Nel nome del popolo italiano

Como

Dall’omicidio di Ernesto Albanese fino alle nuove strategie economiche dei clan, l’ultima puntata de La tela del ragno racconta l’evoluzione della ‘ndrangheta in Lombardia attraverso una testimonianza rara: quella di Rodolfo "Rudi" Locatelli, detenuto per l’omicidio Albanese e arrivato a un passo dall’affiliazione alla criminalità organizzata. Attraverso lettere scritte dal carcere, Locatelli ricostruisce dall’interno il fascino dell’appartenenza criminale, la violenza, la paura e il modo in cui la ‘ndrangheta riesce ad attirare giovani in cerca di riconoscimento, soldi e potere. Al centro della puntata c’è anche l’uomo che Locatelli ha contribuito a uccidere e ha guardato morire, Ernesto Albanese, giovane calabrese trasferitosi in provincia di Como e ucciso nel 2014 in un bosco di Guanzate dopo essere entrato in contrasto con il gruppo criminale con cui aveva collaborato nel traffico di droga.Accanto alla voce di Locatelli ci sono quelle della magistrata Alessandra Dolci, che da oltre vent’anni indaga sulle mafie al Nord, e dei ragazzi di Libera presenti al processo per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti. La puntata segue così il passaggio della ‘ndrangheta da organizzazione violenta e militare a sistema capace di infiltrarsi nell’economia e nel tessuto sociale lombardo, ma racconta anche la possibilità di sottrarsi a quella "tela del ragno" fatta di fascino, omertà e paura. È lo stesso obiettivo che oggi Locatelli affida alle sue lettere: trasformare la propria storia in un monito per evitare che altri ragazzi finiscano intrappolati nello stesso sistema.

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