Sindacati compatti
contro la manovra
«Deficit di equità»

Cgil, Cisl e Uil al cinema Gloria di Como per l’attivo dei delegati con il segretario Roberto Ghiselli. Fisco, pensioni, ammortizzatori: «Risposte inadeguate»

Sindacati compatti contro la manovra «Deficit di equità»
Roberto Ghiselli, membro della segreteria nazionale della Cgil, Umberto Colombo (Cgil), Salvatore Monteduro (Uil del Lario) e Daniele Magon (Cisl dei Laghi)

È una manovra “sbagliata”, secondo i sindacati, quella predisposta dal governo Draghi, una manovra che non dà risposte sufficienti per contrastare le diseguaglianze sociali ed economiche del Paese. Cambiarla è l’obiettivo di Cgil, Cisl e Uil che, anche in provincia di Como, hanno avviato una mobilitazione che proseguirà fino alla manifestazione regionale di Milano del 27 novembre. Ieri al cinema Gloria di Como si è svolta la prima tappa di questa campagna con l’attivo unitario dei delegati.

Il Pnrr

Ad aprire le discussioni Roberto Ghiselli, membro della segreteria nazionale della Cgil, e nella delegazione Cgil, Cisl e Uil e che sta partecipando alle trattative con il governo su lavoro, previdenza sociale, fisco. Presenti all’incontro anche i tre segretari generali confederali comaschi: Umberto Colombo, segretario provinciale della Cgil di Como, Daniele Magon, segretario della Cisl del Laghi e Salvatore Monteduro, segretario generale Uil del Lario.

«Partiamo dal presupposto che attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza arriveranno sui territori circa 200 miliardi per i prossimi sei anni - afferma Ghiselli - Si tratta di tantissimi soldi che andranno spesi nel modo corretto immaginando in primis un nuovo modello di sviluppo più equo e sostenibile. I soldi del Piano dovranno andare dove si crea lavoro di qualità e non dove si continuano a stipulare contratti a termine, che sono il problema di un’intera generazione».

In questa fase di transizione è previsto anche il passaggio verso una transazione energetica anche se ci si chiede, secondo le parole del segretario nazionale Ghiselli, in quali Paesi si andranno a produrre i nuovi modelli adatti al cambiamento green.

«L’economia di questo Paese può reagire solo se c’è un tessuto sociale che funziona - dice Ghiselli - dev’essere un’Italia che ha voglia di investire nell’istruzione e nella ricerca per diventare un Paese più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. La sfida che si pone di fronte a noi nei prossimi sei mesi sarà proprio quella di ricreare un ambiente più equo. Per farlo però abbiamo bisogno di elementi di fiducia e di speranza imprescindibili per superare la crisi».

Le riforme

Per quanto riguarda le proposte concrete da portare al Governo, Ghiselli è convinto che ce ne siano due particolarmente rilevanti: la riforma degli ammortizzatori sociali e la riforma fiscale. «Non tutti abbiamo un livello adeguato per usufruire dei vari ammortizzatori sociali, che siano interventi di politiche attive o passive - dice Ghiselli - nel secondo caso, quello della riforma fiscale, ci tengo a precisare che il sindacato non è mai andato fiero dello slogan “meno tasse per tutti”. Dovrebbero essere tassati di meno i redditi da lavoro dipendente e i pensionati».

Per quanto riguarda invece il tema delle pensioni anche in questo caso i sindacati premono per una riforma che si distacchi una volta per tutte dalla legge Fornero. «Chiediamo la flessibilità in uscita con la possibilità di andare in pensione da 62 anni di età e con 41 anni di contributi - dice Ghiselli - Non siamo per la quota 102 e chiediamo inoltre che vengano riconosciute le diverse gravosità di mansioni per accedere alle pensioni».

Per i giovani occorre una pensione di garanzia che tenga conto di tutti gli anni di precariato o disoccupazione affrontati e più sostegno alle donne, ai lavoratori discontinui incentivando la previdenza complementare.

Molto attento al tema del lavoro e degli investimenti per creare buona occupazione anche Salvatore Monteduro, segretario generale Uil del Lario. «C’è bisogno di creare posti di lavoro con politiche attive più sensate. Spesso ci chiediamo perché non si trovano giovani disposti a lavorare nel turismo e la risposta è perché si continua ad offrire loro del lavoro precario. Servono invece investimenti per creare buona occupazione e contrastare questa gravosa precarietà».

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