C’è il via  alla cannabis a tavola  Sfida per l’agricoltura lariana
Il raccolto della canapa light in una coltivazione in Val d’Intelvi

C’è il via alla cannabis a tavola

Sfida per l’agricoltura lariana

Il decreto ministeriale fa chiarezza sui limiti di Thc negli alimenti. Trezzi (Coldiretti): «Coltura della tradizione, serve quadro chiaro di regole»

«La canapa? Non è una pianta maledetta, ma una coltivazione che, per secoli, ha rappresentato la spina dorsale dell’economia rurale montana nell’intero arco alpino. Scomparsa mezzo secolo fa dai nostri campi, con una corretta e necessaria legislazione può tornare ad essere elemento di sviluppo del territorio, con applicazioni nel campo tessile e alimentare». Così Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco, commenta il “via libera alla cannabis a tavola” con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che fissa i limiti massimi di tetraidrocannabinolo (THC) negli alimenti, dando finalmente risposte alle centinaia di aziende agricole che hanno investito nella coltivazione di questo tipo di pianta, con i terreni coltivati in Italia che nel giro di cinque anni sono aumentati di dieci volte dai 400 ettari del 2013 a quasi 4000 nel 2018.

La superficie coltivata

Una crescita che coinvolge l’intera Lombardia, dove in poco più di 10 anni gli ettari coltivati sono passati da zero (nel 2006) a oltre 160 (nel 2019). Una crescita che coinvolge anche il territorio lariano, dove questa coltura può peraltro essere propedeutica al recupero di terreni impervi e in stato di abbandono, particolarmente nelle aree d’altura. Il decreto del ministero della Salute stabilisce, in particolare, che il limite massimo di Thc per i semi di cannabis sativa, la farina ottenuta da semi e gli integratori contenenti alimenti derivati è di 2 milligrammi per chilo, mentre per l’olio ottenuto da semi è di 5 milligrammi per chilo.

«L’attesa pubblicazione in Gazzetta fa chiarezza su un settore che negli ultimi anni – prosegue Trezzi - ha visto un vero e proprio boom, dai biscotti al pane, dalla farina di all’olio, ma c’è anche chi la usa per produrre anche la birra».

Dalla cannabis si ricavano inoltre – continua Coldiretti Como Lecco - oli usati per la cosmetica, resine e tessuti naturali ottimi sia per l’abbigliamento, poiché tengono fresco d’estate e caldo d’inverno, sia per l’arredamento. Se c’è chi ha utilizzato la cannabis per produrre veri e propri eco-mattoni da utilizzare nella bioedilizia per assicurare capacità isolante sia dal caldo che dal freddo, non manca il pellet per il riscaldamento che assicura una combustione pulita.

Un tipo di coltivazione che si estende da Nord a Sud della penisola, compresa l’area lariana. Si tratta, come detto, «di un ritorno per una coltivazione che fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, che con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo, dietro soltanto all’Unione Sovietica».

Il declino

Il declino – conclude la Coldiretti provinciale – è arrivato per l’avvento delle fibre sintetiche, ma anche per la campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un’ombra su questa pianta.

Serve ora un analogo intervento legislativo per regolamentare una volta per tutte anche il settore che coinvolge la commercializzazione dei derivati della cannabis sativa nel rispetto dei principi costituzionali e convenzionali, dopo la sentenza restrittiva emessa a fine maggio dalle Sezioni Unite della Cassazione sui limiti della legge 242 del 2016. Per la coltivazione e vendita di piante, fiori e semi a basso contenuto di principio psicotropo (Thc) si stima – conclude la Coldiretti – un giro d’affari potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro con un rilevante impatto occupazionale per effetto del coinvolgimento di centinaia di aziende agricole.


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