Coronavirus in Ticino

Scontro Italia-Svizzera

sui valichi chiusi

Coronavirus in Ticino  Scontro Italia-Svizzera  sui valichi chiusi

L’ambasciatrice a Roma chiamata alla Camera. I lavoratori italiani sono diminuiti di 42 unità.

Le code infinite ai valichi di confine, a cominciare da quelli comaschi, con Berna ferma nelle proprie posizioni e il Ticino sempre off limits da Maslianico e dalla Valmara, diventano in tutto e per tutto un caso diplomatico. L’ambasciatrice della Confederazione Svizzera in Italia, Rita Adam, sarà mercoledì alle 13 in audizione davanti al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen. La conferma è arrivata da una nota della Camera dei Deputati. Peraltro il pressing istituzionale italiano per la riapertura dei valichi chiusi ormai da quasi 2 mesi ha trovato alleati anche in Canton Ticino. Basti pensare che anche gli imprenditori edili ticinesi hanno apertamente chiesto la riapertura delle dogane, considerato che i tempi di percorrenza per raggiungere i cantieri si sono dilatati.

L’Amministrazione federale delle Dogane ha fatto sapere che rispetto a una settimana fa, i passaggi si sono attestati a quota 30 mila, registrando un 13% in più di transiti da un lunedì all’altro. Al Corriere del Ticino, l’Amministrazione federale delle Dogane ha parlato di “incolonnamenti”, ma non di «situazione di traffico eccezionale». Certo è che sulle dinamiche di confine comasche pesano come un macigno la chiusura di Maslianico e soprattutto quella della Valmara, cui fanno riferimento 1200 frontalieri della Val d’Intelvi, oggi obbligati a 50-60 chilometri di media in più al giorno per raggiungere il posto di lavoro. Da lunedì prende il via in Canton Ticino e in Svizzera la “fase tre” dell’emergenza coronavirus, che prevede la riapertura - pur con norme particolarmente restrittive - di bar e ristoranti, comparto questo cui fanno riferimento moltissimi frontalieri. Le polemiche sulla chiusura forzata dei valichi - mitigate nel Varesotto dalla riapertura scaglionata di tre dogane da lunedì (una beffa nella beffa per il Comasco) - ha fatto passare in secondo piano i dati relativi ai frontalieri impiegati in Canton Ticino e nella Confederazione nei primi tre mesi dell’anno. Nel Cantone di confine, i frontalieri si sono attestati al 31 marzo a quota 67836. Un dato che si presta a due chiavi di lettura, entrambe molto interessanti. La prima è che rispetto al 31 dicembre i frontalieri hanno sostanzialmente tenuto, considerato che un calo c’è stato, ma si attesta sole 42 unità.

Merita molta più attenzione, invece, il paragone con l’analogo periodo del 2019, anno in cui i frontalieri hanno ripreso vigore dopo un 2018 molto difficile. Rispetto al 31 marzo 2019, i frontalieri occupati in Ticino sono aumentati del 6,5% vale a dire di 4164 unità. I dati sono stati comunicati ieri dall’Ufficio federale di Statistica.

A livello federale l’incremento su base trimestrale è stato dello 0,4%. I frontalieri impiegati in Svizzera sono oggi 330077 unità, 76942 italiani. Un dato infine: i frontalieri impiegati nel terziario in Ticino sono alla fine del trimestre 43836.


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