Racconti da Rotterdam: «Noi sempre con voi». Cantano e applaudono i 1.200 tifosi comaschi

Colore Una giornata indimenticabile per i sostenitori, al di là del risultato. Cori incessanti dal settore ospiti. In tribuna tanti volti noti: c’è anche Gullit

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inviato a rotterdam

Ore 5.40 – Aeroporto di Milano Malpensa, Terminal 2. Apre il gate del volo per Amsterdam e centinaia di tifosi del Como procedono ai controlli. Cercano quasi di superarsi a vicenda tra la fila, non stanno nella pelle. Si sono trovati di primissima mattina, hanno età diverse, i volti assonnati, ma negli occhi si legge la stessa gioia di chi ha voluto esserci alla prima trasferta in Champions. Qualcuno si riconosce: «Ah, sei venuto anche tu?». Risposta: «Secondo te potevo perdermi una partita come questa?»

Ore 13.30 – Rotterdam, quartiere Oude Haven. Alla Fan Zone del Como arrivano i primi supporter lariani, che dalla capitale si sono spostati qui in treno. C’è spazio per mangiare e bere insieme, sentirsi uniti e ingannare la tensione. Possibile che fino a qualche anno fa si andava a Seregno e Olginate e adesso siamo qui? Nella città che ha rappresentato l’apripista storico del “calcio totale” olandese, grazie ai trionfi in Europa e nel mondo del Feyenoord tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. Qui, tra i canali e le biciclette, circondati da un intrigante architettura moderna che rende tutto ancora più affascinante.

Ore 17 – Rotterdam, stadio De Kuip. Eccoli i 1200 giunti da Como avanzare in massa dentro lo stadio. Quasi tutti sono partiti nella notte, chi con il bus e chi con l’aereo. Teletrasportati in un sogno che adesso assume le forme di un piccolo rettangolo situato lì in alto, nel lato sinistro del campo, al grido di “Dai lariani alé”.

Eccoci. La sera bussa, il sole cala, il De Kuip alza i decibel con i tipici canti popolari e con gli altoparlanti che propongono un’improbabile versione olandese di “Sarà perché ti amo” dei Ricchi e Poveri. Ma che spasso è?

Appena entrati impossibile non notare la particolare forma della struttura che dà il nome all’impianto, il cui significato letterale è: “la vasca”. In effetti sembra di essere dentro un catino infernale, dove i 50mila supporter olandesi fanno di tutto per dare la sensazione di affogare gli avversari. Sono loro il motore della banda di van Bronckhorst. In tribuna c’è tutto il board del Como a partire dal presidente Suwarso, poco più in là dalle postazioni per la stampa dove ci troviamo, e dove ci sono diverse star tra cui anche un iconico Ruud Gullit.

Entrano le squadre in campo e si alza la coreografia da brividi, con migliaia di bandierine biancorosse che colorano la curva di casa; in sottofondo c’è la musichetta epica della Champions. Arrivano i gol con boati che... ve li raccomandiamo. Prima i comaschi in visibilio, poi lo sfogo olandese tra grida assordanti e fiumi di birra in cielo.

Ogni azione è accompagnata da ululati e manifestazioni di estasi che scatenano la furia delle squadre, che depongono le armi sul 3-2. Fischia uno, fischia due, fischia tre. Finisce la partita e la squadra va a salutare il settore ospiti.

Partono scrosci di applausi, la curva mette in mostra gli stendardi. «Siamo sempre con voi» non è solo un coro, ma una promessa. Sissignori, perché pensatela come vi pare, ma il risultato oggi conta poco. Di questi ragazzi, di questa squadra, di queste notti, ce ne ricorderemo, oh per quanto! Diremo ai nipoti: beato chi c’è stato. Faremo vedere le foto, i video. Ne parleremo tra vent’anni. Si torna a casa tranquilli, con questo regalo che il Como ci ha fatto. Gliene saremo sempre grati.

Durante il pranzo ufficiale Uefa, il presidente del Como Suwarso e il presidente del Feyenoord Toon van Bodegom si sono scambiati degli omaggi, in un gesto che simboleggia il rispetto reciproco, l’amicizia e i valori condivisi che uniscono i club anche al di fuori del campo.

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