Edificare case,
costruire il futuro
Edificare case
costruire il futuro

Un bimbo indossa un casco azzurro e mette insieme mattoncini colorati per fare una costruzione. È l’immagine finale dell’assemblea Ance, un tempo Collegio delle imprese edili e affini, di Como che ieri ha festeggiato sessant’anni di vita.

Un atto associativo lontano anni luci dai riti tradizionali del passato: uno spettacolo dedicato ad Adriano Olivetti, un video con interviste a imprenditori testimonial e poi anche la relazione del presidente. Novità formale e sostanziale, metafora di sfide nuove per gli imprenditori e in generale per la società comasca. Sfida contenuta nei due termini della categoria: edificare e costruire.

L’edile, da cui discende l’edilizia, è la figura di chi si occupa della casa, di farla bella, di tenerla bene. Il costruire, invece, richiama l’azione di chi mette insieme le cose e le configura in modo armonico. La doppia sfida che oggi hanno davanti gli imprenditori dell’Ance è di saper far bene sia gli edili, sia i costruttori. In entrambi i ruoli hanno la responsabilità enorme di agire come imprenditori e anche come attori sociali. Il loro compito non si misura solo con il metro economico. Coinvolge la società perché incide sull’ambiente, sul paesaggio, sugli ambiti urbani, i luoghi in cui vive la comunità.

Gli spiragli di ripresa che si intravvedono non fanno venire meno l’esigenza di un doppio salto di qualità. Anzi. Come ha ricordato il presidente Guffanti nell’assemblea di ieri, gli imprenditori edili saranno chiamati a puntare sempre più sulla qualità degli interventi che sulla quantità. Lo richiede il mercato. Lo esige il rispetto del meraviglioso paesaggio in cui viviamo che se non si riuscirà ad abbellire almeno si abbia l’attenzione di non abbruttire o, peggio, deturpare.

Non è responsabilità sola degli imprenditori edili questa. Anche gli amministratori pubblici, i sindaci, sono chiamati a un governo attento del territorio. A una gestione intelligente che sappia tenere lontani gli ideologismi di una parte, simbolizzati dallo slogan “zero cemento”, e dell’altra, cioè di chi vorrebbe costruire a qualunque costo, anche quello di non lasciare nemmeno un prato ai bambini. Passata l’euforia degli oneri di urbanizzazione facili e folli, gli amministratori dei nostri paesi sono chiamati a fare scelte che tengano conto delle esigenze del presente e anche del futuro.

E proprio questo è il termine che ha dato un significato particolare all’assemblea Ance di ieri. Il bambino che si rivolge al pubblico nella battuta finale spiega che chi opera nell’associazione si sta preoccupando anche del suo domani.

Il passaggio più difficile sta proprio qui. Mentre l’edilizia come attività economica va avanti con i suoi cicli, i suoi alti e bassi, la costruzione del futuro richiede uno sforzo e un nuovo abito mentale. È necessario sia per chi guarda solo alla sua impresa, sia per chi ha a cuore il comparto economico, sia per chi ha la visione di un intero territorio, il nostro. Il passaggio mentale e culturale da fare è la consapevolezza che l’unico modo per vincere è fare squadra. Lo ha sottolineato il presidente dell’Ance Guffanti relativamente alle imprese che dovranno guardare sempre più alla capitalizzazione e all’organizzazione; all’associazione che dà ragione del suo esistere proprio nella sua capacità di tenere insieme in modo sinergico e virtuoso i singoli imprenditori; sia, infine, come territorio che in una fase di ridefinizione istituzionale (vedi Province e Camere di commercio e associazioni) può sperare di non vedersi ridotto ad un ruolo periferico e marginale soltanto se davvero saprà giocare insieme.

Non va dimenticato, infine, che per costruire un futuro solido e positivo, nell’edilizia come in tutto il resto, bisogna saper edificare sulla roccia di quei valori che non sono quotati alla borsa immobiliare.

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