Como, Lavazza e l’orgoglio
di fare impresa
«L’Italia siamo noi»

L’invito ieri sera alla Festa organizzata da La Provincia. «Innovare e mettere al primo posto il capitale umano»

«Sono un imprenditore, ho una storia lunga alle spalle, quella della mia famiglia che qui rappresento. E da mio padre ho imparato l’etica del lavoro».

Marco Lavazza conquista tutti subito alla Festa delle Imprese, organizzata da “La Provincia” e fa capire come si senta a casa quando dialoga con il direttore Diego Minonzio. Perché parla a una Como che già ha avuto modo di visitare e apprezzare. Ma soprattutto perché viene accolto da una platea che condivide i suoi obiettivi, i valori, gli sforzi quotidiani.

Momenti intensi, ed ugualmente emozionanti nella loro diversità, quelli vissuti ieri sera in Camera di commercio da un foltissimo pubblico. Dai saluti del presidente camerale Marco Galimberti e dall’intervento di Gianluigi Venturini, direttore regionale Lombardia di Intesa Sanpaolo, fino alla presentazione della rivista Imprese, ecco che si è arrivati a un assaggio della premiazione che avrebbe poi concluso la serata con il professor Angelo Palma che spiega dal punto di vista metodologico come ha lavorato la giuria formata anche da Stefano Castoldi e Umberto Scaccabarozzi. «Abbiamo esaminato l’andamento nel triennio – ha sottolineato Palma – E cominciato a prender in esame altri elementi». Come la sostenibilità: «Solo chi fa innovazione può essere attento alla sostenibilità».

Un concetto risuonato anche nell’intervista a Marco Lavazza, fulcro della serata, che ha offerto molti spunti di riflessione. Difficile rispecchiarsi, in apparenza, per tante piccole e medie aziende in un gruppo come il suo, che oggi ha due miliardi di fatturato e 4mila collaboratori: in realtà le sfide sono le stesse.

«L’importante è ricordarsi da dove si viene – ha rimarcato l’industriale torinese – C’è molta poesia nel nostro settore, siamo una old economy che ha saputo reinventarsi». Per quanto sia arduo con la cultura anti imprenditoriale del Paese. Lavazza non si sottrae certo alla sollecitazione di Minonzio su questo aspetto: «Una volta si guardava agli industriali come a persone a cui potere, dovere aspirare. Per colpa di qualcuno, non è più così. E la cosa che mi spiace di più è che non si considera bene l’industria che continua a tenere l’Italia dov’è. Lo trovo estremamente curioso».

Per Lavazza c’è un altro capitale, preziosissimo: «Persino di più, quello umano. Perché i soldi servono fino a un certo punto, se non abbiamo questo. Amministrare aziende di un certo livello è possibile solo così. E ragionando in maniera diversa».

La serata si è poi conclusa con la premiazione delle migliori 11 aziende della provincia, settore per settore, e con la menzione per altre 8 imprese.

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