faceva la zona mista e facevamo la marcatura a uomo. Ma era uno cui piaceva far giocare la proprie squadre a calcio. Come il nostro Como che era spettacolare. A Como-Verona io marcai Zigoni a uomo, per dire.
Che ne pensa del Como attuale, da commentatore alla Rai?
Lo seguo con interesse. Bravo Fabregas, ma anche la società che gli ha comprato buoni giocatori. Può confermarsi in alto.
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