Sabato 28 Giugno 2014

La luce per curare la depressione

In città 250 scienziati da tutto il modo

Giulio Casati, direttore scientifico del Centro Volta

Nella città di Alessandro Volta si sono riuniti 250 tra scienziati e designer per discutere di luce.

Fare ricerca per inventare lampade capaci di curare la depressione, di ottimizzare la sicurezza delle automobili, di far crescere in poche ore le piante, di sterilizzare l’acqua, pannelli di luce che sembrano finestre e che ricostruiscono la luce mediterranea di una spiaggia assolata oppure quella autunnale di un bosco di aceri canadese.

Si è chiusa ieri dopo dieci giorni la conferenza internazionale Lighting 2014, al Grand Hotel di Tavernola, Alessio Corazza, ingegnere di Saes group, ha organizzato l’evento insieme al Centro Volta. Un simposio che arriva come ideale conclusione per la prima edizione del Festival della luce che, la scorsa primavera, è riuscito a coniugare rigore scientifico con ospiti di massimo livello e divulgazione al grande pubblico. A Tavernola, in questi giorni, c’è stato invece un appuntamento per gli addetti ai lavori. «L’obiettivo è raccogliere un elevato numero di ricercatori e designer per capire quali sono le frontiere della luce – spiega Corazza – Si è parlato di led, ma anche di Oled, ovvero lampade basate su composti organici, molecole che se eccitate dalla corrente emettono luce con efficienza migliore e consumi molto più bassi». Con questi oled gli illuminati ricercatori pianificano già di costruire pannelli di luce sottili e grandi metri e metri quadri. «Una delle applicazioni più importanti – racconta ancora l’ingegnere – è l’utilizzo della luce in ambito medico.

Le radiazioni luminose di ottima qualità infatti influiscono nel ciclo quotidiano del metabolismo. Aiutano per esempio un miglior risveglio, ma possono anche ridurre il rischio di malattie, soprattutto nervose».

Anche noi siamo un po’ piante, la luce condiziona il nostro stato mentale, la giusta luminosità negli ospedali è provato che diminuisce i tempi di convalescenza.

Ma secondo i ricercatori riuniti a Como la luce spazia in ogni campo, come dice ancora Corazza: «È possibile con delle lampade uv ad alta energia intervenire nel processo di filtrazione dell’acqua, eliminare i batteri, potrebbe essere in futuro un servizio per le municipalizzate. Gli studi sulla luce si applicano in campo estetico, automobilistico, agricolo. È un campo infinito».

Non a caso Paolo Di Trapani, docente dell’Insubria e primo relatore del convegno, ha ideato Coelux: delle finestre luminose che ricostruiscono gli ambienti graditi. Magari la luce di un piacevole tramonto montano.

Una vera e propria eccellenza comasca visto che la start-up tecnologica fondata da Di Trapani è insediata all’interno del Parco scientifico tecnologico ComoNext di Lomazzo.

«Questo congresso a cavallo tra scienza e tecnologia – commenta Giulio Casati, direttore scientifico del Centro Volta – si tiene ogni due anni in un paese diverso del mondo. Da New York è arrivato a Como. È una esperienza utile alla nostra città in vista del Festival della luce 2015 che coincide con l’anno internazionale della luce».n 

Como

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