Martedì 05 Marzo 2013

Viaggio
nella città
delle eterne
brutture

Che barba, che noia. Avvertenza preventiva al lettore. Ciò che segue in questo pezzo è uno stra deja vu. Un visto e rivisto, detto e stradetto, sentito tante di quelle volte da far venire l'orticaria. Dice: allora perché lo scrivi? Perché, purtroppo, ce ne ancora bisogno.
I problemi che saranno testè elencati sono ben lungi da essere risolti. Anzi, l'impressione è che, in molti casi, non siano stati neppure affrontati. Questa volta, però, oltre alla diagnosi, si può tentare di suggerire la prognosi. Meglio farlo subito, stravolgendo la prassi medica.
A questa città, a Como, manca un progetto generale. Cosa vuole fare da grande? E come lo vuole fare? La risposta può arrivare solo dalla politica. In primis da chi si insediato a palazzo Cernezzi promettendo un cambio di passo che finora si è concretizzato solo attraverso una innegabile buona volontà. Purtroppo non basta, perché va bene mettere le toppe, ma prima o poi bisogna pur decidersi anche a fare un vestito nuovo.
Altrimenti al sindaco sarto (anche se fa il geologo), Mario Lucini, rischia di mancare la stoffa.
Il monito che sale dalla protesta per piazza Cavour ancora una volta al buio (va bene che non è un priorità, però...) è che il bonus concesso alla nuova amministrazione sta finendo. Meglio ascoltarlo.
Dopo aver cominciato dalla fine, però, meglio tornare al via. Immaginiamo una persona che ha qualche giorno di ferie da spendere. Guarda su internet, legge le guide e si trova di fronte a Como, città turistica, con le sue bellezze, su tutte un lago che offre un paesaggio unico, tant'è che fa da set a molti film, oltre ad attrarre star e calciatori.
«Ma sì, andiamo a Como», decide lo sventurato. Arriva con la sua vettura, esce dall'autostrada e si ritrova la celebre scultura che richiama la birra. «Avrò mica sbagliato e sono finito in Baviera?». Ma ormai c'è e prosegue. Si dirige verso il centro, scende dalla Napoleona e imbocca via Grandi. Dove c'è quel che resta della Ticosa ad accoglierlo. «Ah però. Non sapevo che Como fosse stata bombardata di recente», pensa. Però è in ballo e finalmente si appropinqua al lago. «Il lago? Dove l'hanno messo? Gli scarsi cartelli dicono che dovrebbe essere qui, eppure c'è solo un palizzata. Strana gente questi comaschi. Prima ti propagandano il lago. Poi lo nascondono. Vero che ho letto che ci stavano addirittura costruendo un muro davanti. Ma era una cosa di alcuni anni fa. Possibile che sia ancora lo stesso cantiere?»:
A questo punto meglio andare in albergo, ristorarsi e magari la sera uscire a fare due passi. «Ci deve essere una piazza qui, una piazza sul lago. Lo dice la guida. Ma si vede nulla. È tutto buio. Non è che dopo il lago si sono portati via anche la piazza?».
Il giorno dopo, l'incauto visitatore, ormai calatosi in toto nei panni del Marziano a Roma di Flaiano decide di fare una gita a Milano. Però per evitare il traffico automobilistico che - ha notato - a Como non manca, sceglie di prendere il treno. E si reca a San Giovanni. «A che ora parte e da che binario il treno? Vediamo sui monitor. Ma sono spenti. Pure quelli».
Una gran bella vacanza, quella comasca. Ma la vera tragedia per Como è che tutte queste brutture, non sono una novità, che questo pezzo è stato scritto già almeno decine di volte. Sarebbe bello trovare qualcos'altro su cui esprimersi. Magari su un progetto per il futuro della città. Con tutte priorità al posto giusto.
Francesco Angelini

Francesco Angelini

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