Lunedì 04 Febbraio 2013

Elezioni
La tv riempie
il vuoto
di idee

  Mancano solo il materasso in lattice, la rete a doghe e la bicicletta, ovviamente con cambio Shimano, in omaggio. Come prima e più di prima, in questa campagna elettorale, i leader politici si stanno trasformando in imbonitori da televendite.
Del resto, uno che qualcosina del piccolo schermo capisce, Carlo Freccero, storico dirigente di Fininvest e Rai, rivela nel suo ultimo libro che l'85% del consenso si forma attraverso la televisione, con buona pace della rete, nuova piazza virtuale. Ma forse non basta per comprendere il fenomeno di un Monti che, se chiudi gli occhi, ti pare di sentire Roberto Da Crema. Berlusconi è chiaro fa storia a sé. Lui nella scatola magica, gioca in casa. E i sondaggi lo dimostrano. Chi annaspa di più è il povero Bersani. Il ruolo della lepre lo avvantaggia da un lato e lo frena dall'altro. Non deve promettere nulla, ma rischia di non avere gran che da raccontare davanti ai microfoni se non opporre il catenaccio all'offensiva sullo scandalo Mps. Del resto non è colpa sua se non può comprare Balotelli e neppure vendere Mussari. D'altro canto, va anche detto che le mammole in fuga dal Pd perché (guarda un po') ha interessi in una banca e perché (riguarda un po') questa banca fa dei giochetti border line o peggio con la finanza, sono quasi speculari a quelli che decidono di dare fiducia al Cavaliere dopo l'ingaggio di Supermario.
Se però la campagna elettorale scolora in questo cumulo di teleballe è anche perché nessuno ha in tasca la ricetta giusta per tirar fuori l'Italia dalle sabbie mobili. Colpa della scarsa qualità del ceto politico, colpa del Porcellum che castra ogni criterio di selezione e confeziona senatori a prezzo calmierato per raccattare una maggioranza traballante, E colpa del fatto che tanto l'unica agenda che conta davvero è quella che l'Europa ci impone. Hanno ragione gli imprenditori a denunciare di essere stati abbandonati della politica. Assieme ai lavoratori, si trovano come gli ufficiali e i soldati della Prima guerra mondiale. «C'è l'artiglieria, signor maggiore?», chiede il fantaccino prima dell'assalto. «C'è l'artiglieria?», risponde sconsolato il superiore allargando le braccia. Soli, industriali e collaboratori devono ad affrontare la trincea dei mercati, sole le famiglie cercano di far quadrare il bilancio mentre infuria il bombardamento di promesse sul taglio delle tasse. Vero che quella guerra l'abbiamo poi vinta, ma quanti sono rimasti sul campo? E quante imprese e famiglie sono in difficoltà oggi?
Ecco perché il cittadino-elettore si trova disorientato e disarmato davanti alla scheda in cabina. Sa che il voto può essere decisivo, come il Fantozzi perseguitato dalle allucinazioni dei leader politici che gli domandano la preferenza. Alla fine è più confuso di prima. Almeno in queste ultime settimane di campagna elettorale i politici si dimostrino degni della fiducia degli elettori e provino a cambiare registro. Meglio promettere nulla di insistere a inseguire chimere che, con questo debito pubblico e con il poco coraggio e la scarsa preparazione dei nostri politici, non si potranno mai raggiungere. Alla fine le elezioni in Italia le vincerà ancora frau Merkel. Con il paradosso del rischio di primeggiare in trasferta e perdere in casa. Quando si voterà in Germania.
Francesco Angelini

Francesco Angelini

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