Emergenza coronavirus  Gallera: «State a casa»  A Como invito ignorato
COMO Tavolini dei bar affollati nella piazzetta della funicolare

Emergenza coronavirus

Gallera: «State a casa»

A Como invito ignorato

Centro città affollato nonostante l’appello dell’assessore. Crisi nera degli alberghi: disdette sino al 95%, occupazione a rischio

L’invito dell’assessore Giulio Gallera ai lombardi non si prestava a equivoci: «Non uscite di casa». A Como e sul lago, però, le cose sono andate diversamente: tanta gente in centro e ai tavolini dei bar. È andata così anche in altre località della regione tanto che l’assessore, in serata, ha così commentato su Facebook: «Abbiamo fatto delle misure, abbiamo chiesto e ottenuto delle misure come chiudere le scuole e frequentare bar in maniera assennata, vedere ciò che è successo oggi bar e impianti sciistici sembra che tutto questo non sia stato compreso».

Raggio di speranza

Un lago di Como che ieri sembrava quasi tornato alla normalità di un weekend di primavera. Tanti italiani in gita, ma non solo. Lo conferma Francesco Ugoni, titolare del locale “Harry’s Bar” di Cernobbio: «Sono stato piacevolmente stupito – racconta – c’erano molti milanesi e svizzeri, sì, ma non solo». Se il tasto dolente restano gli americani, l’Europa ci permette di sorridere ancora: «Abbiamo visto oggi francesi oppure olandesi, che vengono dalle ville sul lago – prosegue Ugoni – Invece dall’America, è vero, riceviamo mail preoccupate, che ci chiedono come stiamo».

Due mondi in contrasto: la serenità di chi sa di poter fare una vacanza in tranquillità rispettando tutte le regole – precisa Ugoni – e l’allarme di chi scorge un altro volto dell’Italia dai media. Anche la settimana qui a Cernobbio non è andata male, unico neo – sospira il titolare – è che non si è potuto far suonare il pianista a causa delle disposizioni, ma la speranza è di tornare alla normalità pure in questo caso». Intanto però cresce il timore per l’impatto economico sulle strutture alberghiere di Como. E le prime a pagare un prezzo alto sono state quelle non sul lago, che si nutrivano cioè del turismo d’affari. Per loro questa era la stagione ghiotta, quella che si legava alle fiere, invece rinviate. Locali e milanesi.

Lo conferma Biagio Carfagna, presidente dell’Ente bilaterale territoriale del turismo della Provincia di Como: «Mi sono confrontato in queste ore con tanti albergatori e sono veramente preoccupati. Le disdette hanno raggiunto anche il 95%. Alcuni hanno chiesto già il Fondo di integrazione salariale. Ma altri non sanno neanche se richiederlo, perché anche se si sono allargate le maglie con le disposizioni del Governo, intanto i soldi vanno anticipati».

Saltato marzo, si guarda con apprensione ad aprile e al periodo di Pasqua. «Mi auguro che la gente dimentichi in fretta – prosegue Carfagna – Anche tra gli imprenditori chi non prevede di aprire a breve è sfiduciato. Chi ha patrimonio per garantire comunque l’attività, un po’ meno, ma tra gli altri sento che qualcuno appunto invece di chiedere il “Fis” stanno valutando di chiudere».

Serve un tavolo, servono risposte vere, insiste Carfagna. Di recente si è riunita la Cabina di regia del turismo per la Camera di commercio di Como e Lecco, che ha tracciato le linee di azioni.

Una riguarda i lavoratori. «La maggior parte dei nostri alberghi – dice il presidente dell’ente – usa tanto la stagionalità. Il 90% delle assunzioni con queste caratteristiche venivano confermate l’anno dopo, era un po’ come nelle vecchie tessiture, tu finivi da una parte e sapevi che ce n’erano anche altre che ti volevano».

I numeri

«Nelle massime punte di turismo ci sono 10-12mila occupati e di questi la metà sono con contratti stabili, gli altri stagionali. Tra di loro anche tanti giovani che ci credono, si sono avvicinati a questo settore negli ultimi anni». Nuovo motore dell’economia di Como, ora chiede aiuto.

Il punto è che tra un contratto e l’altro c’è la Naspi. Come aveva sottolineato Fabrizio Cavalli della Filcams Cgil Como nei giorni scorsi: «Il sistema di calcolo del periodo di disoccupazione, che prevede il diritto alla Naspi per una durata pari alla metà di quanto si è lavorato, comporta una ulteriore grave penalizzazione». E aveva aggiunto: «Ci saranno persone che rimarranno scoperte da reddito e contributi a causa del posticipo dell’assunzione, e che verranno ulteriormente penalizzate l’anno prossimo quando la maturazione della Naspi non sarà sufficiente a garantire la copertura di tutto il periodo, tra la fine della stagione 2020 e l’inizio della successiva».


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