Il Ticino alza il muro sui permessi di lavoro  Respinte 908 domande
Sono circa 30mila i lavoratori frontalieri comaschi in Ticino

Il Ticino alza il muro sui permessi di lavoro

Respinte 908 domande

Ad accendere la polemica un’inchiesta di Falò. «A un frontaliere rinnovo negato dopo 15 anni»

Un “Falò” di nome e di fatto quello accesso da una delle trasmissioni di punta (non a caso ribattezzata “Falò”, ndr) della televisione della svizzera italiana Rsi, in cui senza troppi fronzoli si è puntato il dito contro il Dipartimento cantonale retto da Norman Gobbi, reo di erigere un “muro” fatto di burocrazia e di controlli capillari - anche attraverso le forze di polizia - pur di non rinnovare i permessi di soggiorno e di lavoro agli stranieri, in primis agli italiani. E anche ottenere un nuovo permesso di lavoro - il classico permesso G, il più comune tra i frontalieri - è diventato sempre più complesso.

La tesi della trasmissione - che in poche ore ha infiammato (tanto per rimanere in tema) il dibattito politico - sta tutta nei numeri. Se nel 2015 - debutto ufficiale dell’obbligatorietà del casellario giudiziale (voluto dal Governo cantonale) - i permessi respinti al mittente erano 639, lo scorso anno i “no” di Bellinzona sono saliti fino a 908. Una cifra importante che ha fatto squillare un campanello d’allarme al momento solo nel Cantone di confine, anche se l’argomento dovrebbe interessare da vicino anche la politica italiana a tutti i livelli.

Chi si vede respingere la richiesta di permesso può far ricorso al Tram (Tribunale amministrativo cantonale) che nel 2019 - come riportato da “Falò” - ha accolto ben il 47% dei ricorsi ai dinieghi di Bellinzona. In pratica un diniego su due è stato respinto al mittente, cioè a Bellinzona per un nuovo esame della pratica. La trasmissione riporta alcuni esempi in presa diretta di questa stretta sui permessi targata Norman Gobbi. «Ad un frontaliere - viene spiegato - è stato negato il rinnovo del permesso dopo 15 anni di Canton Ticino per una condanna per spaccio che risaliva alla sua giovinezza».

Infuocato, come detto, il dibattito politico a 10 giorni dalla consultazione federale anti-frontalieri ed anti-Europa del 27 settembre. “La Provincia” ha chiesto delucidazioni direttamente a Norman Gobbi, che attraverso il suo ufficio stampa ha fatto sapere che «il presidente del Consiglio di Stato riferirà la prossima settimana in Gran Consiglio».

A prendere le difese di Norman Gobbi ci ha pensato la Lega dei Ticinesi, che in una nota ha parlato di “strumentalizzazione a scopi politici” per «mettere in cattiva luce l’operato degli esponenti della Lega». Il partito di via Monte Boglia, ribadendo la massima fiducia all’operato di Norman Gobbi, ha fatto sapere che «una ricostruzione parziale dei fatti è stata presa come oro colato». Quello portato avanti dal Dipartimento delle Istituzioni «è un lavoro coerente che ha dato ottimi risultati nel campo della sicurezza e che dovrebbe anzi essere potenziato per eliminare tutti gli abusi sia nel settore delle prestazioni sociali, sia in quello dei contratti salariali». Non dello stesso avviso i Verdi, partito che ha trionfato alle ultime elezioni politiche e che sull’argomento hanno presentato ben due interrogazioni, chiedendo lumi circa le basi legali «su cui si fondano le centinaia di perquisizioni effettuate dalla polizia cantonale e dalla polizia comunale presso centinaia di titolari di permesso B e di permesso C, senza preavviso, anche di mattino presto».


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