Como: bus e parcheggi
La beffa e il caos

Il Comune rimbalza sulla Regione che, a sua volta, chiama in causa lo Stato nel solito scaricabarile che, chissà perché, agli italiani riesce benissimo. E la giustificazione è sempre la stessa: ci sono meno soldi, non possiamo fare altro. Quello che si ritrova a pagare, però, è sempre il cittadino. Che già di guai, a far quadrare il proprio bilancio familiare, ne ha a sufficienza da solo visto che lo stesso ragionamento viene puntualmente fatto da tutti gli enti e per tutti i servizi.

A Como l’aumento del biglietto dell’autobus (di pochi centesimi, probabilmente per il trasporto urbano, mentre per l’extraurbano non è ancora a stato quantificato, ma

prevedibilmente sarà una stangata vista la situazione drammatica in cui si trova l’amministrazione provinciale dal punto di vista finanziario) ha però il sapore di una beffa. L’amministrazione cittadina infatti, otto mesi fa, ha chiuso buona parte del centro alle auto – compresi parcheggi cruciali come piazza Roma da una parte e piazza Volta via Garibaldi dall’altra – dicendo a più riprese che l’obiettivo deve essere quello di decongestionare il centro dalle auto. Lo stesso dirigente alla Viabilità, Pierantonio Lorini, in più pareri e ormai da anni, del togliere il trasporto privato dalle strade ne ha fatto la sua bandiera.

Ma allora, chi non è esperto di viabilità, ma si basa solo sul buonsenso, non può non chiedersi come si possa pensare di incentivare l’utilizzo del mezzo pubblico se si continuano ad aumentare i costi di biglietti e abbonamenti (sarà anche colpa della Regione o dello Stato, ma questo per il cittadino ha rilevanza zero visto) e si tagliano le linee. Già ci sono zone della città che il bus non sanno nemmeno cosa sia: basta solo l’esempio recente arrivato alla cronaca grazie alla protesta dei residenti in via Ninguarda, che hanno lanciato un appello al sindaco Mario Lucini chiedendo di poter avere un servizio di autobus nella zona, eliminato nel 2011 e mai più ripristinato. Forse a Palazzo Cernezzi pensano che tutti debbano utilizzare le biciclette del bike sharing? Servizio utilissimo certo, ma solo per chi si trova in convalle. Ammesso che uno riesca ad arrivarci in convalle visto lo slalom che deve fare tra parcheggi introvabili o carissimi e il trasporto pubblico che non si può certo definire efficientissimo e in grado di coprire tutto il territorio comunale.

Altre città hanno puntato tutto sulla mobilità alternativa. Seria, però. Ci sono metropoli dove in centro in auto non si può nemmeno entrare (se non con una salatissima tassa di ingresso), ma nessuno è incentivato a farlo, visto che ha bus, metropolitane, battelli con corse frequenti e fasce orarie praticamente di 24 ore.

Il paragone non si può fare? Vero. Ma anche città con numeri più contenuti hanno trovato la loro strada per fornire servizi e contestualmente ridurre auto, smog e stress. Losanna è una di queste, con la sua metropolitana leggera che, con tre percorsi, serve tutta la città, con dislivelli pesanti tra le parti più alte e la riva del lago. Ma a Como la parola metropolitana leggera è destinata, molto probabilmente, a restare nel libro dei sogni. Gli stessi studi di Palazzo Cernezzi dicono che con questa infrastruttura – da 80 milioni di euro – il traffico nell’arco di 5 chilometri dal centro si ridurrebbe dell’80%. E nel frattempo?

Nel frattempo di alternative reali all’automobile ne restano ben poche. E quelle che ci sono – autobus e treni – sono continuamente oggetto di aumenti o di tagli di servizi. Accanto alla beffa del bus, arriva puntuale anche quella dei treni regionali da Como San Giovanni. Se per tutto il periodo di Expo verranno “allungati” fino all’area di Rho fiera, la fine dell’anno potrebbe diventare un problema serio per i pendolari. Si parla infatti delle modifiche al percorso dei treni regionali della linea S11 che, secondo indiscrezioni, dovrebbe collegare Rho- Milano-Seregno-Camnago costringendo in questo modo i pendolari comaschi e canturini a cambiare treno. Alla faccia dell’incentivo a scegliere il mezzo pubblico.

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