Sabato 02 Novembre 2013

Dai Comuni lezione

al governo delle tasse

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Il Comune di Lurago d’Erba ha preso una decisione coraggiosa e assolutamente controcorrente per rispondere ad una domanda che i nostri politici ormai non si fanno nemmeno più. Cosa fare per alleggerire il peso fiscale dei cittadini?

Risposta semplice ed efficace: non si applicherà la nuova tassa rifiuti Tares, ma si resterà alla vecchia Tarsu. Per le abitazioni la tassa verrà calcolata solo sulla metratura, evitando di tener conto del numero di persone. Il che, soprattutto per le famiglie numerose, rappresenterà un risparmio consistente. E insieme a Lurago altri Comuni stanno prendendo la stessa strada, come Bulciago e Sirone nel lecchese.

Chissà cosa diranno le “sentinelle anti tasse” che stanno al governo. Ricordate la faccia sorridente di Angelino Alfano quando annunciò l’abrogazione dell’Imu? Il sorriso nascondeva l’inganno e gli italiani dovettero aspettare soltanto qualche giorno per capirlo. Spariva l’Imu e compariva la Trise. Un altro brutto nome e un’altra tassa che rischia di essere più onerosa della precedente. Oggi l’Italia è il terzo paese dell’Ocse per carico fiscale. Nel 2013 ha superato la quota del 50%. Vuol dire che ciascuno di noi lavora fino a fine giugno per pagare i tributi e solo da luglio in avanti per far campare la famiglia. L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ci ha scritto persino un libro, “Le cento tasse degli italiani” per raccontare la lotta quotidiana dei cittadini nella giungla delle imposte. Lasciamo da parte le spese ordinarie ma in questo Paese si paga di tutto: dalla tassa sui gradini e ballatoi, alla tassa sull’ombra, dalla tassa sui cani, alla tassa sugli sposi. Fino alla tassa sul morto.

Eppure ogni giorno ci dobbiamo sorbire le bugie, le filastrocche recitate nei telegiornali. Probabilmente questi mestieranti della politica sono convinti che il popolo sia formato da una massa di stupidi pronti a bersi qualsiasi favoletta. La battaglia campale sulle tasse è stata in realtà un’enorme presa in giro. Questo è un Paese che si regge sulle tasse e chi ha governato negli ultimi trent’anni non ha fatto altro che mettere le mani nelle tasche degli italiani. Il risultato è che chi è povero è rimasto povero, chi è ricco è rimasto ricco e chi sta nel mezzo ha pagato per tutti.

Chi ha pagato più di tutti sono le famiglie, che rappresentano il futuro di questo scalcagnato Paese. Da almeno un decennio si invocano politiche a favore della famiglia. Nulla è stato fatto e nulla c’è all’orizzonte. Mettere al mondo dei figli in Italia sembra sia diventata una colpa. Oggi chi guadagna quarantamila euro all’anno ed ha quattro figli, paga praticamente le stesse tasse di uno che guadagna la stessa cifra e vive da solo. Un’ingiustizia evidente ed insopportabile. Sono stati fatti convegni, sono state spesi fiumi di parole, ma il quoziente famigliare, che in altri Paesi è una realtà da lunghi anni, da noi resta soltanto un’idea.

Ecco perché la notizia che alcuni piccoli comuni hanno deciso di non aumentare le tasse per aiutare i propri cittadini, è una notizia straordinariamente importante. Perché dimostra che è possibile, se si vuole, cambiare strada. Dimostra che è possibile essere virtuosi senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Una lezione alle “sentinelle anti tasse”, a quelli bravi solo a fare i conti con i soldi degli altri. Quelli che plaudono agli italiani così bravi a fare sacrifici. Quelli che promettono che un giorno si comincerà a restituire quel che è stato tolto e sanno che comunque nessuno ci crede. I piccoli comuni dimostrano che è possibile evitare le bugie. Chissà se qualcuno vorrà imparare la lezione.

Massimo Romanò

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