Como: bello differenziare

ma dov’è il vantaggio?

Da poco più di un anno i comaschi sono alle prese con la nuova raccolta differenziata dei rifiuti che, in ritardo rispetto ad altre realtà soprattutto più piccole, ha rivoluzionato abitudini ataviche, ha arricchito la nostra cultura cromatica (dal semplice nero-viola si è passati alla più complessa pentacromia marrone-giallo-bianco-blu-verde) e implementato l’utilizzo di pieghevoli, calendari e agende per memorizzare giorni e orari di raccolta. E i comaschi, o almeno la maggior parte di loro, hanno mostrato di applicarsi alla materia con diligenza, anzi con un certo zelo e una buona dose di pazienza, soprattutto nei mesi di collaudo del nuovo servizio. E alla fine, onore al merito, la percentuale della differenziata è passata dal 38 al 66%. Inoltre va riconosciuto che rispetto a un anno fa il sistema di raccolta si è affinato e ha smussato i problemi che si erano manifestati nelle prime settimane.

Smussato non significa risolto, però. Alcune pecche sono rimaste, sia pure considerando le inevitabili sacche di inciviltà che a Como non mancano. Non è questa la sede fare una lista dettagliata di quello che non va: qui possiamo segnalare che talvolta gli orari di raccolta non vengono rispettati, che in centro storico sacchi e scatoloni rimangono esposti troppo tempo, che il travaso dei bidoni nei camion non è indolore, nel senso che i rifiuti (specie carta e cartone) finiscono per terra, sedimentano per la strada e nessuno li raccoglie eccetera eccetera. Nulla di drammatico, in fondo, se teniamo presente che il fine ultimo della raccolta differenziata è nobile: un maggiore benessere comune, un mondo migliore in grado di riciclare una parte sempre più ampia di ciò che produciamo. Una filosofia, quasi, che non si può non condividere, sia chiaro. Però… Però il cittadino medio - e il comasco in questo è assai medio - è prima di tutto pragmatico e a fronte di un sacrificio o comunque di un maggiore impegno, che in qualche modo arricchisce una serie di soggetti economici (tutti coloro che partecipano alla filiera del riciclo) vuole vedere un risultato concreto. Un corrispettivo, insomma. E quello, finora, non lo si è visto.

Quale sarebbe il corrispettivo? La riduzione della Tari, innanzitutto. Il Comune di Como è stato corretto quando ha detto che non avrebbe potuto diminuire immediatamente la ex tassa rifiuti, quello sarebbe stato un obiettivo futuro. Nessuno si è fatto finte illusioni, nessuno però si aspettava che la tassa salisse, come invece è accaduto. Per coprire i costi di servizi aggiuntivi, spiega il Comune, che, si presume, avrebbero dovuto aumentare il decoro della città (altro corrispettivo atteso). Francamente questo cambio di passo, se c’è stato, non è stato così evidente, viste le pecche di cui sopra. Si è visto piuttosto il grottesco scaricabarile sulla pulizia del lago o l’episodio che riferiamo in cronaca di una raccolta che in realtà sarebbe ben poco differenziata. C’è poi la questione di chi la Tari non l’ha pagata. Tanti, troppi. E se questo non comporterà un aumento della tassa, obbligherà comunque il Comune a coprire il buco impiegando altre risorse. Il rischio, insomma, è che si faccia strada una domanda: “Bella cosa la raccolta differenziata, ah bellissima. Ma chi ce lo fa fare?”


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