Rogo di Mariano, dolo non certo
L’ultima parola ai tecnici dell’Arpa

Materiali troppo infiammabili in un’area molto vasta: mancano le tracce utili

Si spera in una risposta nelle registrazioni delle telecamere a circuito chiuso

Hai voglia a parlare di piromani, di vandali, di un attentato messo a punto a tavolino. Tre giorni dopo, sull’incendio alla discarica di Cascina Settuzzi rimane lo stesso, immenso punto interrogativo delle prime ore. Secondo le forze dell’ordine - che lavorano soprattutto sulla scorta dei rilievi eseguiti dai vigili del fuoco - non ci sarebbero elementi sufficienti per dire che il rogo sia stato deliberatamente scatenato.

Materiali troppo infiammabili

Troppo vasta l’area interessata dalle fiamme, troppo devastanti gli effetti dell’incendio, che hanno avuto facilmente ragione di un cumulo di materiali altamente infiammabili, senza lasciare nessuna traccia utile.

Per quanto impossibile sia anticiparne le conclusioni, le speranze che il quadro si chiarisca, pur scarse, sono affidate ora ai tecnici dell’Arpa, l’Agenzia regionale per l’ambiente, cui toccheranno ulteriori verifiche sugli effetti della combustione e che della vicenda si stanno già occupando. L’unica circostanza che può - in astratto - avvalorare l’ipotesi del dolo è la “ferocia” con cui le fiamme si sono diffuse. Se non si fosse trattato di una discarica - composta di materiali altamente infiammabili - la forza del fuoco avrebbe potuto far pensare addirittura a più inneschi, magari alimentati con gasolio

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