Turismo in Canton Ticino
Segnali di ripresa
anche sui frontalieri

Alberghi e ristoranti in fase di recupero dopo la situazione choc della scorsa primavera

Turismo in Canton Ticino Segnali di ripresa anche sui frontalieri
Turismo in recupero a Como e in Canton Ticino

«Tra gennaio e giugno i pernottamenti in Ticino sono calati del 54%. Ma poteva andare anche peggio alla luce del meno 93% di aprile. E da giugno abbiamo registrato i primi segnali di ripresa». Lo scrive il direttore di Ticino Turismo a corredo dell’indagine congiunturale sul comparto turistico, relativa al mese di luglio, diffusa dall’ufficio di Statistica cantonale. Aprile è stato per ragioni facilmente intuibili - leggasi lockdown - il mese peggiore da molti anni a questa parte per il segmento turistico ticinese, che va ricordato vede storicamente una fortissima presenza di lavoratori frontalieri. In base ai numeri forniti dal sindacato Ocst, tra i 2 ed i 3 mila frontalieri - impiegati con contratto stagionale - quest’anno hanno dovuto sin qui rinunciare al lavoro in alberghi, ristoranti e attività turistiche. Qualche giorno prima dell’ufficio di Statistica cantonale, anche Berna - attraverso il proprio ufficio di Statistica - aveva certificato il crollo dei pernottamenti sul territorio federale, che - rispetto all’analogo periodo del 2019 - aveva raggiunto addirittura un poco confortante meno 47,5%.

Analogo discorso, tornando al Canton Ticino, vale anche per i ristoranti. «Tra i ristoratori la quota parte che ha registrato numeri negativi ha superato quota 75% - scrive Bellinzona -. Ad aprile, questa quota si attestava attorno al 50%. Solo nella zona di Locarno uno su tre afferma di aver raggiunto gli incassi del secondo trimestre 2019».

Sempre Bellinzona fa notare che «le previsioni per il terzo trimestre - ovvero i tre mesi clou del turismo (luglio, agosto e settembre) - sono relativamente incoraggianti sia a livello federale che cantonale». L’ottimismo sembra regnare più tra i ristoratori che tra gli albergatori. «Nove albergatori su dieci valutano negativamente sia la situazione relativa al volume d’affari che quella inerente l’occupazione. Tra i ristoratori questa quota cala a sette su dieci».

Timidi segnali di ripresa da qui alla fine dell’anno potrebbero arrivare anche per i nostri frontalieri impiegati nel segmento turistico. Questo perché «la domanda relativa all’occupazione segna un leggero miglioramento in Canton Ticino e a livello cantonale soprattutto tra gli albergatori cala il numero di quelli che giudicano “eccessivi” i livelli d’impiego attuali».

Certo è che l’anno in corso farà parlare per molto tempo di sé in un comparto - quello turistico - che già negli anni scorsi aveva segnato qualche battuta d’arresto. «L’attenzione è già rivolta al futuro - fa notare ancora Angelo Trotta -. Se la situazione epidemiologica lo permetterà, l’idea è quella di mantenere aperte le strutture fino a novembre o farle riaprire fino al periodo natalizio». Dunque l’antidoto a questa crisi senza fine anche per il turismo ticinese potrebbe essere rappresentato dalla stagione extra large, con l’apertura natalizia come obiettivo dichiarato.

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