Como resti aperta al nuovo

Como resti aperta al nuovo

Sì, vero, in chi dice no c’è, il più delle volte, un implicito atto d’amore per la città. Como è così bella - si legge tra le righe dei tanti commenti critici apparsi ieri sui social network - che la cosa migliore è lasciarla così com’è. Anche la sua idea che, a precise condizioni, si stia valutando la pedonalizzazione del lungolago, fa paura. Eppure non si deve avere paura delle novità.

Le città mutano in continuazione il loro aspetto, in relazione ai bisogni contingenti. È vero ad esempio che quando si è disegnato il fronte lago nell’Ottocento non c’erano le passeggiate pedonali attuali. Il Lungolario Trento e Trieste non esisteva e tantomeno la ferrovia, che è riuscita ad arrivare fino a Sant’Agostino. Piazza Cavour era il porto di Como.

Quindi l’immagine attuale della città non può essere quella definitiva. Così come nell’antichità classica esisteva una flotta romana sul Lario e nel Medioevo una grande fortificazione con al centro il castello della Porta Rotonda, si deve fare un grande sforzo per pensare alla Como del futuro, Il girone fu inventato quasi trent’anni fa per cercare di risolvere il problema del traffico. Allora fu una scelta coraggiosa e se si è chiamati oggi a fare un bilancio è onesto valutare che sì, il grande senso unico intorno alle mura, è stata una decisione giusta, forse l’unica che ha consentito alla convalle di sostenere il vero e proprio boom del traffico negli anni Ottanta e soprattutto Novanta. Ma ogni scelta va contestualizzata, ha un presente e un futuro.

Ipotizzare ora la chiusura del Lungolario Trento e Trieste tra Sant’Agostino e i giardini pubblici, rispetto all’immagine che abbiamo finora elaborato di Como, sembra impensabile. Invece occorre avere il coraggio di immaginare altri scenari.

Per valorizzare le grandi potenzialità turistiche della città non ci sono alternative alla necessità di pensare in grande studiando tutte quelle soluzioni che rendano il nostro lago più fruibile da turisti e cittadini.

La palizzata che precludeva la visione del lago ricorda tanto quel grande muro che protegge a Venezia il Lido dalle alte maree.

Bisogna aprirsi, dare l’idea di una comunità vivace che non si chiude di fronte al nuovo. La cultura d’impresa non deve essere considerata estranea al gioco di squadra. E se un grande come Libeskind propone di celebrare Volta, ben venga l’elemento dell’innovazione. Como ne trarrà giovamento.

Il più grande laboratorio del Razionalismo italiano non può chiudersi di fronte alla cultura tecnologica del terzo millennio. Bisognerà porre mano al Girone? Ben venga l’individuazione di una strategia alternativa sulla mobilità, sul traffico, sui trasporti che valorizzi pienamente il lago.

È la più grande risorsa che ha la città. Non si può continuare ad ignorarla o a considerarla meno importante della soluzione del problema del traffico. Ci sarà pure un modo di guardare oltre i dati esistenti, che rivelano molto spesso un grave ritardo, in quello che invece si dovrebbe avere più caro: il senso del mutamento quando si percepisce che qualcosa non funziona, rispetto alla qualità della vita e agli scenari della prospettiva futura.

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