Venerdì 24 Ottobre 2014

Bufera di vento a Como

Battello ancora a fondo

E ora chi pulisce il lago?

Il punto in cui si è inabissato ieri mattina il battello spazzino

A furia di imbarcare acqua, ieri mattina il povero “Spazzello” (il battello che, come si intuisce dal nome, spazza le acque del lago dai detriti) è colato inesorabilmente a picco, adagiandosi sul fondo del lago accanto alla diga foranea.

Un bel danno, visto che - al termine di un sopralluogo svolto in mattinata dal nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco - si è appurato che l’imbarcazione non sarà la Costa Concordia ma anche che, per farla riemergere, serviranno qualche giorno e un bel po’ soldi. Le poche buone notizie, comunicate al termine delle verifiche dall’assessore all’Ecologia Bruno Magatti riguardano il fatto che il serbatoio sia rimasto integro, che non si siano verificati versamenti di gasolio nelle acque del lago e che quel po’ d’olio che galleggia in superficie è soltanto olio delle parti meccaniche. Chi paga il recupero? In una nota diffusa ieri l’Amministrazione provinciale si è affrettata a precisare che, a scanso di equivoci, ”Spazzello” è sì di sua proprietà ma essendo stato concesso in comodato d’uso al Comune, sarà proprio Palazzo Cernezzi a doversi sobbarcare le spese.

Intanto i detriti si accumulano, e a maggior ragione dopo questi giorni di tempesta. A disposizione resta soltanto il popolare “Batspaz” (altra denominazione intuitiva, almeno per quanto attiene alle sue funzioni), che tuttavia svolge in genere la sua attività soltanto all’esterno della diga foranea, essendo più robusto e non sufficientemente maneggevole per potersi avventurare anche nel bacino interno, per non dire dell’intenzione, più volte ventilata dall’amministrazione provinciale, di metterlo definitivamente a riposo, visto che, di nuovo, non ci sono più soldi. Di sicuro la bufera che da due giorni tortura il capoluogo sarà ricordata a lungo. Ieri mattina, ai giardini a lago, le onde hanno attratto decine di turisti e di comaschi, armati di macchine fotografiche e cellulari, per immortalare uno scenario più “oceanico” che lacustre, mentre altrettanti proprietari di imbarcazioni si sinceravano della tenuta di ormeggi calibrati per tutt’altre brezze e tutt’altro lago.

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