Ticino, nuovo attacco «Basta lavori stradali alle aziende italiane»
Polemica in Ticino per i lavori stradali affidati alle imprese italiane

Ticino, nuovo attacco
«Basta lavori stradali
alle aziende italiane»

La replica dei comaschi al consigliere Zali: «In realtà è molto difficile lavorare oltreconfine. E poi sono gli svizzeri a prendere qui il materiale»

«Ticino: basta lavori stradali alle ditte italiane». Questo, in estrema sintesi, è il pensiero di Claudio Zali, del Dipartimento del territorio, un consigliere di Stato assai influente nel Cantone a due passi da Como.

Lettera all’associazione

Il politico svizzero non si è limitato alle parole, ma ha scritto una lettera all’associazione ticinese che riunisce le imprese del settore costruzioni che si occupano di manutenzione e pavimentazione stradale. Nel suo scritto prega queste aziende di attrezzarsi per coprire al 100% questo fiorente mercato, senza lasciare spazio agli stranieri che, sempre a suo dire, nel triennio 2012-2015 per le manutenzioni leggere avrebbero incassato dal capitolo più di 2,8 milioni di franchi.

«I soldi restino in Ticino» è il senso dell’intervento di Zali, riportato anche da ticinonews. A Como, la città più indiziata di fare concorrenza ai ticinesi in casa loro, le reazioni sono stranite.

Per i costruttori comaschi infatti lavorare in Svizzera non è affatto semplice, colpa di molte clausole restrittive elvetiche e per la difficoltà di penetrare in un mercato molto solido, per non usare il termine chiuso. L’uscita del consigliere di stato suona piuttosto come un ennesimo attacco politico, uno stop al lavoro frontaliero.

«Le grandi commesse pubbliche ticinesi restano già in Ticino – dice Giovanni Foti, noto costruttore comasco – non è un mistero che il protezionismo, almeno in certi settori, sia ancora un ostacolo forte. Di sicuro per le strade pubbliche, forse meno sul residenziale. Non conosco ditte comasche che lavorano con intensità oltre frontiera in questo campo. Anche perché l’unico modo per riuscirci credo sia aprire in Ticino una filiale, oppure lavorare in partnership con colleghi svizzeri. Penso che Zali voglia fare campagna politica e dimentichi che i costruttori svizzeri vengono a Como a prendere gli inerti».


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