Il Ticino ci ripensa  Ora la mascherina  è raccomandata
COMO Il valico di frontiera di Ponte Chiasso

Il Ticino ci ripensa

Ora la mascherina

è raccomandata

Nel vademecum della Fase Due, dispositivo consigliato se non si può garantire la distanza minima. Primo giorno senza decessi

Per certi versi si tratta di una svolta inattesa. Lo Stato maggiore di Condotta cantonale, con il via alla “fase due” dell’emergenza coronavirus, ha varato una campagna di sensibilizzazione in cui balza all’occhio una raccomandazione che sin qui non aveva fatto breccia né in Canton Ticino né nel resto della Confederazione al contrario di quanto accade invece nella vicina Regione Lombardia (con tanto di ordinanza regionale). Già perché le raccomandazioni cantonali contemplano da ieri l’utilizzo della mascherina protettiva.

All’interno del vademecum “Distanti ripartiamo” - postato anche dal neopresidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi - si legge testualmente: «Usiamo la mascherina se non è possibile mantenere la distanza fisica durante un contatto prolungato». «Grazie all’impegno di tutti oggi possiamo ripartire», si legge ancora nel vademecum voluto da Bellinzona nel giorno in cui anche in Canton Ticino hanno riaperto molti (non tutti, va rimarcato) bar e ristoranti.

Sul “tema mascherine”, Berna ha fatto sapere che «nei negozi ce ne sono per tutti». E’ stato un giorno importante, questo secondo lunedì di maggio, in Ticino, il primo senza decessi da quando l’emergenza coronavirus ha iniziato a far breccia dentro i confini cantonali. Stabili anche i contagi, che si sono attestati a quota 3268, 8 in più di domenica. Anche Berna, nel quotidiano punto operativo della situazione, ha rimarcato attraverso il delegato dell’Ufficio federale della Sanità - Daniel Koch - che “la curva dei contagi si sta appiattendo. E questo conferma che la strategia di contenimento sta avendo successo».

Da Daniel Koch è giunto anche un altro messaggio rassicurante: «Anche le persone a rischio dovrebbero avere meno paura. Non devono temere di uscire per il rischio di contagio. Continuiamo, però, a sconsigliare loro l’utilizzo dei mezzi pubblici». Anche se non va dimenticato che il Ticino conta un quinto dei decessi dell’intera Confederazione.

Da segnalare una curiosità: anche le società che gestiscono distributori automatici cercano di restare al passo coi tempi. E così in oltre 3 mila distributori (presenti in 650 stazioni) che fanno capo alla società Selecta sono comparse mascherine protettive e gel disinfettanti. Ne ha dato notizia ticinonews.ch. Certo è che non sarà facile tornare alla normalità. L’emergenza sanitaria, anche in Svizzera, è andata di pari passo con un’altra emergenza, quella economica. Berna ha fatto sapere con i crismi dell’ufficialità che “nel settore della ristorazione il 75% dei lavoratori ha chiesto l’accesso al lavoro ridotto (o cassa integrazione)».

Molti bar e ristoranti hanno riaperto, ma ciò non toglie che «la ristorazione ha ancora la possibilità di continuare a richiedere il lavoro ridotto». Discorso che in Ticino riguarda da vicino molti frontalieri. A livello federale sono più di 185 mila le aziende che hanno ottenuto l’accesso alla cassa integrazione.


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