Giovedì 28 Febbraio 2013

Assessore
comasco
Maroni
ci pensi

  Lady Daniela, che è una signora brillante e spiritosa, ci perdonerà. Ma adesso che anche Como ha i Maroni, è il momento di farsi sentire. Penalizzato sui tavoli romani, dove Chiara Braga, Mauro Guerra e Nicola Molteni - c'è da esserne certi - si faranno sentire, ma la pattuglia si è ridotta (per colpa dei partiti non dei comaschi), il territorio deve pesare di più su quelli milanesi. Alla fine, se dovesse ripartire il progetto di riordino delle Province, quella macro della Lombardia (dice niente la parolina, presidente Maroni), avrebbe Como come capoluogo e unirebbe Varese e Lecco. Ora l'altra sponda del Lario ha già portato a casa, senza colpo ferire, un assessore: Antonio Rossi olimpionico di canoa. Il territorio della città giardino ha fatto bingo con il nuovo numero uno di Palazzo Lombardia (quello uscente era lecchese, tanto per cambiare).
E a Como? Neanche le briciole. Nella tormentata legislatura uscente la nostra provincia non ha potuto contare su un assessore. Cosa che, ovviamente, non si può dire di Varese e Lecco. Roberto Formigoni si era impegnato a colmare di persona questa lacuna. Troppa grazia, San Roberto. In verità il presidente si è applicato, almeno all'inizio. Ha dato la picconata decisiva per abbattere il muro sul lago realizzato dai suoi epigoni lariani. Poi si è dissolto. Di certo era in altre faccende affaccendato come si è potuto notare.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Siamo rimasti con il cerino di una tangenziale inutile e dimezzata in mano e con il cantiere del lungolago pieno di incognite e crepe reali e virtuali.
Se qualcuno ha voglia di occuparsi dei problemi comaschi, in supporto all'amministrazione comunale, di lavoro ne trova anche troppo. Anche l'economia locale, che pure non ha un ruolo secondario nel fornire carbone per alimentare la locomotiva lombarda, ha bisogno di un puntello politico serio e autorevole.
Il neo presidente della Regione, Roberto Maroni, ha dimostrato di avere contezza dei nostri problemi. «Il lungolago non può rimanere in queste condizioni», «La tangenziale deve essere completata con il secondo lotto. Bisogna andare a cercare i finanziamenti», ha detto. Musica per le nostre orecchie. Suonata però in campagna elettorale. Per esperienza si sa che quando le urne si aprono, la musica finisce, i tanti amici se ne vanno e Como rimane qui. Con il suo lago oscurato (per fortuna sembra che altri Amici, con la maiuscola siano alle porte delle palizzate) e la sua tangenziale monca.
Per questo ci vorrebbe un amico, come cantava Venditti. Un amico per poter dimenticare i nostri guai, tanto per restare nel brano del cantautore. Insomma, la richiesta di un assessore comasco non è solo una questione di campanile con Lecco e Varese ma l'esigenza concreto di un territorio in piena emergenza infrastrutturale come ci ricordano ogni due per tre i nostri imprenditori dalla prima linea della crisi.
Maroni si metta una mano sulla coscienza e butti un occhio ai dati elettorali e alle preferenze che ha raccolto la sua candidatura in provincia di Como, una percentuale ben al di sopra della media regionale.
Se magari l'eventuale assessore comasco fosse quello chiamato a occuparsi delle infrastrutture (l'uscente è di Varese, tanto per dire) il cerchio sarebbe chiuso. E magari si chiuderebbero anche le tante opere incompiute o necessarie per Como.
Francesco Angelini

Francesco Angelini

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