Dagli eventi a Como alla Como degli eventi
Andrei Konchalovsky e Nastassja Kinski

Dagli eventi a Como
alla Como degli eventi

Se ne è piacevolmente stupito anche Andrei Konchalovsky, parlando lunedì sera dal palco dell’Arena del Teatro Sociale: «È bello che a Como vi siano persone che organizzano un festival come questo, per passione, sapendo che da iniziative del genere non si guadagna». Il nuovo “oro” del Lario, gli eventi di questa estate, viene da una vena antica, fatta per l’appunto di tanta passione e anche tanto volontariato, e adesso che finalmente è sotto gli occhi di tutti, bisogna attrezzarsi per estrarlo e farlo fruttare in termini di crescita culturale ed economica del territorio. L’occasione, ça va sans dire, è d’oro. E non va persa.

«Nell’anno novecento e ottanta e due / sul principio del mese di novembre [...] / io qui presente sottoscritto, in Como [...] / pubblicamente dichiaro e certifico / che per sempre rinuncio all’universo»: se Edoardo Sanguineti scrisse questa poesia, presente nelle principali antologie del secondo ’900, è perché qualcuno sul Lario lo aveva portato. Realtà come l’Autunno Musicale (nato nel 1967) e il Teatro Città Murata (’77) hanno aperto una strada, seguita con fatica da molti operatori culturali negli ultimi venti e più anni (lo stesso Alberto Cano, direttore del Lake Como Film Festival, organizzò la prima rassegna nel ’92).

Ora è il momento di coniugare esperienza e nuove energie (vedi ArtificioComo, Marker e ComoConcerti), peculiarità del territorio lariano e buone pratiche sperimentate in altre città, per fare il salto oltre il “volontarismo” lodato dal grande regista russo. La stessa, riuscitissima, serata con Konchalovsky e Nastassja Kinski indica una strada: se in Arena c’erano 500 persone, contro una media di 200 della scorsa edizione del festival consacrato al cinema di paesaggio, è perché si è creato attorno alla proiezione un evento con ospiti internazionali, che ha portato con sé un pubblico non limitato alla solita cerchia di appassionati di Como e dintorni. Lunedì sera è stata la comunità russa, attraverso la rivista “Ozero Komo”, a contribuire a riempire la platea. Ma in città c’è molto altro mondo che gira, rappresentato dai turisti, e che sarebbe interessato a fruire di iniziative cultural-spettacoliere unite all’eccezionalità del paesaggio lariano. Non c’è bisogno di guardare a esempi storici e inarrivabili come Venezia e Spoleto, o a capoluoghi festivalieri più comparabili alle potenzialità comasche, come Pordenone e Mantova: è successo anche da noi un mese fa, quando lo Swing Crash Festival ha portato ancora una volta persone da tutto il mondo, che si sono fermate qui per una settimana, invece della consueta media di 2 giorni e mezzo, perché gli organizzatori sono riusciti davvero a far diventare Como «la Harlem di New York della prima metà del ’900», con un programma fatto di balli, divertimento, tanto lago e buona cucina, dal pomeriggio fino a notte.

Se Cano medesimo, alla presentazione dello scorso 3 giugno al Sociale, si era sentito in dovere di precisare che «solitamente i festival propongono più proiezioni lo stesso giorno in luoghi diversi», mentre quello comasco assomiglia più a una rassegna intensiva di alto livello, forse, dopo i successi e i limiti evidenziati da quest’estate ricca di eventi, vale la pena di rischiare di fare un festival nel senso stretto del termine. Una riflessione che riguarda anche ParoLario, Como città della Musica e il Città di Cernobbio, nonché il nascente Wow, comunque già pensato per un pubblico che affluisca almeno dalla province limitrofe e per questo distribuito su tre venerdì sera di settembre. Senza dimenticare eventi più brevi ma di livello internazionale (dal Festival della Luce, a Europa in versi, al Premio Merini di Brunate), che inseriti in un calendario sinergico possono a loro volta dare un contributo importante a Como capitale della cultura. Un ragionamento che diventa urgente ora, dovendo compilare il dossier per guadagnarsi il titolo 2016/2017.

È possibile immaginare e sostenere sette giorni intensivi di proiezioni - invece di 27 diluite in 2 mesi - con ospiti, menu a tema cinematografico nei ristoranti, gite in battello nei luoghi degli oltre cento film girati sul Lario (una visita alla Villa di Luchino Visconti e di “Ocean’s Twelve”, un pranzo alla Hitchcock sull’isola Comacina di cui il regista inglese è stato frequentatore per 50 anni, un bagno sulla spiaggia di Lenno dove sbarca Sordi in “Una vita difficile”, una serata dedicata agli sposi a Villa del Balbianello dove coppie di ogni continente vengono ogni anno a ripetere la scena di Anakin Skywalker e Padmé Amidala in “Guerre stellari episodio II”...)? E il Patria, di cui l’Amministrazione provinciale piange l’inutilizzo, non potrebbe essere utilizzato sistematicamente dai diversi festival, per battellate letterarie, danzanti, musicali e cinematografiche, con pranzo incluso e biglietto adeguato al costo che comporta muovere l’antico piroscafo?

L’altro anello debole, per realizzare tutto questo, è la ricettività, ma in realtà non è più tanto debole: lo conferma il successo dei B&B registrato quest’estate, al di sotto del quale si collocano altri fenomeni non statisticizzati come gli affitti brevi di case private e il couchsurfing (scambio di ospitalità). In questa situazione, si possono alimentare guerre tra poveri, ovvero tra gli hotel e le altre realtà, oppure si può cercare di creare il cosiddetto “albergo diffuso”, raccogliendo tutte le disponibilità e pubblicandole su un sito linkato a quelli dei vari festival. Magari applicando uno sconto a chi viene in città in occasione di tali eventi: anche questo sarebbe un modo per contribuire da parte dei comaschi alla crescita culturale e turistica del nostro territorio. Crescita che, per l’appunto, non può continuare senza una formulazione in parte diversa degli eventi, a sua volta legata a un sostegno diverso da parte non soltanto delle istituzioni ma anche della società civile. La passione e la volontà degli operatori culturali, lodate da Konchalovsky, sono arrivate a produrre la straordinaria estate che stiamo vivendo. Di più non si può chiedere loro, senza rimboccarsi a propria volta le maniche e partecipare a questo “rinascimento lariano”.


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