Droga a scuola, la proposta dei ragazzi
«Altro che blitz, utile una terapia choc»

Bilel Akkari, rappresentante provinciale degli studenti, sui controlli della Finanza . «Abbiamo chiesto di andare in ospedale per capire il pericolo di marijuana e cocaina»

«Serve un’esperienza choc per dire no alla droga». Bilel Akkari, 18 anni, studente del Fermi e portavoce del coordinamento nazionale delle consulte studentesche, riflette sul problema dello spaccio e del consumo di stupefacenti a scuola.

«In dicembre noi rappresentanti degli studenti abbiamo ragionato su questo problema insieme al prefetto Bruno Corda – racconta Bilel, diventato presidente della consulta provinciale e regionale studentesca – a nostro parere su noi giovani hanno più impatto esperienze di vita vissuta rispetto alla predica del professore o alla nota sul registro. Ricordo per esempio un ragazzo che a cuore aperto ha raccontato al nostro gruppo la sua situazione familiare, davvero drammatica. La sorella maggiore una notte ha esagerato con lo sballo, mischiando di tutto. Il giorno dopo non sapeva nemmeno dov’era, non ragionava più. Uno choc del genere è un insegnamento forte». Servono esempi concreti per evitare che ragazzi e ragazze commettano stupidi errori.

«Si, penso che sarebbe utile andare in ospedale, nelle case di cura, toccare con mano cosa è successo a giovani come noi che hanno fatto abuso di stupefacenti – dice ancora Akkari – se vedi davvero chi sta male, se guardi con i tuoi occhi gli effetti che certe sostanze hanno sul corpo, allora forse capisci meglio. Non voglio dire che le lezioni e le paternali dei professori non siano utili, però hanno meno effetto». Un faccia a faccia con la dipendenza per non sbagliare, ma i problemi legati agli stupefacenti nelle scuole alle volte travalicano il consumo, diventano spaccio.

«È vero, infatti il Prefetto ci ha invitato anche a denunciare, a segnalare situazioni simili – ragiona ancora Bilel – è vero però che questi sono casi limite. Per la maggioranza dei giovani lo spinello è cosa nota, vero, ma lo spaccio no, è un reato grave. Si tratta di una netta minoranza ed è sbagliato generalizzare. Anche perché si alimenta un meccanismo di paura, soprattutto nei genitori, ma anche nei docenti. Dobbiamo invece impegnarci perché la scuola resti un luogo felice, tranquillo».

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