Salone del mobile  «È qui la forza  della Lombardia»
L’apertura del Salone del Mobile ieri alla fiera di Rho. La rassegna è in programma fino a domenica 22 aprile

Salone del mobile

«È qui la forza

della Lombardia»

Il premier Gentiloni ha inaugurato la rassegna. Espongono duemila imprese. Attesi 400mila visitatori

C’è subito un sogno che si affaccia sul Salone del Mobile: il tetto dei 400mila visitatori. Affiora durante i discorsi di inaugurazione: sarà ambizioso? Lo dirà la giornata di domenica. Ma la folla e l’euforia sono state impressionanti fin da ieri mattina.

L’ha sottolineato il premier Paolo Gentiloni: «Questo settore ci dà molti insegnamenti. Mostra la qualità dell’Italia e della Lombardia in particolare, 79mila imprese e centinaia di migliaia di lavoratori».

Da più parti, dopo il taglio del nastro, viene rimarcata la forza esemplare del Salone e del settore dell’arredo. Un momento di celebrazione della leadership globale della rassegna e del settore, un punto di partenza per progettare il futuro. Concetto che torna negli interventi dei protagonisti, a partire dal presidente del Salone Claudio Luti. Lui punta sull’emozione: «Oggi con Internet si possono vedere prodotti da tutto il mondo in cinque minuti, ma solo qui si può spiegare come, dove nasce. Qui troviamo le creazioni dei designer insieme ai produttori e agli artigiani. Qui attorno a Milano e sparsi in Italia troviamo imprenditori bravi nel dialogare con la creatività, una filiera invidiata in tutto il mondo».

Anche filiera è parola chiave, perché a Rho espongono oltre 2mila imprese, ma sono ancora di più se si considera il lavoro degli artigiani, delle botteghe che confluisce in quello delle big.

Analisi rafforzate con i numeri dal presidente di FederlegnoArredo Emanuele Orsini: «Le nostre aziende affrontano la settimana più importante con dinamismo: il comparto ha chiuso il 2017 con un fatturato complessivo di 41,5 miliardi di euro, in crescita del 2%. Se il sistema manifatturiero del legno-arredo conferma il suo primato è perché è riuscito a mantenere in Italia il Dna della sua creatività, di generazione in generazione, che ha consentito di non disperdere il patrimonio di idee che ci differenzia dai competitor europei e ci proietta oltre confine»..


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