A Renzi ora serve
la virtù del coraggio

Il dato comunicato dall’Istat sulla variazione trimestrale del Pil, -0,2%, è peggiore di quanto previsto anche dai più pessimisti e segna il ritorno dell’Italia nella recessione “tecnica”. Non nascondiamolo: per quanto largamente atteso è un brutto colpo, con il conseguente tonfo di Borsa e il rialzo dello spread, che politicamente va tutto sulle spalle di Matteo Renzi, giusto o non che sia.

Del resto, la personalizzazione della politica ha questo di bello, o di brutto a seconda dei punti di vista: è molto facile trovare a chi dare la colpa delle cose che vanno male, anche se noi stiamo parlando del secondo trimestre del 2014, quando i ministri del governo Renzi stavano ancora prendendo confidenza con i loro uffici. Naturalmente le opposizioni hanno fatto largo uso dell’opportunità mentre il Financial Times ha decretato che “è finita la luna di miele tra Renzi e gli Italiani”. Lui, il presidente del Consiglio, ha reagito secondo il suo stile: accelerando, alzando la posta, rilanciando la sfida. Con una lettera ai parlamentari della maggioranza ha fatto appello alla loro voglia di invertire il corso degli eventi e per l’occasione, ha elencato le cose sin qui fatte o impostate o anche solo annunciate. Lo diciamo da osservatori ormai da lunghissimo tempo dell’attività’ dei tanti governi che si sono susseguiti: nonostante tutte le critiche si possono fare a Renzi, e considerando che ha messo piede a palazzo Chigi nel mese di febbraio, raramente abbiamo assistito ad un attivismo governativo di questa portata e in condizioni così difficili.

Tutti chiedono riforme, e il governo si è subito messo al lavoro per vararle, ma ci domandiamo: coloro che oggi imputano a Renzi il -0,2% e gli rimproverano “più parole che fatti”, in quanti casi sono gli stessi che le riforme non le hanno fatte nei decenni passati, o gli stessi che oggi ammonticchiano difficoltà di ogni genere pur di rallentare la corsa del Governo? Naturalmente si imputa a Renzi di aver posto la massima attenzione alla riforma costituzionale del Senato e delle competenze Regionali, “di questo non si vive” ripetono ad ogni passo.Giusto. Peccato che il fatto di avere dall’inizio della Repubblica due Camere assolutamente identiche quanto a poteri e competenze è la causa principale della lentezza e della confusione del processo legislativo e tutti sanno che proprio questa è la ragione numero uno dell’inefficienza dello Stato e della sua burocrazia, senza considerare che proprio la disastrosa riforma delle competenze regionali del 2001 è il motivo principale della mostruosa moltiplicazione delle competenze che avvelena la vita di chiunque di noi. E da dove si doveva cominciare se non dal riparare il motore della macchina che non va?

Detto questo, è chiaro che si può’ imputare al governo una certa approssimazione, dovuto alla inesperienza di quasi tutti i ministri (ma anche alla guerra dichiarata ai privilegi dell’alta amministrazione e dei grand commis) e un deficit di incisività che in Europa stiamo pagando, nonostante gli sforzi del ministro Padoan. Un’Europa dove noi siamo certo in fondo alla lista quanto a crescita ma dove nemmeno la Germania sta andando bene, per non parlare dei guai della Francia. Un’Europa dove non sembra ancora suonata l’ora della crescita piuttosto che dell’austerità coatta imposta dal “fronte del Nord” e dove ancora non si e’ capita fino in fondo la lezione delle ultime elezioni europee e del dilagare degli euroscettici.

In ogni caso, ora Renzi è alle prese con la ripresa autunnale. Ci ha detto, insieme a Padoan, che non ci sarà’ una manovra correttiva, e in ogni caso non si metterà mano di nuovo alle tasse. Francamente, non ne siamo molto convinti. Ci piacerebbe comunque che procedesse con convinzione il lavoro di taglio degli enormi sprechi di Stato che sottraggono risorse al lavoro e alla produzione: aver snobbato Cottarelli, da questo punto di vista, è apparso a molti, e anche a Bruxelles, un inutile bravata da parte del premier, talvolta vittima della sua irruenza e del suo carattere.

Da Palazzo Chigi insomma ci hanno poi spiegato che la battuta d’arresto del Pil non vuol dire che siamo condannati per forza a rimaner sott’acqua. Bene. Che continuino a lavorare sfidando il partito dell’immobilismo e mostrando coraggio. Abbiamo un governo di giovani: non c’è virtù più giovanile del coraggio.

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