Sabato 01 Febbraio 2014

Come si può credere

a questa giustizia?

E così, giovedì sera, ci siamo ricascati tutti. Tutti alla tivù, davanti al plastico di Bruno Vespa. Solo più disorientati del solito, solo meno persuasi di prima. Il secondo processo di Appello a Firenze (dopo che il primo, conclusosi con una assoluzione, era stato bocciato dalla Corte di Cassazione) aveva appena riconosciuto colpevoli e pesantemente condannati Amanda Knox (28 anni) e Raffaele Sollecito (25) per l’omicidio – avvenuto in una notte di Halloween e di tregenda di ormai sette anni fa – di Meredith Kercher, studentessa inglese malcapitata all’Università di Perugia. Scenario perfetto – tra studio libero, promiscuità e allegra propensione allo sballo – per ambientarvi una storia di delitto, trasgressione e gioventù. Che siano colpevoli o innocenti, prima colpevoli e poi innocenti e adesso ancora colpevoli, Amanda e Raffaele, i due fidanzatini dall’aria per bene, sono stati il nostro romanzi noir preferito degli ultimi anni. E ancora adesso, davanti alla quarta sentenza e al plastico di “Porta a porta”, e in attesa di un nuovo pronunciamento della Cassazione, non sapremmo dire se i fidanzati di Perugia, l’americana Amanda (che ad ogni buon conto in America sta, e ha già fatto sapere “non tornerò mai più in Italia”) e l’italiano Raffaele, cui hanno già ritirato il passaporto sono colpevoli oppure no. Perché?

Diciamo che la macchina investigativa all’italiana (quanti errori, fumosità, pasticci e revisioni) e soprattutto il nostro ordinamento giudiziario e processuale non è che ci abbiano dato una mano a sciogliere l’appassionante enigma. Il caso Meredith, l’omicidio di Perugia, non sono solo un complesso caso di cronaca. Sono un esempio – macroscopico, sconsolante – del marasma in cui naviga la Giustizia italiana e in cui, purtroppo, rischiano di affondare i cittadini: quelli innocenti, le vittime, ma spesso anche i colpevoli (o presunti).

Bisogna staccarsi dal plastico di Vespa, e osservare la vicenda processuale da un punto di vista più generale. Si tratta di un processo che ha coinvolto, direttamente o anche solo emotivamente, tre nazioni: l’Italia, la Gran Bretagna di Meredith e gli Stati Uniti di Amanda. E soprattutto ha coinvolto tre culture giuridiche diverse. Quella degli Stati Uniti e quella della Gran Bretagna, così razionali e diverse dalla nostra, spettatrici interessate e anche perplesse. A loro (sia ai “tifosi” della vittima, che a quelli della presunta, e ora anche giuridicamente, colpevole) il modo italiano di condurre le indagini, le lungaggini procedurali, le oscurità nei rapporti tra accusa difesa e periti, i barbarici rituali mediatici tipici del nostro Paese hanno fatto impressione. Cattiva impressione, naturalmente. I giornali americani hanno infierito, e pure un giornale inglese come il Guardian è arrivato a scrivere: “Amanda Knox: vittima del codice italiano che punta a salvare la faccia prima che alla giustizia”. Una bocciatura pesante. A stupire in negativo gli stranieri, non è tanto il fatto che un processo con verdetto di colpevolezza possa essere ribaltato in Appello. Ma invece che una sentenza di assoluzione (in Appello) possa essere di nuovo impugnata, annullata da un terzo ordine di processo (Cassazione), e poi ribaltata come avvenuto l’altra sera. In attesa che un’altra sentenza di Cassazione (e sarebbe la quinta) decida definitivamente. L’appellabilità delle assoluzioni, per i sistemi anglosassoni, non esiste, contrasta col principio che vieta la doppia procedura per lo stesso reato. Ma in che Paese siete? Già, in che Paese siamo?

Siamo in un Paese in cui non riusciamo più nemmeno a stupirci di certe assurdità giuridiche. Almeno fino a quando avvengono fatti eclatanti. Prendiamo un altro caso, meno appassionante e meno cruento. La scorsa settimana, l’ex ministro Claudio Scajola è stato riconosciuto innocente per la famosa vicenda della casa “a sua insaputa”. Bene, ma per quella accusa, quell’indagine, e prima della sentenza, era stato costretto a dimettersi ed era stato fatto a pezzi, come e forse più di Amanda e Raffaele (che almeno avevano anche i loro fan innocentisti), da media e opinione pubblica. Poi si scopre che non era vero. E noi si rimane basiti, esattamente come davanti al plastico di Vespa: Amanda è colpevole, Scajola innocente, come possiamo credere a questa Giustizia?

Come possiamo formarci una opinione se poi infiniti gradi di giudizio, infiniti cambi di scena, ribaltano quello che era stato detto prima? Per noi italiani la giustizia continua, e temiamo continuerà ad essere, un arcano bizantino. Ma gli altri ci guardano: innocenti o colpevoli, vorrebbero che se ne venisse a una. Pure in Italia.

Maurizio Crippa

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