«Nuovo decreto
Un’altra mazzata
per il turismo»

Coprifuoco e attività solo all’esterno sono i due aspetti contestati dai ristoratori comaschi. «Va bene la prudenza, ma è una misura insensata»

Il coprifuoco alle 22, al momento, resta. E sarà così fino al 15 giugno, salvo un ripensamento del Governo che si è dato metà maggio come termine per valutare una correzione in corsa del provvedimento. E se a questo aggiungiamo il fatto che bar e ristoranti da lunedì potranno tornare a riaprire a pranzo e cena, ma soltanto o per dirla con il Governo “esclusivamente negli spazi all’aperto” (massimo quattro persone, a meno che non si tratti di conviventi), ecco che la nuova polemica è servita.

Le perplessità

Chef Mauro Elli, figura di spicco della cucina lariana nonché vicepresidente Fipe-Confcommercio Como fa notare che «passi in questa prima fase il fatto di riaprire solo gli spazi all’aperto. Di sicuro meglio che star chiusi. Ciò che non mi spiego è il coprifuoco alle 22. Avere i clienti con l’orologio in mano non giova né a noi né a loro e credo che anche per i turisti non sia un bello spot».

«Onestamente non è stata motivata a dovere questa decisione del coprifuoco alle 22 o meglio non è stata proprio motivata - aggiunge Mauro Elli -. Lungi da me entrare nel tunnel delle polemiche, non è mio costume. Capisco una ripartenza lenta, ma questo limite temporale perentorio proprio no. E né io né credo i miei colleghi cercheremo escamotage per consentire ai clienti di guadagnare tempo sul limite orario delle 22. Pensiamo a riaprire, per prima cosa. La passione e l’impegno sono quelli di sempre».

Paolo Peroni, proprietario con la famiglia Peroni dell’Hotel Argegno e della Locanda Sant’Anna, definisce quella del Governo come “una legge per pochi”. «Dopo aver perso la Pasqua andiamo incontro al fine settimana del 1° maggio con l’incognita del meteo e con i locali off limits all’interno. A questo ci aggiungiamo il fatto di dover salutare tutti in tempo utile per non sforare il coprifuoco delle 22. Restrizione questa che soprattutto per i ristoranti non ha alcun senso - spiega Peroni - noi lunedì riapriamo, ma non credo che tutti saranno nelle condizioni di rialzare le serrande. I protocolli sulla sicurezza sono stati affinati in questi mesi. Mi sembra però che il concetto di fiducia, nei nostri confronti e in quello dei clienti, sia rimasto solo sulla carta».

Il presidente del Consiglio regionale, il comasco Alessandro Fermi, è stato tra i primi a puntare il dito contro il “Decreto Riaperture”. Decreto definito “deludente”. «L’approccio dell’esecutivo nei confronti di un ritorno alla normalità è discriminatorio - scrive, via social, Alessandro Fermi -. Discriminatorio perché non considera le differenze climatiche e quelle strutturali di tanti bar e ristoranti. Il mantenimento del coprifuoco alle 22 non trova fondamento su alcuna ragione epidemiologica».

Le basi

Da registrare anche la presa di posizione dell’assessore regionale con delega al Turismo, Lara Magoni, che in una nota ha parlato di «caos che non aiuta, unito ad un coprifuoco inspiegabilmente mantenuto alle 22». Una situazione di grande incertezza che, secondo Lara Magoni, «sta creando una percezione internazionale di insicurezza nei confronti del nostro Paese».

Al momento, al netto del tagliando fissato per metà maggio, per rivedere le attività dei ristoranti consentite al chiuso (in “zona gialla”) bisognerà attendere il 1° giugno, ma solo fino alle 18. Molto anzi tutto dipenderà dall’andamento della curva epidemiologica. Il ministro Elena Bonetti ha spiegato che «in questa prima fase si è ritenuto di mantenere il coprifuoco alle 22. Questo Governo sta agendo sulla base di dati scientifici e di un continuo monitoraggio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA