Acsm, Lucini e le domande  ancora senza risposta

Acsm, Lucini e le domande

ancora senza risposta

nessuno forse vorrebbe trovarsi oggi nella posizione del sindaco di Como Mario Lucini. Si trova davanti a una scelta cruciale per il futuro di una grande società che è un patrimonio dei comaschi, l’Acsm. E qualunque strada scelga corre il rischio di sbagliare.

C’è da una parte la richiesta di un colosso come A2A che chiede di acquistare quote dal Comune di Como per poter avere il controllo della società. Dall’altra ci sono l’orgoglio e gli interessi di una città che l’Acsm ha costruito negli anni facendola diventare un gioiello economico e ci sono 500 dipendenti che temono per il loro futuro. Ieri Lucini ha deciso di vendere. La parola passa ora al Consiglio comunale. Qualora la linea venisse confermata solo il tempo dirà se il sindaco avrà fatto bene o male.

Quello che possiamo dire oggi è che le domande poste da questo giornale per chiedere ragioni di questa scelta finora non hanno avuto risposta. Proviamo a ricordarle per comodità: la prima “che cosa c’è dietro la volontà del sindaco Lucini di cedere il controllo dell’Acsm al colosso A2A?”; la seconda è “perché questa fretta nel vendere una società che ogni anno porta centinaia di migliaia di euro di utili al Comune di Como?”; la terza è “quale quota il Comune vuole vendere”?; la quarta “che cosa intende fare il Comune con l’incasso”?; la quinta “è più conveniente per Como cedere le quote ad A2A o mettere un pacchetto di azioni sul libero mercato e darle al miglior offerente?”; la sesta “come cautelarsi dal possibile aumento di capitale che A2A potrebbe decidere una volta acquisito il controllo della società, cosa che ridurrebbe ancora di più il peso di Como?”. Ne aggiungiamo una settima: “come difendersi dal rischio che A2A, una volta ottenuto il controllo di Acsm, non proceda con una fusione per incorporazione annullando così di fatto la proprietà del Comune di Como?”.

Vi sembrano domande senza senso? Oppure le giudicate illogiche e alimentate da un sentimento persecutorio? Il sindaco Lucini si è adirato non poco per qualche articolo e un commento pubblicato su questa vicenda. Non se l’è presa per le domande. Ci mancherebbe. Ci è rimasto molto male perché nell’enunciarle abbiamo anche riportato alcune voci, definendole dicerie e illazioni, che circolano negli ambienti politici, sulla notevole accelerazione della pratica di vendita delle azioni Acsm e sul presunto accordo con il Pd - che apertamente, pubblicamente e legittimamente è per il sì all’operazione - per l’eventuale sua ricandidatura. Sgombriamo il campo dagli equivoci: Lucini è persona troppo seria e onesta per cedere a ricatti o farsi sedurre da promesse; non è tipo che si fa telecomandare. Le ragioni della sua scelta sono sicuramente fondate e motivate secondo coscienza. Il suo silenzio davanti alle domande che poniamo sull’operazione Acsm lo giustifica perché è società quotata in Borsa e quindi è tenuto alla massima riservatezza.

Peccato che le risposte alle domande su come si intendano tutelare gli interessi della città in questa operazione non possono minimamente influire sull’andamento delle azioni di Acsm o di A2A. Non stiamo parlando di quanto sarà il valore della vendita delle azioni, né del concambio con A2A.

Tanto è che dell’intera operazione e dei suoi dettagli se ne parlerà apertamente in Consiglio comunale.

Di tutte, una sola risposta possiamo intuire da parte del sindaco silente. Ed è la prima. Lucini intende cedere il controllo di Acsm perché teme che la società, essendo troppo piccola e quindi poco competitiva sul mercato dove operano colossi, possa in breve tempo “morire”. Preoccupazione legittima. Altre società, anche più piccole di Acsm, però, sono sul mercato e continuano a operare in autonomia.

Sulle altre domande non troviamo risposte immaginabili o adeguate. Davvero conviene a Como vendere l’8% o poco più di azioni ad A2A a quote di mercato, perdere il controllo di Acsm e accettare il rischio che la società venga incorporata dal colosso con una perdita secca per la nostra città? Perché il Comune di Monza ha recentemente venduto il 2% del 29% che deteneva ma lo ha offerto con asta pubblica? E Como perché l’8% e non il 10, il 15 o il 20%? Lo decidiamo nel nostro interesse o è la quota che decide e chiede A2A perché è nel suo interesse?

Se Como non vuole svendere la società e farsi depredare discuta come città quale è la strategia migliore. Se vuole contare, magari, per cedere Acsm metta sul piatto non un ruolo in una società che non controllerà più, ma di entrare nella governance di A2A con Milano e Brescia. Altrimenti Acsm sarà un altro pezzo di Como che sparisce. E senza risposta alle domande continueremo a chiederci: Lucini perché?

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