Martedì 26 Novembre 2013

Eppure siamo capaci

di muoverci

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Di solito quando si parla di politica e di istituzioni pubbliche si è soliti pensare e dire che chi sta in quei posti non sa cosa significhi lavorare, tanto meno cosa voglia dire avere un lavoro “normale” e, soprattutto, uno stipendio “normale”. Politici e funzionari pubblici, li si considera in sintesi fuori dal mondo.

Ieri invece due eventi accaduti a Como e a Lomazzo hanno fatto capire che qualcosa, anzi molto, di fattivo e buono si è mosso, anche e grazie alla collaborazione pubblico-privato. Per capire, ieri è stato inaugurato il secondo lotto di Comonext con gli spazi per nuove start up, cioè imprese nascenti e innovative, ed è stato tagliato il nastro della Manica Lunga, cioè del nuovo spazio che l’università dell’Insubria ha restaurato per i propri studenti di Giurisprudenza e di Economia, dopo 15 anni di lavori.

Alla buon’ora, verrebbe da dire, dopo 15 anni ci mancava pure che si dovesse aspettare ancora. In parte è vero, ma lo è anche il fatto che, considerati i mille ostacoli che la realizzazione di interventi del genere incontrano, resta un miracolo che si sia arrivati alla meta.

Giurisprudenza ed Economia sono poi facoltà che, per il Paese, e in particolar modo per il territorio sono strategiche, formano le classi dirigenti che dovrebbero cavalcare con competenza la ripresa che ormai è così tanto desiderata da sembrare vera. Che gli studenti dell’Insubria di queste due facoltà possano avere spazi nuovi non può che essere visto come un passo avanti, da gigante.

Verso cosa? Verso la meta del contare qualcosa, del non essere una città che pochi ricordano o addirittura di cui sospettano l’esistenza.

Del resto l’ha detto ieri anche Giacomo Castiglioni, che di sviluppo economico e culturale se ne intende: «Bisogna dare spazio ai giovani e i giovani devono avere il coraggio di essere trasgressivi» è stato ieri il senso di una parte del suo intervento all’inaugurazione dell’anno accademico della Manica Lunga. Il coraggio, la trasgressione.

Due parole che calzano anche per Comonext dove coraggio e trasgressione sono state e sono fondamentali per arrivare dove la struttura è arrivata e per fare prendere coraggio per andare ancora oltre. fatto un salto, insomma, si è pronti per farne uno ancora più lungo. Sono molti gli esempi comaschi che danno ragione alla necessità, trovata, di coraggio e trasgressione dei comaschi.

Non ultimo lo spazzino spaziale. Che non è un cartone animato o uno spot, ma un progetto serissimo al quale crede la Russia e credono gli Stati Uniti. È nato qui e sta volando nello spazio, nello spazio. Como è anche nello spazio.

Senza montarsi la testa o credere nella favola che allora la meta è raggiunta e si è così bravi che tutti gli altri sono nessuno (atteggiamento pericolosissimo che porta presto alla retrocessione), ma con i due eventi di ieri si può ragionevolmente dire che Como non è poi così sonnolenta come spesso appare. C’è una parte di Como e di Comaschi che non sono fuori dal mondo e che, pur facendo parte del servizio pubblico e della politica (nel suo senso più ampio), non stanno a guardare, ma ce la mettono tutta per far sì che si possa dire: Como? Ah, sì, Como, quella della ricerca, dell’università, della sperimentazione, del satellite spazzino, del grafene che pulirà l’acqua dei laghi e delle nanotecnologie.

All’Insubria e a Comonext ieri, ognuno con il proprio intervento diverso, lo hanno dimostrato tutti.

Nonostante l’università sia sempre più povera perché lo Stato taglia i fondi e l’economia stia camminando sulle ginocchia, ma senza mollare.

Carla Colmegna

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