Mercoledì 06 Febbraio 2013

Piazza
Cavour
Il buio
politico

  Per far accendere i riflettori ha dovuto spegnere la luce. È solo l'ultimo dei paradossi che riguarda piazza Cavour, quella che era il salotto di Como e nel corso del tempo è stata degradata a ripostiglio ammalorato, umido e popolato dai topi. I lampioni spenti, infatti, hanno portato alla luce una realtà sconfortante. Se questa deve essere una città turistica, tanto vale chiudere baracca e dedicarsi ad altre attività.
Prima il cantiere perenne del lungolago, poi la voragine, ora la piazza abbandonata a sé stessa. Un tour tra gli orrori che può essere completato con un passaggio sulla diga foranea, ancora ferita, e una visita tra la ruggine e la sporcizia dei giardini a lago.
Ieri Moritz Mantero, parlando da imprenditore durante il dibattito tra i candidati alle elezioni regionali sul sito www.laprovinciadicomo.it, ha confessato che ogni volta che nella sua azienda arriva un cliente dall'estero viene portato a Cernobbio per evitargli l'horror del lungolago cittadino.
La passeggiata a lago, insomma, è diventata una bruttura da nascondere, la polvere da mandare sotto il tappeto di casa quando arrivano ospiti di riguardo.
Pensare che piazza Cavour, per anni, è stata considerata la priorità delle priorità cittadine. Poi la Ticosa e quindi il lungolago hanno scalato la hit parade, e l'ex porto di Como è finito nel dimenticatoio. Con le conseguenze che vengono a galla oggi, assieme ai liquami che apparivano sul selciato e sotto i piedi dei turisti ad ogni pioggia.
Quando la piazza era la priorità delle priorità non si contavano le proposte per migliorarla. Qualcuno voleva addirittura farla tornare com'era, sommersa dal lago, altri arredarla, altri ancora alzarla. C'era poi chi pensava alla holliwoodiana: un tunnel sotto il lago da Sant'Agostino a Santa Teresa con un autosilo proprio sotto la piazza che, in occasione delle festività natalizia si trasformava in un parcheggio per lo shopping.
Tanto era il profluvio di proposte più o meno sensate che il compianto Angelo Curtoni, stanco di tutto queste ciarle senza costrutto, scrisse un articolo dal titolo provocatorio: «Lasciamola in pace questa povera piazza».
Fu preso in parola, anche troppo. Perché è inutile dire che di tutte quelle proposte non uno andò in porto, anzi in ex porto, vista l'antica funzione della piazza. E si cominciò a dissertare d'altro. Poi, la panacea ai mali dello spazio che dovrebbe essere il più qualificante per la Como turistica fu individuata nell'intervento di riqualificazione del lungolago. Peggio il tacon del buso, come si è poi visto. Ed è cronaca d'oggi. Ma a proposito di tacon che, a beneficio di coloro che non hanno radici venete è la lombarda toppa, il caso di piazza Cavour è emblematico della cifra di una città che non sa pensare e progettare in grande. Di una politica che, a dispetto dei cambi di colore e casacche, non riesce a esprimere un disegno di Como che abbia il respiro adeguato. Le responsabilità sono diffuse. Piazza Cavour rappresenta una chiamata di correo che coinvolge tutte le amministrazioni che si sono alternate a palazzo Cernezzi dagli anni '80 a oggi. Le luci che si spengono sull'ex salotto di Como sono l'emblema di un sonno della politica che, come quello della ragione, genera mostri. Come il lungolago, come la Ticosa, come appunto piazza Cavour. Ormai neppure le toppe sembrano più bastare per tenere insieme il lacero tessuto urbanistico di Como. Sarebbe ora che qualcuno si svegliasse. E accendesse la luce.
Francesco Angelini

Francesco Angelini

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