Il frontaliere respinto  pronto alla vendetta  «Boicottiamo la Svizzera»
CHIASSO Sulle locandine dei settimanali svizzeri le polemiche sui frontalieri

Il frontaliere respinto

pronto alla vendetta

«Boicottiamo la Svizzera»

Cercava lavoro ma la risposta era: «Priorità ai residenti». Dure reazioni da parte dei politici a meno di due mesi dalle elezioni

Ha fatto parecchio rumore in Ticino la presa di posizione - decisamente forte - di un frontaliere in cerca di una nuova occupazione nel Cantone di confine.

La prassi è la medesima di sempre: curriculum inviato e tante speranze di trovare subito un nuovo posto di lavoro oltreconfine. L’epilogo però è diverso rispetto a molte altre storie analoghe. Già perché in diverse mail si è sentito rispondere che «la priorità va a persone residenti sul territorio». Insomma, in scena è andato il più classico dei “Prima i nostri!”, tanto sbandierato dalle forze politiche anti-frontalieri (Lega dei Ticinesi e Udc) e oggetto anche di una consultazione popolare in salsa ticinese votata dal popolo (era il 25 settembre 2016), ma bocciata - secondo copione - da Berna, salvo un’applicazione light in auge dal 1° luglio 2018.

Da qui la possibilità delle aziende di aprire un canale preferenziale - a determinate condizioni - per i residenti. È il finale di questa storia ad aver infiammato parte della politica ticinese. Già perché il frontaliere deluso dall’atteggiamento di diverse aziende del vicino Cantone ha invitato «ad evitare di comprare qualsiasi merce prodotta in Ticino, in Svizzera, optando solo per prodotti Ue». Meno praticabile la proposta di «un referendum per far pagare dazi doganali alla Svizzera». A meno di due mesi dalle elezioni federali, le dichiarazioni di questo frontaliere - decisamente contrariato per la situazione in essere - non potevano certo passare inosservate in Ticino. «Questo signore ha ricevuto la pagnotta grazie al Ticino e tuttora la riceve seppur parzialmente, però invita pubblicamente a boicottare il nostro Paese? - si chiede Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi), in corsa per una riconferma a Berna -. La risposta è semplice: divieto di ingresso in Svizzera. E ritiro immediato dell’autorizzazione a svolgere qualsiasi lavoro nel nostro Paese». Anche il deputato leghista Massimiliano Robbiani non è certo andato per il sottile: «Venite da noi a lavorare (rivolto ai frontalieri, ndr) e non spendete un centesimo - scrive Robbiani -. Portate persino il vostro pranzo da casa pur di non lasciare un franco dove giornalmente andate a guadagnare la pagnotta».

Dunque la nuova polemica è innescata. E tutto questo senza scomodare gli episodi del passato, in primis quello del dicembre 2018, costato il licenziamento ad una frontaliera per un video postato su youtube in cui la giovane metteva “nel mirino” i vigili ticinesi, rei di averla multata. «L’hanno fatto perché solo italiana. La multa ce l’ho io perchè questi sono svizzeri», le sue parole.

Una vicenda che aveva fatto molto discutere lungo la linea di confine (e non solo). La giovane frontaliera - impeccabile sino a quel momento il suo comportamento all’interno dell’azienda - aveva poi chiesto scusa. Scuse che però non avevano fatto cambiar idea all’azienda, la quale aveva sentenziato che «è nostro compito agire contro comportamenti inaccettabili».


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