Carrefour taglia i negozi
Meno 41 in Lombardia,
timori anche a Como

Azienda e sindacati divisi anche sui numer idell’impatto occupazionale della ristrutturazione

Anche a Como c’è timore di ulteriori tagli dopo la chiusura dopo la chiusura del punto vendita in viale Innocenzo lo scorso maggio.

Il piano di ristrutturazione annunciato da Carrefour prefigura una possibile riduzione occupazionale sino a 770 persone, molte di più secondo i sindacati che stimano un taglio sino a 1.800 persone con la chiusura di cento punti vendita.

La volontà dichiarata dalle parti sembra comunque escludere un ricorso ai licenziamenti. È in ogni caso «un fulmine a ciel sereno, non ci aspettavamo certo l’annuncio della quinta ristrutturazione in 10 anni e l’ennesima riduzione di personale», dice il segretario generale aggiunto, Paolo Andreani, spiegando che «la multinazionale accelera sul franchising, rivede il piano industriale del 2019 e penalizza l’occupazione» con la conseguenza di avere fino a «1.800 esuberi e la cessione di 100 negozi».

Per l’azienda invece il piano di trasformazione è «finalizzato a rafforzarne la crescita» e prevede, nell’ambito del confronto con le organizzazioni sindacali, «l’attivazione di un piano sociale esclusivamente su base volontaria, che potrà prevedere interventi di formazione e riqualificazione del personale per favorirne il ricollocamento interno ed esterno, programmi di sostegno all’imprenditorialità e incentivi all’esodo. L’impatto sull’impiego, afferma il gruppo della grande distribuzione, è stimato in circa 600 collaboratori impiegati nei punti vendita diretti, distribuiti su tutto il territorio nazionale, e circa 170 persone impiegate presso la sede centrale».

I punti vendita nel dettaglio sarebbero 106 secondo la Filcams-Cgil e 615 posti equivalenti full time in esubero sul resto della rete e sulla sede: la conseguenza, secondo il sindacato, è che saranno scaricate circa 1.800 persone». Il piano «si pone l’obiettivo di recuperare 31 milioni di euro sul costo del personale - spiega - e prevedrebbe la cessione di 106 supermercati e mini mercati a piccoli imprenditori nel corso del 2022 di cui 41 in Lombardia, 18 in Campania, 17 in Liguria, 16 nel Lazio, 6 in Toscana, 4 in Emilia Romagna, 3 in Piemonte e 1 in Abruzzo e che dovrebbero coinvolgere circa 1.000 lavoratori. L’impresa - viene quindi spiegato - non ha voluto indicare quali siano i punti vendita impegnandosi a farlo in futuro».

A questi mille si aggiungono «i 615 equivalenti full time in esubero (che potrebbero corrispondere a 800 persone), 447 nella rete vendita e 168 nelle funzioni di sede.

«Secondo le intenzioni dell’azienda nel corso del 2022 gli esuberi da accompagnare all’uscita sono intorno alle 900 unità fra il personale di sede, dei market, degli iper e cash&carry» mette in evidenza il segretario generale aggiunto della Fisascat Cisl Vincenzo Dell’Orefice.

© RIPRODUZIONE RISERVATA